Translate

giovedì 18 marzo 2021

Pro e contro la didattica a distanza (dad)

Ho ricominciato a insegnare quest'anno italiano alle scuole secondarie di primo grado. Sto facendo di tutto per dare il meglio di me e per rendere disponibili agli studenti il meglio delle mie esperienze passate. E così oltre alla didattica tradizionale è partito un progetto orto, un appuntamento quasi settimanale con il lavoro a gruppi e un progetto di aiuto tra studenti (progetto "tutor") che cerca di sostenere gli studenti più in difficoltà con le competenze dei più brillanti e disponibili. Con i ragazzi di prima eravamo in avvio di una unità didattica sulla poesia e la lettura espressiva che fatta al computer perde di enfasi ed emozione. La mia scuola era ben preparata all'evenienza e in due giorni siamo stati in grado di riorganizzare completamente l'orario e attivare anche un servizio di didattica ordinaria per piccoli gruppi di studenti in difficoltà. Ottima la dotazione di mezzi ed efficaci i programmi della Gsuite.

Nonostante questo l'arrivo della zona rossa e il conseguente avvio della didattica a distanza mi ha colto mentalmente impreparato (non credevo che a Chioggia la situazione fosse così grave) e ci ha privato di una routine settimanale che stava dando ottimi risultati. Il primo elaborato che ho chiesto ai miei studenti di terza media è stato un testo argomentativo con il loro parere pro o contro la didattica a distanza. Con sorpresa il 55% hanno argomentato contro la dad e ho notato anche una certa sovrapposizione tra studenti ad alto profitto e avversione alle lezioni in videoconferenza. Gli studenti dal basso profitto invece hanno evidenziato la comodità di stare a casa, mangiare quando vogliono, fare meno ore e potersi rilassare anche durante la lezione. Lascio la parola a una delle mie studentesse:

La didattica a distanza è stata effettuata negli ultimi anni allo scopo di fare lezioni anche con una pandemia globale. Però per me non si può definire scuola quella che stiamo facendo, perché ha dei problemi.
Ad esempio non puoi più dialogare con i compagni durante la lezione o la ricreazione. Oppure se hai problemi di connessione non riesci a seguire la professoressa o il professore e di conseguenza non segui la lezione. Stando cinque o sei ore con i dispositivi tecnologici la lezione ti risulta molto più noiosa, e ti fanno male gli occhi.
Poi non puoi più fare i lavori di gruppo:magari facendoli per certi la lezione la trovano più semplice perché ti puoi confrontare con i compagni. Quando hai ginnastica devi fare due ore di teoria perché non essendo in palestra non si può fare pratica.
Per chi ha difficoltà è ancora più difficile capire la spiegazione in didattica a distanza. Questi sono solo alcuni esempi per cui io sono contro la dad e non la chiamo scuola.

A.

Non ci resta che sperare di poter tornare in tempi brevi alla Scuola, quella vera, lasciando alle emergenze gli strumenti della didattica a distanza. Nel frattempo curiamo l'orto didattico e le semine dei ragazzi per poterli godere insieme ad Aprile.

lunedì 15 marzo 2021

Andare oltre la rabbia rossa e la paura nera della nuova chiusura

Quando venerdì scorso si è cominciato a paventare una nuova chiusura del Veneto mi sono ostinato ad aspettare l'ufficialità sperando che ci sarebbero state notizie diverse. Giovedì il Corriere del Veneto aveva pubblicato un elenco preciso di tutti i contagi nei vari distretti della regione: a Chioggia su sessantamila persone c'erano solo 98 positivi, cioè le 0,16% della popolazione. E così per molti altri distretti del Veneto, di contro alcuni dove l'epidemia ha ripreso terreno. Chioggia non si meritava questo declassamento ed io mi sono indignato come non capitava da tempo. Io sono un fervente federalista, ma non a livello di regioni semmai a livello comunale o di gruppi di comuni. Perchè non si è scelto di applicare ordinanze differenziate?
La zona rossa implica la chiusura dell'azienda turistica dove lavora mia moglie e il passaggio in didattica a distanza per la scuola dove lavoro e quella dove va mio figlio. La zona rossa ci fa chiudere in casa, blocca progetti, speranze e opportunità di lavoro. Dopo un anno che conosciamo l'epidemia di Covid possiamo ancora gestirla con gli strumenti emergenziali e poco efficaci del passato? Una chiusura completa porta danni: si vedono i negozi chiusi che non riapriranno, le casse integrazione ridotte all'osso, tutta la fiducia dei nostri imprenditori viene scossa. Che fiducia possono avere in uno stato che impone senza consultarsi con le categorie procedimenti che sanno sempre più di dittatura sanitaria. Sì proprio così "dittatura sanitaria": riprendo questa espressione provocatoria dal filosofo Diego Fusaro, lucido nella sua critica marxista che solo in parte condivido.
Eppure come definire un paese dove il governo non risponde ai cittadini, dove anzi il capo del governo è scelto dai mercati finanziari come il signor Draghi e a cui quasi tutte le forze politiche prima litigiose ora si accodano, dove l'opposizione parlamentare è messa a tacere, dove il libero pensiero e la ricerca di un confronto a 360° su questa gestione del Covid e le sue ricadute sociali, economiche e politiche viene negato, bollato come negazionista o antiscientifico. Indice di democrazia è invece il rispetto di tutti i diritti individuali sanciti dalla Costituzione, tra cui anche il diritto alla libertà di cura. Può essere scomodo tollerare la libertà degli altri, ma è la base della democrazia!
Ma sotto traccia nella mia rabbia, dove averla smaltita per un paio di giorni mi sono reso conto che c'è una paura oscura, la paura di veder ripetere la traumatica esperienza della chiusura dell'anno scorso. In quei mesi di inattività forzata qualcosa si è spezzato in me, ho iniziato che avevo 43 anni e ne sono uscito che ne avevo 50 di anni e 10 chili in più. Guardando dalla relativa serenità familiare ed economica di oggi che ho ripreso a insegnare devo ammettere a me stesso che quelli sono stati mesi governati da una leggera depressione e la possibilità di ricadrvi mi terrorizza. Ho cominciato a guardare in faccia quella paura e a reagire. Programmando la mia vita, uscendo a prendermi cura del mio orto, fare un elenco di cose lasciate in sospeso da concludere, proseguendo col lavoro, anzi imparando da colleghi e studenti una certa leggerezza. Infatti credo che la didattica a distanza non possa che essere, per gli adolescenti, una didattica "light". Da mesi mi sono messo a curare le preghere della sera e mi sono accorto che non c'è niente che non possano fronteggiare regalando pace e intuizioni. Per questo ti invito a inserire nella tua giornata un momento di preghiera. Se vorrai condividere con me le tue esperienze c'è anche un evento facebook La Preghiera della Sera: https://www.facebook.com/events/459716018551982