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mercoledì 14 luglio 2021

La ricerca dell'anima di Antonio Ligabue, artista italiano

Ho potuto godere la mostra di Antonio LIgabue a Ferrara lo scorso fine settimana (terminerà domenica prossima per spostarsi in un'altra città italiana). Condivido le riflessioni che mi ha suggerito, ringraziando per il bell'allestimento, la vasta scelta, la frecura e la possibilità di fotografare la mostra, questo è un modo concreto per divulgare la cultura.
Forse intuisce qualcosa di fondamentale Anatole Jarowkky, critico d'arte francese, parlando delle capacità intuitive di comunicazione col mondo di Antonio Ligabue. Una sensibilità pagata cara, con un'infanzia segnata dall'affido ad una famiglia svizzera, il rachitismo, la morte della madre e dei fratelli, la rabbia verso il padre ritenuto responsabile e poi, appena ne ebbe l'età, quel vagabondare senza sentirsi mai a casa. Per non parlare dei ricoveri in ospedale psichiatrico, ben tre. Momenti di serenità e ispirazione lo raggiungono quando si immerge nella natura, nel lavori dei campi e nell'accudimento degli animali. Il rapporto col mondo animale era concreto e basato sulla sua esperienza come pastore, garzone, bracciante.
Nelle sue opere giovanili le campagne e monti svizzeri sono ricordati con dovizia di particolari. Cresciuto da una famiglia di lingua tedesca patirà poi un secondo spaesamento quando sarà costretto a tornare in Italia, di cui non coscoe la lingua e le abitudini. Ma la campagna e gli animali selvatici restano il suo interesse principale. Il disegno e poi la pittura e la scultura in bronzo diventano per lui un linguaggio esistenziale, indispensabile, attraverso cui manifestare il proprio mondo interiore e cercare una qualche conciliazione con la durezza della sua vita.
Osservate questo scontro tra cervi maschi: una muta di cani li circonda e li assalta mentre loro sono intenti nel loro duello e sembrano ignorare la minaccia. Imponente si staglia la carrozza postale trainata da poderosi cavalli. Mancano i cacciatori che spieghino la presenza dei cani. Sembrano quasi tre elementi, quattro se includiamo i poderosi alberi al centro, simbolici, non legati ad una narrazione ma ad un linguaggio onirico. Possiamo farci suggestionare da tale composizione e iniziare a percepire gli animali, ovvero i "portatori di anima" come i rappresentanti delle passioni che attraversano il pittore.
Ligabue rappresenta spesso scene di lotta tra animali o anche animali che aggrediscono uomini o persino, come la famosa tigre più volte dipinta, l'osservatore, quasi scuoterlo dalla sua situazione di comfort. Ligabue sente una grande rabbia nel fondo dell'anima e questa rabbia si fa a volte aggressitvità: come quando durante l'occupazione del 1943 aggredirà con una bottiglia spezzata un soldato tedesco, di cui era stato l'interprete.
Nel difficile confronto tra il mondo degli animali, maestri delle emozioni, e il mondo degli uomini, maestri del pensiero e dell'astuzia spesso Ligabue sogna la rivincita degli animali: più volte ritrae l'animale vincere sull'umano, il cinghiale sul cacciatore, la tigre sull'uomo. In queste opere leggo la difficoltà a gestire forti emozioni, ad accoglierle ed elaborarle dal piano istintivo a quello relazionale e comunicativo. Introverso e poco propenso alle parole è qui nelle sue tele e nelle sue sculture che cerca una sintesi ed una progressiva elaborazione.
Gli animali sono anche maestri di tenerezza e di amore filiale: i forti cavalli da tiro, le vacche coi loro vitelli, le capre diventano soggetti di realistiche rappresentazioni, sia nei dipinti che nelle sculture. Ligabue tra dalla sua esperienza la conoscenza dei gesti, delle forme e la loro naturale traduzione nei sentimenti corrispondenti.
Antonio non disdegna le figure umane, tracciate con forti contorni neri e campiture di colore pieno che hanno un che di teatrale, di esagerato. Sono però sempre presenti elementi naturali: paesaggi, piante, fiori e insetti. Elementi che nella sua visione sono inscindibili: gli umani sono veramente tali solo nel contatto col mondo naturale

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