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venerdì 30 gennaio 2026

Incontro pubblico sabato 31 gennaio 2026 dopo l'abbattimento del platano secolare

A seguito dell'abbattimento del platano centenario, unico albero secolare, ad opera di un'azienda incaricata dal Comune di Chioggia avvenuto lunedì 26 gennaio l'associazione Amico Giardiniere invita tutti i concittadini offesi dall'abbattimento del platano secolare ad un incontro pubblico sabato 31 gennaio ore 16 nel piazzale della stazione ferroviaria di CHioggia, a Borgo S.Giovanni per confrontarci su come difendere gli alberi, le acque e la bellezza di Chioggia. Da mesi segnaliamo numerose violazioni del regolamento del verde comunale e una strage di centinaia di alberi, ignorata dall'assessore De Perini e ora difesa a spada tratta dal sindaco. Abbiamo fatto accesso agli atti e vogliamo vederci più chiaro, ma servono persone coraggiose e risorse. Info 328 702 1253

mercoledì 28 gennaio 2026

Ricordo del maestro Cappellini

LOZIO + Sabato 24 Gennaio si è tenuta la commemorazione del Comandante partigiano delle Fiamme Verdi Giacomo Cappellini, insignito della Medaglia la valore militare alla memoria. L’incontro è stato organizzato da Stefano Sandrinelli, del Comitato permanente per la Celebrazione del 25 Aprile, le Associazioni Fiamme Verdi – ANPI – ANEI – Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo, in collaborazione con i Comuni di Lozio, Malegno, Losine e Cerveno. Presenti i sindaci di Lozio Natale Gemmi, di Malegno Matteo Furloni. Si commemora il 21 gennaio 1945, a Laveno di Lozio, quando due squadre di militi fascisti, una proveniente da Cividate e l’altra dai monti di Cerveno, hanno sorpreso il comandante Giacomo Cappellini insieme a Carlo Sandrinelli (Camara) a Laveno di Lozio, che dopo essere stati allertati, cercavano di uscire dall’abitato. Durante lo scontro a fuoco Giacomo viene ferito gravemente e catturato. Tradotto prima alla G.N.R. di Breno, poi nel Castello di Brescia morirà fucilato dopo due mesi di torture durante le quali non svelò nulla. Gli è stata assegnata la Medaglia d’Oro alla Memoria. E' stato annunciato l'incontro per la Festa del 25 Aprile 2026, come tutti gli anni, transitando sul sentiero dedicato alla Resistenza, si terrà sui Monti di Cerveno con il concerto dei “LUF”.

Il Sindaco di Lozio Gemmi Natale, Ospite della cerimonia, in rappresentanza anche dei Colleghi Sindaci presenti: “Cappellini è stato un Uomo che ha saputo trasformare il senso del Dovere in scelte di vita, coraggio, testimonianza per le Generazioni future. Ricordare Giacomo Cappellini significa ricordare un tempo difficile caratterizzato dalla violenza, dalla guerra, dalla sopraffazione della dittatura ma, anche il tempo in cui Donne e Uomini hanno sacrificato la propria esistenza. Oggi, a distanza di tanti anni possiamo chiederci – perché siamo ancora qui a commemorare? - Secondo me è importante fermarsi, è importante ricordare, è importante commemorare perché la Memoria non è un esercizio del passato ma è un atto di responsabilità verso il presente e il futuro. La Libertà, la Democrazia, la Pace che oggi godiamo sono il frutto di sacrifici concreti, di scelte coraggiose."

