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venerdì 21 marzo 2014

Sul destino del Veneto

Da anni sento proclami e minacce sulla secessione del Veneto. Ora i partigiani della secessione gridano lo slogan "autonomia no, indipendenza sì". Eppure sono una minoranza. Allo scorse elezioni regionali sono stati messi in un angolo, divorati dalla macchina della comunicazione e dalle intelligenti proposte di Zaia. Io ho valutato di sostenere l'attuale governatore scrivendo alla sua segreteria per chiedere un impegno preciso in un tema che mi sta a cuore: la tutela degli alberi. Avrei sostenuto la sua campagna elettorale in cambio di un impegno scritto per una legge regionale di divieto di capitozzatura degli alberi (a meno di serie e documentate ragioni ovviamente) e di difesa dei boschi. Nessuna risposta. Quindi ho scelto di sostenere una lista minoritaria legata al terzo settore.
Gli indipendentisti del Veneto mi ricordano i patrioti che volevano l'unità d'Italia nell'Ottocento: ottimi polemisti, attivisti, capaci di vincere militarmente con l'arrivo di Garibaldi nelle loro fila ma assolutamente privi di concreti progetti su cosa dovesse essere poi questo nuovo stato, al di là degli ideali che lo avrebbero dovuto ispirare (spesso generici). Mancava la traduzione di un programma sociale, economico e politico da mettere in atto. Quando l'unità è arrivata sono stati messi da parte e macinati dalla real politik dei governi esistenti: il Piemonte e tutte le potenze estere che hanno attivamente partecipato al cambiamento (Francia, Gran Bretagna, Prussia). I monarchici hanno così potuto imporre un modello accentrato, cercando di piemontesizzare tutto il paese e distruggere quegli spazi di libertà che si erano aperti con l'insurrezione armata nella pianura padana nel 1848 e con la vittoria garibaldina del 1860. Quella che venne etichettata "guerra al brigantaggio" fu una vera guerra civile che non è ancora risolta oggi.
Tornando a noi, oggi, qui in Veneto e precisamente dove vivo e lavoro tra Treviso e Chioggia, tra Venezia e Padova mi sent di consigliare agli indipendentisti di scendere sul terreno concreto di ciò che vogliono attuare e di cominciare a realizzarlo senza aspettare una fatidica data d'indipendenza che non risolverà nessuno dei problemi di questa terra e della Terra in generale. Cosa volete fare concretamente? Che idea di società, economia, politica estera, energia avete in mente? quale modello di vita e di sviluppo dell'essere umano? dove sono i comuni da voi amministrati in cui cominciate a concretizzare la vostra visione? Consiglio caldamente la lettura e la profonda meditazione di Veneto Barbaro di Goffredo Parise, al di là della retorica se entrate tra le righe di quello scritto potrete afferrare alcuni nodi del destino del Veneto.
Io credo che il Veneto abbia un destino, credo che vi si stiano concentrando molte energie spirituali e materiali che preparano un cambiamento. Se fosse una secessione sarei molto deluso: io chiedo di più a questa terra e a questa uomini che ho scelto come concittadini. Io sono nato in Brasile da genitori italiani (un camuno e una trentina), cresciuto nella bella e forte Valcamonica tra i monti sacri dell'Adamello, della Concarena e del Pizzo Badile. Ho scelto di studiare a Venezia, di lavorare vivere sposarmi e mettere su famiglia qui perchè sento che questi sono i luoghi dove succedono le cose. Qui ci sono le energie materiali e spirituali per fare passi evolutivi e coinvolgere tutte le sue relazioni.
Credo che in Veneto si giochi il futuro del federalismo, non quello che porta ad una confederazione di regioni-stato ma quello delle comunità locali che riprendono a pieno il potere di decidere il loro destino e poi si riuniscono in unità territoriali sempre più ampie in base al tipo di servizi da gestire o affari da sviluppare. Se questo modello, anticipato dai contratti di fiume, dai distretti di economia solidale, da certe aperture partecipative a livello regionale diventerà dominante le ripercussioni andranno ben oltre i confini del Veneto. Io auspico che quest'onda di cambiamento, vera democrazia evolutiva, dal Veneto si diffonda in tutta Italia per rigenerare la Repubblica Federale Italiana e ancora oltre a rilanciare il processo di formazione di una Europa delle comunità locali e non dei centri di potere finanziario e tecnocratico. Il patrono d'Europa è San Benedetto da Norcia, che si festeggia in questo primo giorno di primavera, invoco la sua protezione e la sua ispirazione su tutti coloro che operano attivamente per fare di questa terra antica, questa penisola Europa un posto migliore, senza bandiere o proclami ma con sincera ricerca di verità e serio impegno.

Buona evoluzione a tutti e tutte!

Francisco Merli Paneteghini

21 marzo 2014: san Benedetto da Norcia, patrono d'Europa

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