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sabato 7 febbraio 2026

Lettera aperta alla dott.ssa De Perini, assessore all'ambiente di Chioggia

Gentile Assessore dott.ssa De Perini,

a quasi due settimane dall'abbattimento del platano secolare di fronte alla stazione di Chioggia l'ufficio ambiente non ha ancora provveduto a farci pervenire alcuna relazione tecnica a giustificazione. Eppure questa relazione tecnica esiste ed è stata citata più volte, però non viene pubblicata o almeno inviata a noi che abbiano chiesto accesso agli atti. Incomprensibilmente il sindaco di Chioggia interviene continuamente sulla questione e pare quasi che a tagliarlo, motosega in mano, sia stato lui, dato il fervore con cui difende la decisione e i suoi esecutori. Non so nemmeno se il sindaco sappia usarne una: per le seghe a mano non c'è bisogno di particolare qualifica ma per quelle a motore è scattato l'obbligo della formazione di sicurezza. Non capisco perchè anche in occasione dello sversamento di gasolio nel canale di San Domenico a Natale, come con questi sciagurati cantieri di abbattimento, il primo cittadino scavalchi le sue competenze e le releghi al ruolo di Cenerentola su questioni che riguardano espressamente le sue competenze. Si ricorda quando ha patrocinato il concorso Scopriamo le Barene dell'associazione Amico Giardiniere (nella foto): allora sì che era lei l'Assessore! Era la primavera del 2024 ed io avevo ancora fiducia che potesse fare bene.

Nell'incontro che abbiamo lungamente sollecitato da novembre 2024 e che si è tenuto nel gennaio 2025, noi di Amico Giardiniere avevamo già posto sul tavolo numerose violazioni del Regolamento del Verde, che spero nel frattempo abbia accuratamente studiato (clicchi per scaricarlo eventualmente). In quell'occasione lei si era dichiarata non competente in materia, cosa che leggendo il suo curriculum è coerente dato che lei ha conseguito la maturità classica e poi si è laureata, al contrario del sindaco uscente che dopo il diploma da perito delle telecomunicazioni ha iniziato subito a lavorare. Da una donna di buona cultura come lei, che ha studiato diritto anche all'università nell'ambito della laurea in Relazioni internazionali (come leggo nel suo cv pubblico, con una valutazione di 90/110) mi aspettavo almeno una citazione , articolo per articolo, del regolamnto che invece sembra essere lettera morta oramai. A gennaio 2025 avevamo portato la questione del ritorno delle capitozzature, espressamente vietate: le 30 tamerici ridotte a pali con precisi colpi di motosega nel giardino della scuola Baldo Morin; poi il gran numero di abbattimenti in corso che poi abbiamo verificato essere solo in parte muniti di autorizzazione; i lavori invasivi nell'area verde di forte san Felice e gli abbattimenti non autorizzati all'Arena Duse. Per ogni cosa lei ha rinnovato la sua fiducia (cieca a mio avviso) all'ing. Napetti, dirigente del settore, che a sua volta l'ha confermata alla "sue" aziende del verde.

Lei in quell'ormai lontano incontro (13 mesi fa appunto) aveva dichiarato che avrebbe vigilato: non ci sembra che questo suo impegno sia stato rispettato. Se fosse intervenuta allora molti dei danni e delle violazioni di legge perpetrate da aziende delegate dal Comune non si sarebbero verificate e centinaia di alberi sarebbero ancora qui con noi a rendere questa città migliore. E' necessario che tutti gli amministratori di bene pubblici ricordino che quei beni non sono di loro proprietà ma devono essere gestiti per arricchire la comunità, ampliandoli e rendendoli disponibili a tutta la comunità. Noi di Amico Giardiniere abbiamo lanciato una petizione per fermare gli abbattimenti, verificare tutte le relazioni tecniche, stilare una lista di alberi da tutelare in maniera particolare che consegneremo in Comune lunedì. Se lei è ancora l'Assessore all'Ambiente al Comune di Chioggia la prego di risponderci e premere sugli uffici per accelerare i tempi dell'invio degli atti. Se invece ha deciso di prendere questa delega come una sinecura, restituisca la delega al sindaco che non vede l'ora di avere sempre nuovi argomenti su cui fare esternazioni poco fondate o pubblicare foto alterate con l'IA, invece di pubblicare i documenti integrali ufficiali.

Le faccio i miei auguri, anche per il suo incarico di vicesindaco, perchè credo che in questa fine di mandato ne avrà veramente bisogno.

prof. Francisco Panteghini

giovedì 8 gennaio 2026

Avatar fuoco e cenere: cultura a difesa della Natura?