L’Avv. Luigi Milani, ha portato una originale riflessione su quel periodo della guerra di Liberazione: "Giacomo nasce a Cerveno il 24 gennaio 1909 come oggi ma, 117 anni fa. Il 24 marzo 1945 sarà fucilato a Brescia. La guerra presenta ben presto il conto, Giacomo è richiamato alle armi nel marzo del 1943. L’8 settembre l’armistizio lo sorprende a Verona, diserta, sfugge alla cattura e non riassume il servizio scolastico per maturata avversione al fascismo e alla Repubblica Sociale Italiana. E proprio questo sarà il primo degli addebiti del capo di imputazione e della condanna alla fucilazione. Il disastro bellico riapre gli occhi a Giacomo e alla fidanzata e maestra Vittoria, come pure a gran parte della gioventù in precedenza sedotta dalle fanfaluche del regime e cresciuta nel culto dell’obbedienza. Il Maestro Giacomo divenne disertore, resistente e Comandante del Gruppo C8 delle Fiamme Verdi. La Maestra Vittoria divenne sua intima confidente e veicolo delle direttive di Don Carlo Comensoli, di cui quest'anno ricade il cinquantesimo dalla scomparsa, effettivo leader delle Fiamme Verdi camune. Nella loro disubbidienza c’era il germe di quella che sarebbe diventata, o almeno volevano diventasse, la Nuova Italia dove, al patriottismo cinico e xenofobo sarebbe dovuto subentrare un patriottismo nuovo, solidale e pacifico, pacifista; dove il modello statuale dispotico e pervasivo del fascismo sarebbe stato rimpiazzato da un altro modello plurale, democratico, sociale.

venerdì 23 gennaio 2026

Apertivo col "Prof": è iniziato mercoledì al bar City di Breno

Il prof. Francisco Panteghini sarà a disposizione presso il bar City il prossimo mercoledì tra le 17 e le 19 per offrire consigli e consulenze gratuite su come migliorare il profitto scolastico o approfondire certe conoscenze storiche e letterarie. Saranno inoltre disponibili le sue pubblicazioni. Venite con voglia di condividere! Se non mi trovate basta una chiamata al 328 7021253. Potete visitare il suo sito www.storiacorsara.it
Mercoledì scorso il primo Aperitivo col "Prof" ha raccolto una bella tavolata di insegnanti e curiosi. Il prossimo mercoledì si affronterà l'impegnativo tema della violenza giovanile. E' intervenuto anche Il presidente della società storica antropologica della Valcamonica, dott. Ivan Faiferri, a presenta l'iniziativa che si è tenuta a Ponte di Legno sulla ricostruzione urbanistica dopo i bombardamenti della Prima Guerra Mondiale.

giovedì 22 gennaio 2026

Aggredirono un barista di Bienno: tre identificati e denunciati

Bienno – E' tornato al lavoro il barista cinquantenne aggredito il 2 gennaio scorso a Bienno da tre uomini. I Carabinieri della Compagnia di Breno li hanno identificati e denunciati d'ufficio per l'aggressione e le lesioni. Si tratta di cittadini stranieri, residenti nella zona di Breno, alcuni già noti alle forze dell'ordine per minacce e atteggiamenti violenti. La dinamica pare ormai essere accertata: un minore di 14 anni avrebbe preteso da bere un alcolico, il barista si sarebbe rifiutato, il giovane avrebbe protestato arrivando a sputare addosso al biennese che lo ha spinto fuori dal locale energicamente.

Dopo alcune ore sono entrati nel locale tre maggiorenni, di età compresa tra i 31 e i 34 anni, albanesi, e hanno aggredito il barista con calci e pugni per poi dileguarsi nella notte. Sul posto è arrivato il personale del 118. I medici del pronto soccorso hanno dato 30 giorni di prognosi all'aggredito per le lesioni al volto ed alla testa. Subito sono partite le indagini dei Carabinieri che, in poco più di una settimana, sono riusciti a identificare gli aggressori, che risultato avere già precedenti penali e familiari del minore.

