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giovedì 8 gennaio 2026
Avatar fuoco e cenere: cultura a difesa della Natura?
Avatar è tornato ancora nelle sale con la terza pellicola "fuoco e cenere". Torniamo nella galassia di Pandora, dove gli umani arrivano con aziende private ipertecnologiche a rubare le preziose risorse del pianeta coperto da Natura Vergine ma aliena. Il nome del pianeta è già un programma: nel mito greco si chiamava Pandora la donna che per curiosità liberò dal fatidico vaso le peggiori catastrofi contro l'umanità, spargendo poi la speranza che cessassero. La bella trovata del primo Avatar era quella di presentare gli umani e la loro sete di guadagno come qualcosa di innaturale e propriamente alieno a quel mondo, che invece premiava le specie animali e senzienti capaci di fondersi con la natura e di coltivare rapporti sinceri, anche se non sempre Pacifici, tra i propri componenti. I Na'vi, popoli nativi, sono una stirpe guerriera che deve sopravvivere a mille insidie di una natura che ricorda quella della Terra ai tempi dei dinosauri: pericoli ad ogni piè sospinto che vanno conosciuti e superati con audacia, con forza ma soprattutto con una profonda connessione alla natura del luogo e ai vari animali. Infatti nella loro crescita i nativi imparano a collegare in una rete neurale con la propria persona diverse cavalcature, piante e i luoghi sacri al pianeta-divinità Pandora.
Per inventare questo film gli sceneggiatori hanno saccheggiato mitologie, antropologia e storia con una vena di critica al modello ipercapitalistico americano, basato sul dominio delle corporation e sul profitto ad ogni costo. Questo terzo episodio comincia a risentire un po' della tipica stanchezza dei sequel nati per cavalcare il successo del botteghino e non per una profonda struttura trinitaria, come potrebbe essere stato nella trilogia originaria del Signore degli Anelli per fare un paragone veramente ben riuscito. Ho visto il film in lingua originale inglese, con sottotitoli in francese, perché ero in ferie a Parigi. Questo mi ha dato un'interessante opportunità: da un lato c'era l'inglese semplice e anche ripetitivo, dall'altra i sottotitoli in francese con la traduzione direi culturale dei concetti espressi dai personaggi e chissà quale sarà stata poi la traduzione in lingua italiana. Gli scenari fantastici creati per questa nuova avventura sono sicuramente meravigliosi e sanno stupire, anche se la trama è piena di aspetti prevedibili e di richiami ad altri film. Il tema centrale è ancora una volta il ritorno degli avidi e crudeli terrestri che questa volta riescono grazie al colonnello Quaritch, imprigionato in un avatar Na'vi, a portare dalla propria parte alcuni nativi e, pur disprezzandoli, riescono a usarli come guide esperte per travolgere i difensori di Pandora. Questa volta il ruolo dei personaggi femminili è cruciale: il triangolo tra la madre guerriera Neytiri, la seduttrice sciamana spietata Varang e la sensitiva che cederà all'ira funesta di chiamare e guidare le forze di natura del pianeta all'uccisione di tutti i terrestri invasori.
Questa "lotta per salvare il pianeta" sicuramente invita ad immedesimarsi gli ambientalisti che ritengono che la civiltà occidentale abbia varcato soglie che sarebbe stato meglio non traversare. Ciò che ne risulta come inevitabile conseguenza sembra essere una guerra fratricida sanguinosa. Chi oggi vuole salvare la natura (che ha tutta la mia stima) deve prima di tutto immergersi nella Natura e ammettere che non c'è furore o vendetta in essa, ma una saggia e continua necessità. Sicuramente c'è bisogno di dare ali e corpo a una nuova identità dei terrestri che però dovrà, necessariamente, immergersi nella natura e nei suoi cicli per trovare ispirazione su come invertire la rotta dell'autodistruzione della razza umana. Ne nascerà, sta già nascendo ora, una nuova cultura umana che semplicemente si adatterà più velocemente ai nuovi scenari e imparerà a collaborare con altri umani affratellati per lasciare nel loro brodo coloro che ancora affogano in una visione egoistica e distruttiva, basata sul potere anche quello di piegare alla propria volontà un intero popolo. Magari rapendone i rappresentanti legittimi e facendo uso di grandi arsenali militari per dimostrare la propria superiorità. Sicuramente sarà una umanità capace di lottare ma che ripudia la guerra come sistema, perché nella guerra tutti perdono: la spirale di odio e distruzione provoca risentimenti e vendette continue e la prima vittima di una qualsiasi guerra moderna è proprio la natura.
Nell'ennesimo momento disperato del film Avatar fuoco e cenere, l'indecisa sensitiva nativa Kiri varca i propri limiti ed ha una visione in cui vede il volto di una gigantesca donna, che ricorda molto un'impassibile Vergine Maria con poco della nativa genetica del pianeta. La invoca come "madre guerriera", scatenando gli animali di Pandora contro gli invasori terrestri. Io credo che chi ama la natura e la osserva, con passione e partercipazione, la perfezione dei cicli naturali possa farsi beffe di questa visione perché non c'è alcuna guerra nella natura, non come l'hanno inventata poi gli esseri umani circa 6000 anni fa. Certo ci sono predatori e ci sono scontri e ci sono morti che però vengono divorati e vengono usati per il ciclo della vita in cui la morte ha uno spazio. Non c'è un'industria della morte e non c'è una sete di possesso senza limite che inventa moltiplicatori, le macchine, delle proprie forze per assurgere al rango di semidei.
Argomenti
Alberi e paesaggio,
Evolvere la Coscienza,
Vita in famiglia
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