Avatar è tornato ancora nelle sale con la terza pellicola "fuoco e cenere". Torniamo nella galassia di Pandora, dove gli umani arrivano con aziende private ipertecnologiche a rubare le preziose risorse del pianeta coperto da Natura Vergine ma aliena. Il nome del pianeta è già un programma: nel mito greco si chiamava Pandora la donna che per curiosità liberò dal fatidico vaso le peggiori catastrofi contro l'umanità, spargendo poi la speranza che cessassero. La bella trovata del primo Avatar era quella di presentare gli umani e la loro sete di guadagno come qualcosa di innaturale e propriamente alieno a quel mondo, che invece premiava le specie animali e senzienti capaci di fondersi con la natura e di coltivare rapporti sinceri, anche se non sempre Pacifici, tra i propri componenti. I Na'vi, popoli nativi, sono una stirpe guerriera che deve sopravvivere a mille insidie di una natura che ricorda quella della Terra ai tempi dei dinosauri: pericoli ad ogni piè sospinto che vanno conosciuti e superati con audacia, con forza ma soprattutto con una profonda connessione alla natura del luogo e ai vari animali. Infatti nella loro crescita i nativi imparano a collegare in una rete neurale con la propria persona diverse cavalcature, piante e i luoghi sacri al pianeta-divinità Pandora.
Per inventare questo film gli sceneggiatori hanno saccheggiato mitologie, antropologia e storia con una vena di critica al modello ipercapitalistico americano, basato sul dominio delle corporation e sul profitto ad ogni costo. Questo terzo episodio comincia a risentire un po' della tipica stanchezza dei sequel nati per cavalcare il successo del botteghino e non per una profonda struttura trinitaria, come potrebbe essere stato nella trilogia originaria del Signore degli Anelli per fare un paragone veramente ben riuscito. Ho visto il film in lingua originale inglese, con sottotitoli in francese, perché ero in ferie a Parigi. Questo mi ha dato un'interessante opportunità: da un lato c'era l'inglese semplice e anche ripetitivo, dall'altra i sottotitoli in francese con la traduzione direi culturale dei concetti espressi dai personaggi e chissà quale sarà stata poi la traduzione in lingua italiana. Gli scenari fantastici creati per questa nuova avventura sono sicuramente meravigliosi e sanno stupire, anche se la trama è piena di aspetti prevedibili e di richiami ad altri film. Il tema centrale è ancora una volta il ritorno degli avidi e crudeli terrestri che questa volta riescono grazie al colonnello Quaritch, imprigionato in un avatar Na'vi, a portare dalla propria parte alcuni nativi e, pur disprezzandoli, riescono a usarli come guide esperte per travolgere i difensori di Pandora. Questa volta il ruolo dei personaggi femminili è cruciale: il triangolo tra la madre guerriera Neytiri, la seduttrice sciamana spietata Varang e la sensitiva che cederà all'ira funesta di chiamare e guidare le forze di natura del pianeta all'uccisione di tutti i terrestri invasori.
Questa "lotta per salvare il pianeta" sicuramente invita ad immedesimarsi gli ambientalisti che ritengono che la civiltà occidentale abbia varcato soglie che sarebbe stato meglio non traversare. Ciò che ne risulta come inevitabile conseguenza sembra essere una guerra fratricida sanguinosa. Chi oggi vuole salvare la natura (che ha tutta la mia stima) deve prima di tutto immergersi nella Natura e ammettere che non c'è furore o vendetta in essa, ma una saggia e continua necessità. Sicuramente c'è bisogno di dare ali e corpo a una nuova identità dei terrestri che però dovrà, necessariamente, immergersi nella natura e nei suoi cicli per trovare ispirazione su come invertire la rotta dell'autodistruzione della razza umana. Ne nascerà, sta già nascendo ora, una nuova cultura umana che semplicemente si adatterà più velocemente ai nuovi scenari e imparerà a collaborare con altri umani affratellati per lasciare nel loro brodo coloro che ancora affogano in una visione egoistica e distruttiva, basata sul potere anche quello di piegare alla propria volontà un intero popolo. Magari rapendone i rappresentanti legittimi e facendo uso di grandi arsenali militari per dimostrare la propria superiorità. Sicuramente sarà una umanità capace di lottare ma che ripudia la guerra come sistema, perché nella guerra tutti perdono: la spirale di odio e distruzione provoca risentimenti e vendette continue e la prima vittima di una qualsiasi guerra moderna è proprio la natura.
Nell'ennesimo momento disperato del film Avatar fuoco e cenere, l'indecisa sensitiva nativa Kiri varca i propri limiti ed ha una visione in cui vede il volto di una gigantesca donna, che ricorda molto un'impassibile Vergine Maria con poco della nativa genetica del pianeta. La invoca come "madre guerriera", scatenando gli animali di Pandora contro gli invasori terrestri. Io credo che chi ama la natura e la osserva, con passione e partercipazione, la perfezione dei cicli naturali possa farsi beffe di questa visione perché non c'è alcuna guerra nella natura, non come l'hanno inventata poi gli esseri umani circa 6000 anni fa. Certo ci sono predatori e ci sono scontri e ci sono morti che però vengono divorati e vengono usati per il ciclo della vita in cui la morte ha uno spazio. Non c'è un'industria della morte e non c'è una sete di possesso senza limite che inventa moltiplicatori, le macchine, delle proprie forze per assurgere al rango di semidei.