Anche l'estate scorsa i Carabinieri erano dovuti intervenire per identificare e quietare alcune liti, spesso degenerate in risse, che avevano coinvolto due compagnie di giovani di Bienno e Breno. Le due bande risultarono composte sia da italiani che da stranieri, con persone, sia minorenni che giovani e adulti. E' importante vigilare tutti e denunciare prontamente questi fenomeni affinchè non si ripresentino.

venerdì 16 gennaio 2026

A Bienno funzione commemorativa per il partigiano Fiamma Verde Luigi Ercoli

Bienno - Giovedì 15 gennaio si è svolta la sacra funzione annuale a ricordo di Luigi Ercoli, il partigiano organizzatore delle Fiamme Verdi camune, nell’anniversario della morte, avvenuta nel 1945 nel campo di concentramento di Melk, collegato a Mauthausen. Presenti il presidente della sezione Fiamme Verdi di Bienno Luigi Mastaglia e i rappresentanti di Anpi, Anei e Ana. Ha celebrato il cappellano delle Fiamme Verdi monsignor Tino Clementi, assistito da don Claudo Laffranchini, direttore dell'Eremo di Bienno. Ha celebrato il cappellano L'avvocata Gabriella Ercoli ha letto, pronipote del partigiano, ha condiviso un breve ricordo e la sorella Chiara ha letto la Preghiera del Ribelle di Teresio Olivelli.

"Un grazie particolare a chi da sempre ricorda e fa memoria della Resistenza e con essa di Luigi e dei ribelli per amore (come li ha denominati il beato Teresio Olivelli. Erano giovani, pieni di progetti per il futuro, erano di estrazione sociale diversa ed hanno messo a disposizione la loro gioventù, le loro conoscenze, le loro vite perché l’Italia fosse libera! Vi trasmetto cosa è per me, pro nipote di un RIBELLE PER AMORE, la Resistenza. Per me lo zio Luigi da sempre è stato modello di vita ed esempio. Anche se irraggiungibile… La nostra Italia libera e democratica e la nostra Costituzione sono nate dal loro sacrificio." Cresciuto nell’Azione Cattolica di Bienno, Ercoli fu attivo nel favorire l’espatrio in Svizzera di ebrei ed ex prigionieri alleati, poi venne associato alla direzione della Divisione Tito Speri delle Fiamme Verdi di Brescia. Venne infine arrestato e sottoposto nelle carceri bresciane a feroci torture del capitano Erich Priebke, ma non svelerà nulla che potesse danneggiare i suoi compagni.

“Dio, patria e famiglia – scriveva Luigi Ercoli – devono essere accompagnate da fede, libertà e pace, sei cose che noi vogliamo ed avremo: costi quello che costi!”. A Bienno gli è stata intitolata una delle principali vie del paese e una targa in suo onore è posta sul muro della casa di famiglia. Nel settembre 2019 è stata inaugurata un’opera di Edoardo Nonelli posta sulla torretta dell’Oratorio che Luigi Ercoli aveva progettato e realizzato. Presenti alla funzione una sessantina di biennesi, i consiglieri Lara Fanti e Massimo Maugeri, assente l'attuale sindaco.

Articolo scritto dal prof. Francisco Panteghini, tutti i diritti riservati, www.storiacorsara.it.
Si ringrazia la famiglia Ercoli e il presidente Mastaglia per la gentile collaborazione.

La Preghiera del Ribelle

di Teresio Olivelli e Carlo Bianchi

Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa, a noi, oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libera vita, dà la forza della ribellione.

Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.

Noi ti preghiamo, Signore.

Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell'ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell'indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell'amarezza.

Quanto piú s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti.

Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare.

Se cadremo fa' che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità. Tu che dicesti: ``Io sono la resurrezione e la vita'' rendi nel dolore all'Italia una vita generosa e severa.

Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare.

