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mercoledì 28 luglio 2010

Weisensee... lago bianco


Secondo giorno del raduno canoisti: si parte da Tarvisio per l'Austria verso il Weisensee, in realtà si scrive Weißensee. Per arrivarci abbiamo passato Hermagor (credo sia il fratello di Belfagor, il fantasma dell'opera). La meta ha meritato il viaggio. Il lago ha una forma allungata, è molto lungo (quasi 12 km) e largo meno di un chilometro. Si tratta di un lago di origine glaciale, orientato in direzione est-ovest e affiancato sui lati nord e sud da montagne. Ho scoperto su Wikipedia che si trova a un'altitudine di 930 mt s.l.m. è il più alto lago alpino balneabile d'Europa. L'acqua è stupenda, trasparente e incantevole, nei bassi fondali mostra un mondo di melma chiara e rami d'albero che compongono un paesaggio singolare, una foresta sommersa di grande bellezza.

C'è un comodo parcheggio con dei pontili galleggiante per portare le barche in acqua. Ho affrontato la titanica impresa insieme ad Oliver, veterano di ben 4 uscite mentre io ero alla prima... Abbiamo trovato un bellissimo approdo lungo la riva boscata. Ci ha attirato lì un cerchio di sassi costruito nel lago, una specie di recinto largo un metro e mezzo e sembrava un recinto sacro. Con quanta semplicità di può creare bellezza in natura, è la base della land art e secondo me è una grande opportunità evolutiva per l'uomo. Imparare a creare cose belle (e quindi anche utili perchè come si può vivere senza bellezza?) incastonate nel contesto naturale senza soluzione di continuità. E' un bellissimo messaggio per il futuro dell'umanità. Passeggiando nel bosco, dove i boscaioli avevano fatto un buon taglio selettivo, ho trovato un sacco di fragoline... mhm, che gioia quel gusto e quel profumo da cicca che riporta a dolci sensazioni d'infanzia!

Abbiamo ripreso l'esplorazione ammirando fondali, falesie, boschi. Il tempo incerto ha cominciato a peggiorare. Le prime gocce d'acqua ci hanno messo in allarme, eravamo in acqua da qualche ora ormai ed eravamo ben lontani dall'approdo. Si è alzato un po' di vento, il lago si è mutato mostrandoci un altro suo aspetto: forte, turbolento, grigio. Quello stupendo specchio di cielo e monti si è trasformato in pochi minuti in un piccolo mare agitato, facendo temere un'ulteriore peggioramento (dal punto di vista umano, semplicemente manifestava altre qualità). Ci siamo accaniti sulle pagaie per riguadagnare terra, il gruppo si è diviso nel lungo interminabile tragitto. Con Oliver abbiamo speso molte energie a dare la massima velocità alla bella canoa canadese, prestata da openacanoe-openmind. Sembrava di partire per la guerra: muscoli, sudore, tensione, attenzione al ritmo dell'altro rematore, l'approdo lontanissimo, le onde in aumento... Poi il tempo ci ha graziati, le raffiche di vento si sono calmate e la pioggia è scemata.

Terra! Quanto è bello rimettere i piedi per terra dopo aver viaggiato nel mondo liquido, magari anche inginocchiati a pagaiare con le caviglie ormai insensibili dopo molto dolore. All'arrivo il sole è ritornato, così ho atteso il rientro del gruppo sdraiato sul pontile, con i piedi in acqua mentre lasciavo vagare l'attenzione e cercavo di non badare ai miei pensieri. Meditazione. Mi sono rilassato fin quasi ad appisolarmi. Quando ho deciso di alzarmi per un po' tutto sembrava normale ma poi a cena e per molte ore mi sono accorto che mi ero portato via il lago. Ce l'avevo dentro, risentivo l'oscillare della canoa, l'ondeggiare sberluccicante dell'acqua, la sua limpidezza, la forza quieta delle piccole montagne boscose che lo accolgono. E' bello essere un lago, allo stesso tempo ben definito e stabile ma continuamente in movimento nella profondità (nell'interiorità). Voglio essere un lago!

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