sabato 13 dicembre 2025

Domani a Boario le esequie del piccolo Tommaso

Domani, domenica 14 dicembre si terranno i funerali del piccolo Tommaso, trapassato a 22 mesi ( leggi l'articolo di Bresciaoggi).

Alle 14.30 alla Madonna della Neve di Boario si celebreranno le esequie. Sarà un'occasione per mostrare concreta vicinanza, nelle comune Fede, alla straziata famiglia.

venerdì 31 ottobre 2025

Giunta contro Natura: 2 anni di danni ambientali nel territorio di Chioggia

Ca' Pasqua di Chioggia + Dopo mesi di studio l'associazione Amico Giardiniere, presieduta dal prof. Francisco Panteghini, presenta la sua relazione sulla gestione del verde pubblico di competenza del Comune di Chioggia con dati che partono da novembre 2024 fino al luglio 2025. Un anno record per numero di abbattimenti e per il ritorno della barbara pratica della capitozzatura, come ha denunciato la stessa associazione nel febbraio 2025. Oltre a questa corposa relazione, che getta molte ombre sull'operato degli uffici preposti, l'Associazione Amico Giardiniere ha organizzato per domani 1° Novembre ore 17.30 presso la sede in via Rebosola 3 a Ca' Pasqua di Chioggia, una conferenza per diffondere informazioni chiave raccolte grazie alla collaborazione con Europa Verde che ha provveduto a ottenere dati dall'Arpav sullo sversamento di idrocarburi in laguna sud e nel Lusenzo nel marzo 2025. Dato che lo spazio è limitato si consiglia vivamente la prenotazione al 328 7021253.
Inoltre si è fatta una indagine congiunta sulla normativa e le responsabilità della lotta alle immondizie disperse nelle acque della laguna veneta di cui verranno presentati i risultati. Relatori oltre al prof. Panteghini sarà il consigliere comunale di Venezia di Europa Verde Gianfranco Bettin, la candidata alle regionali Franca Marcomin e il consigliere comunale di Cavarzere Andrea Fumana che ci permetteranno un confronto con le realtà circostanti. La relazione dei soci di Amico Giardiniere è molto corposa e può essere richiesta in formato digitale col pagamento di un contributo di 10,00 euro da versare con bonifico o direttamente ai membri del direttivo dell'associazione. Include i documenti ufficiali del Comune di Chioggia, autorizzazioni di abbattimento, schede degli alberi, materiale fotografico, relazione elaborata dai soci di Amico Giardiniere con i conteggi, le criticità, i riferimenti normativi. Basta scrivere a amicogiardinierelaguna@gmail.com o chiamare al 328 7021253.

Link all'evento facebook: https://www.facebook.com/events/1472430184019732/

venerdì 10 ottobre 2025

la Vita del terreno in Autunno, lavorazioni, concimazioni, rigenerazione: domenica 19 Ottobre il corso

Domenica 19 Ottobre, dalle 14.00 alle 18.00, primo corso teorico pratico dell'associazione Amico Giardiniere, sezione Valgrigna, a Bienno (BS) in Valcamonica: la Vita del terreno in Autunno, lavorazioni, concimazioni, rigenerazione. Il pomeriggio intende illustrare, anche grazie alla visita all'orto dell'Agriturismo Prestello e del Bosco, i principali elementi per riconoscere la struttura e i fenomeni vitali del nostro terreno, così da poter agire (o evitare di danneggiare!) i suoi cicli che garantiscono drenaggio, fertilità, salute alle piante.