Signore della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.

sabato 10 gennaio 2026

Disagi nei trasporti per gli abitanti della val Grigna

Valgrigna + Da quasi 2 mesi via Alessandro Manzoni, l'arteria principale che congiunge il comune di Berzo Inferiore a quello di Esine, é oggetto di importanti lavori per la posa dei tubi fognario di cemento, per la messa in sicurezza del Vaso Re, di oltre 600 mila euro. Purtroppo il cantiere si sta prolungando ben oltre la data termine della consegna lavori, prevista per novembre 2025, e in questo momento sta interessando il delicato snodo tra la via Manzoni e la variante esterna a Berzo verso la zona artigianale, portando ritardi al traffico da Bienno e Berzo verso il fondovalle e viceversa. Le code al semaforo intermittente sono continue e allungano i tempi di percorrenza in direzione nord-sud di 5/10 minuti. Particolarmente penalizzato è il traffico pesante legato alle aziende come le vicine Trafilix e Scalvinoni Legnami e a tutte le altre dei comuni di Berzo e Bienno che dipendono completamente dai trasporti su gomma.
Le proteste sono state contenute, però ci si chiede se non fosse possibile dividere diversamente i lotti di cantiere in modo da liberare la rotatoria in un senso o nell'altro verso il centro di verso o verso la zona industriale, invece di bloccarla con un semaforo a senso unico alternato. Doppiamente sfavoriti da ritardi e lungaggini nei lavori stradali sono gli abitanti del Borgo di Prestine e della zona industriale adiacente che da mesi devono sopportare sia gli effetti della frana, verificatosi alla fine dell'estate, che il rischio di ulteriori cedimenti. Infatti sono stati messi in opera dei cubi di cemento di protezione che hanno ridotto ad una sola corsia, nella prossimità dell'abitato di Prestine, la strada provinciale.
La medesima Provinciale è stata oggetto di un contenzioso tra il comune di Bienno e la provincia per la pulizia della vegetazione. Infatti per oltre un anno la pulizia del verde a bordo strada era stata completamente abbandonata, permettendo la crescita di vigorosi arbusti di budleia in fiore ed erbacee a grande sviluppo, creando ingombro per i pedoni ed un certo malcontento tra i prestinesi. In quell'occasione la lista civica Viviamo i Borghi si era offerta di organizzare una squadra operativa per provvedere alla rimozione della vegetazione spontanea, iniziative subito frenate dal sindaco Ottavio Bettoni, che sollecitò con successo gli enti competenti. Speriamo che il primo cittadino di Bienno possa, ancora una volta, intervenire, vista la sintonia politica di cui gode, tanto da sbandierarla anche nell'ultimo consiglio comunale, per accelerare i lavori di messa in sicurezza della Provinciale tra Bienno e Prestine.

giovedì 8 gennaio 2026

Avatar fuoco e cenere: cultura a difesa della Natura?

