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lunedì 2 luglio 2012

In cammino lungo i fiumi

Pubblico un estratto dai diari di viaggio della Forma dell'Acqua, che sto rielaborando e sarà presto disponibile on line su AmicoGiardiniere.it

26 maggio 2012, oltre Campo San Martino

Da ieri noto sempre più spesso le montagne. Si fanno più vicine e sembra che mi chiamino. Certo sono io che comincio a desiderarle, per quanto sia commosso da questa superba esperienza sul fiume con Monamì il mio cuore da montanaro camuno identifica monte con casa, sicurezza e forza. Bello camminare con lo zaino in spalla, quel peso giusto che ti tiene ben saldo sulle gambe. Ci vorrebbe un buon bastone, domani lo cercherò. Sette giorni li ho passati a pagaiare e altri sette li passerò a camminare su per la Valsugana fino al lago di Caldonazzo, passando per Bassano, la perla della Brenta. Ogni cosa sembra prendere un ritmo, ogni incontro, ogni sosta, ogni scelta: che ci sia anche un ritmo dell'acqua? Me ne parlò una volta il mio paziente insegnante di radiestesia, Rudi, ma ancora mi sfugge ancora quello che intendeva.

Alla diga di S.Giorgio

Eccomi alla diga! L'ultimo ostacolo da superare per poi godermi gli incantevoli laghetti. Ringrazio il fiume del felice (e fortunato, come direbbero a Chioggia citando i santi patroni) viaggio. Offro, come mi capita spesso, un po' del mio cibo alla terra e alla Brenta. Abbasso lo sguardo e... vedo spuntare tra le ghiaie smosse dalla recente brentana (piena) una specie di mano. Lunghe dita d'osso si protendono come se annaspassero per uscire dalla terra. Stupito ed emozionato osservo con attenzione, sembrano molto grandi e sepolte per bene. Sono sfuggite agli sguardi distratti dei pescatori qui accanto. Sembra proprio un regalo per me! Potrebbero essere corna di un cervide, a me sembrano corna di alce, come poi mi confermerà il Museo di Scienze Naturali di Venezia che vorrebbe studiarlo. E se ci fosse anche qualcos'altro sotto? Magari l'intero animale? Da quanto sarà qui? E da quanto le alci sono estinte qui da noi? Forse è un prezioso pezzo unico che mi renderà famoso!? Domattina presto mi metterò delicatamente al lavoro. Per ora occulto le corna e continuo l'esplorazione dei dintorni.

Su queste sponde erose si vedono molto bene le stratificazioni che il fiume ha formato: il prato col terriccio vegetale, blocchi di argilla, terra, sassi e sabbia, poi il ghiaione puro e sotto un bello strato compatto di argilla grigiastra. Me ne ha vantato le proprietà sfiammanti Roberto all'agriturismo ieri sera. La usavano in un impasto di aceto e benzina per sfiammare i tendini dei cavalli. Mi sento onorato da tutto ciò che questo luogo sembra offrirmi. Lascio Monamì in bella vista e con l'equipaggiamento minimo mi appresto a esplorare gli accessi ai laghetti di San Giorgio in Brenta. Li ho raggiunti via fiume le altre volte ma domani mi raggiungeranno altri amici e devo trovare un accesso pedonale. Appena attraverso il ponte di Carturo e sto per inoltrarmi tra i sentieri di pescatori e i campi inciampo in un bastone ricurvo. E' un grosso ramo spezzato di salice credo, le due parti sono ancora attaccate, le divido con un gesto deciso e lo scorteccio. Ne viene fuori un bel bastone da passeggio, leggero ma resistente che sembra un serpente sinuoso con la bocca socchiusa e sibilante. Incontro parecchi serpenti nella mia esplorazione che mi richiede quasi tre ore a passo spedito.

Giulia mi raggiunge con il mio furgone, il mitico “Franco”, nel tardo pomeriggio e approntiamo il nostro piccolo accampamento in una spiaggetta incantevole vista fiume ma ben riparati dagli sguardi indiscreti. Una coppia di cigni col loro piccolo navigano nei dintorni. Tutto cospira per una dolce notte. Ho notato un vecchio che si riposava tra gli alberi, vicino al suo zaino. Lo sguardo è passato oltre distratto ma ho sentito qualcosa che mi tirava verso di lui. Mi sono avvicinato e abbiamo chiacchierato un po'. Hans è partito a piedi dalle campagne zurighesi, con il suo bel cane Pelouche, quattordici giorni fa.

Sta scendendo verso Venezia e ora ha deciso di seguire il corso del fiume. Stupefacente sincronia: lui scende dalle sorgenti del Reno e io salgo dalla foce della Brenta. E' imponente, alto e muscoloso ma avrà quasi sessant'anni! Potrebbe bene interpretare la parte di un san Cristoforo che guada il fiume col bambin Gesù in spalla. Che forza quieta dimostra nel suo semplice italiano. Più tardi lo rivediamo che raccoglie le immondizie lungo la riva e ne fa mucchi, che possano essere facilmente raccolte e portate via. Restiamo colpiti e ci uniamo al lavoro. Gli lascio anche il mio numero, caso mai al mio ritorno fosse ancora in zona e avesse bisogno di una mano. E così poi è stato e Hans con la sua compagna Elvira ci hanno onorato di una piacevole visita a Chioggia proprio il giorno dei Santi patroni Felice e Fortunato. Gli affido una boccetta con un miscuglio di acque da versare nel Reno: Brenta, Laguna, Po, Arno e le fonti di Avalon.

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