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giovedì 8 luglio 2010

Sulla Piave - II

E' stato il mio primo bagno della stagione quello alla foce della Piave a Cortellazzo. E' stato un gesto simbolico, una specie di battesimo per lavar via tutto ciò che io sono stato prima ed aprirmi in ogni poro ad assorbire le esperienze che il viaggio mi avrebbe offerto. Volevo capire di più l'acqua, volevo capire questo fiume e perchè sia un "fiume sacro". ma anche capire meglio me, in un momento di infuocati assestamenti in ogni ambito della mia vita. E' fredda l'acqua della Piave. Il suo flusso continua visibilmente per un bel po' anche quando si tuffa in mare, come quando si butta una goccia di colore in un bicchiere d'acqua pulita: il colore crea volute che lo fanno mescolare ma al centro continua ad avanzare fino a sciogliersi e confondersi. Crea una specie di sistema radicale fatto di vortici d'acqua di diverse qualità: fredda, dolce e carica di sedimenti quella della Piave, più calda, salata e leggera quella dell'Adriatico.

Ho intitolato il primo post "pellegrinaggio lungo la Piave". Per me non è stato solo un viaggio. O meglio secondo me ogni vero viaggio è un pellegrinaggio, una ricerca, una quest come quella del Santo Graal, di quella parte preziosa di noi stessi che ancora sfugge alla nostra coscienza ma di cui sentiamo la mancanza. Perchè risalire il fiume e non discenderlo? Non nasce forse a monte? Di questo ho parlato anche con Marko Pogacnik, il rifondatore della moderna geomanzia. Scendere il fiume è come accompagnarsi alla sua corrente, sto accanto al fiume, il suo flusso agevola il mio movimento e la mia attenzione tende a scivolare via anch'essa. Risalirlo vuol dire andarci incontro, come ad una persona che vuoi abbracciare. Ci si guarda in faccia, si risale il corso e si aumenta anche la quota, si "scala" il corso del fiume che segue le pendenze impercettibili della pianura che ha contribuito a formare nelle ere precedenti. In un certo senso ci si eleva.

Mi confrontavo con Pogacnik anche su una mia impressione: l'acqua del fiume scende a valle, ma qualcosa credo che risalga contro corrente. E' un po' come se il mare soffiasse la sua vita liquida dentro la dura terra emersa, dando vita a questi embrioni (i continenti) che ha fatto emergere per arricchire ancor più le possibilità evolutive dei suoi figli animali, vegetali, minerali. Le dolomiti non erano forse fondi di oceano? Qualcosa risale: risale l'acqua salmastra con le maree, risalgono alcune specie di pesce, risalgono gli uccelli che fanno la spola tra mare, laguna ed entroterra ed usano i fiumi come autostrade. Secondo me piccole gocce di varia provenienza compiono il miracolo: ritornano alla sorgente. Dall'energia che libera una grande cascata che riversa decine di metri cubi di acqua nel baratro si alza un vapore continuo, microgocce si librano nell'aria e contraddicono l'universale legge dell'entropia tornando al di sopra del salto. E così io credo qualcosa di sottile, eterico risalga dalle foci alle sorgenti mettendo in comunicazione la sensualità creativa dei mari alla celeste serenità delle montagne.

1 commento:

  1. lettura caldamente consigliata: Marko Pogacnik, Dichiarazione d'Amore alla Terra, macro edizioni

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