Avatar è tornato ancora nelle sale con la terza pellicola "fuoco e cenere". Torniamo nella galassia di Pandora, dove gli umani arrivano con aziende private ipertecnologiche a rubare le preziose risorse del pianeta coperto da Natura Vergine ma aliena. Il nome del pianeta è già un programma: nel mito greco si chiamava Pandora la donna che per curiosità liberò dal fatidico vaso le peggiori catastrofi contro l'umanità, spargendo poi la speranza che cessassero. La bella trovata del primo Avatar era quella di presentare gli umani e la loro sete di guadagno come qualcosa di innaturale e propriamente alieno a quel mondo, che invece premiava le specie animali e senzienti capaci di fondersi con la natura e di coltivare rapporti sinceri, anche se non sempre Pacifici, tra i propri componenti. I Na'vi, popoli nativi, sono una stirpe guerriera che deve sopravvivere a mille insidie di una natura che ricorda quella della Terra ai tempi dei dinosauri: pericoli ad ogni piè sospinto che vanno conosciuti e superati con audacia, con forza ma soprattutto con una profonda connessione alla natura del luogo e ai vari animali. Infatti nella loro crescita i nativi imparano a collegare in una rete neurale con la propria persona diverse cavalcature, piante e i luoghi sacri al pianeta-divinità Pandora.
Per inventare questo film gli sceneggiatori hanno saccheggiato mitologie, antropologia e storia con una vena di critica al modello ipercapitalistico americano, basato sul dominio delle corporation e sul profitto ad ogni costo. Questo terzo episodio comincia a risentire un po' della tipica stanchezza dei sequel nati per cavalcare il successo del botteghino e non per una profonda struttura trinitaria, come potrebbe essere stato nella trilogia originaria del Signore degli Anelli per fare un paragone veramente ben riuscito. Ho visto il film in lingua originale inglese, con sottotitoli in francese, perché ero in ferie a Parigi. Questo mi ha dato un'interessante opportunità: da un lato c'era l'inglese semplice e anche ripetitivo, dall'altra i sottotitoli in francese con la traduzione direi culturale dei concetti espressi dai personaggi e chissà quale sarà stata poi la traduzione in lingua italiana. Gli scenari fantastici creati per questa nuova avventura sono sicuramente meravigliosi e sanno stupire, anche se la trama è piena di aspetti prevedibili e di richiami ad altri film. Il tema centrale è ancora una volta il ritorno degli avidi e crudeli terrestri che questa volta riescono grazie al colonnello Quaritch, imprigionato in un avatar Na'vi, a portare dalla propria parte alcuni nativi e, pur disprezzandoli, riescono a usarli come guide esperte per travolgere i difensori di Pandora. Questa volta il ruolo dei personaggi femminili è cruciale: il triangolo tra la madre guerriera Neytiri, la seduttrice sciamana spietata Varang e la sensitiva che cederà all'ira funesta di chiamare e guidare le forze di natura del pianeta all'uccisione di tutti i terrestri invasori.
Questa "lotta per salvare il pianeta" sicuramente invita ad immedesimarsi gli ambientalisti che ritengono che la civiltà occidentale abbia varcato soglie che sarebbe stato meglio non traversare. Ciò che ne risulta come inevitabile conseguenza sembra essere una guerra fratricida sanguinosa. Chi oggi vuole salvare la natura (che ha tutta la mia stima) deve prima di tutto immergersi nella Natura e ammettere che non c'è furore o vendetta in essa, ma una saggia e continua necessità. Sicuramente c'è bisogno di dare ali e corpo a una nuova identità dei terrestri che però dovrà, necessariamente, immergersi nella natura e nei suoi cicli per trovare ispirazione su come invertire la rotta dell'autodistruzione della razza umana. Ne nascerà, sta già nascendo ora, una nuova cultura umana che semplicemente si adatterà più velocemente ai nuovi scenari e imparerà a collaborare con altri umani affratellati per lasciare nel loro brodo coloro che ancora affogano in una visione egoistica e distruttiva, basata sul potere anche quello di piegare alla propria volontà un intero popolo. Magari rapendone i rappresentanti legittimi e facendo uso di grandi arsenali militari per dimostrare la propria superiorità. Sicuramente sarà una umanità capace di lottare ma che ripudia la guerra come sistema, perché nella guerra tutti perdono: la spirale di odio e distruzione provoca risentimenti e vendette continue e la prima vittima di una qualsiasi guerra moderna è proprio la natura.
Nell'ennesimo momento disperato del film Avatar fuoco e cenere, l'indecisa sensitiva nativa Kiri varca i propri limiti ed ha una visione in cui vede il volto di una gigantesca donna, che ricorda molto un'impassibile Vergine Maria con poco della nativa genetica del pianeta. La invoca come "madre guerriera", scatenando gli animali di Pandora contro gli invasori terrestri. Io credo che chi ama la natura e la osserva, con passione e partercipazione, la perfezione dei cicli naturali possa farsi beffe di questa visione perché non c'è alcuna guerra nella natura, non come l'hanno inventata poi gli esseri umani circa 6000 anni fa. Certo ci sono predatori e ci sono scontri e ci sono morti che però vengono divorati e vengono usati per il ciclo della vita in cui la morte ha uno spazio. Non c'è un'industria della morte e non c'è una sete di possesso senza limite che inventa moltiplicatori, le macchine, delle proprie forze per assurgere al rango di semidei.