Relatori saranno il prof. Francisco Panteghini presidente dell'associazione di promozione sociale Amico Giardiniere esperto di giardinaggio naturale, e il perito Diego Dellanoce, giovanissimo fondatore di un'azienda agricola innovativa tra Berzo e Malegno: allevatore di lombrichi per la produzione di Vermicompost e coltivatore di funghi gourmet. Saremo ospiti all'Agriturismo Prestello di Massimo Valtropini. A fine corso aperitivo davanti al caminetto dell'Agriturismo.

Sono solo 12 i posti disponibili, per garantire la migliore interazione tra docenti e discenti. E' obbligatoria quindi la preiscrizione prenotando al 328 70 21 253 (Francisco) o scrivendo a amicogiardinierelaguna@gmail.com. Richiesto contributo di 20,00 euro che include: spese di segreteria, copertura assicurativa, aperitivo rinforzato del Prestello, appunti digitali dell'incontro, uscita pratica in orto.

giovedì 16 marzo 2023

Qualche umile osservazione sul verde pubblico di Chioggia Marina cap.1: la mia formazione e il mio punto di vista sulla Natura

Qualche umile osservazione sul verde pubblico di Chioggia Marina nel 2022-23

CAPITOLO 1: la mia formazione e il mio punto di vista sulla Natura

Francisco Panteghini titolare della ditta Amico Giardiniere al lavoro a Treviso tanti anni fa

Dopo un lungo silenzio sulla gestione del verde pubblico cittadino qui a Chioggia Marina ho deciso di iniziare a pubblicare alcuni contributi sulle questioni emerse di recente. Lo farò come privato cittadino della Repubblica Italiana, a mio solo nome e senza tessere di partito in tasca. Dato che mio padre mi ha trasmesso forte il senso del dovere vado a votare, anche quando non trovo candidati ideali, perchè prima che un diritto la democrazia è un dovere e non voglio che altri decidano per me. Come cittadino però rivendico il diritto di esprimere liberamente il mio rispettoso pensiero e di chiedere ai politici ragione di questo o quel provvedimento. Molte persone mi identificano con l'associazione Amico Giardiniere, che quest'anno compie quest'anno 10 anni e li dedica alla conoscenza e tutela delle barene. Questa associazione è nata da un gruppo di amici appassionati di Natura a Mestre e poi a Chioggia. Qui si è radicata nel tessuto sociale cittadino adattandosi alle esigenze locali. Ho avuto l'onore di essere tra i sei soci fondatori e di redigere lo Statuto dell'associazione di promozione sociale Amico Giardiniere. L'ho presieduta per 2 mandati (nel 2013-2016 e nel 2018-2021) in cui abbiamo iniziato il lavoro, che continua tuttora, di pulizia di zone degradate o difficilmente raggiungibili dove solo le mani amorevoli dei volontari possono arrivare, dal 2016 la festa dell'albero, la collaborazione con alcune scuole e più di recente l'apertura al pubblico e la dedicazione del Giardino San Michele (600 mq di verde nel centro storico di Chioggia) e tanto altro. Ci siamo anche molto occupati dello stato, precario, in cui versava il verde pubblico cittadino contribuendo, a volte forse in maniera troppo irruente per la passione che ha contraddistinto la mia giovinezza, al dibattito sulla necessità, per la comunità di Chioggia, di gestire direttamente il suo patrimonio verde e di dotarsi almeno di un Regolamento comunale apposito e di un censimento delle aree verdi pubbliche e di tutti gli alberi, come poi è stato.

LEGGI IL REGOLAMENTO DEL VERDE PUBBLICO DEL COMUNE DI CHIOGGIA CLICCANDO QUI

Spesso in passato se criticavo questo o quell'intervento di aziende private o pubbliche sono stato attaccato adducendo che non avessi le competenze tecniche che millantavo. Quindi, prima di iniziare la pubblicazione, che speravo breve ma che si articolerà in capitoli densi, dei capitoli riguardanti il verde cittadino e periferico di CHioggia Sottomarina ritengo opportuno pubblicare il mio curriculum così ognuno potrà farsi un'idea di chi sono, cosa conosco e di cosa non conosco. Riassumo alcuni passaggi della mia formazione, quando ho interrotto per 10 anni l'insegnamento di Letteratura e Storia: ho consegutio la qualifica regionale di Operatore del Verde nel 2007 (180 ore teoriche e pratiche di botanica,progettazione, potatura, abbattimenti controllati, diritto ecc.). Ho conseguito il brevetto per le potature in arrampicata su alberature presso la Scuola Agraria del Parco di Monza nel 2009.Ho lavorato come operaio stagionale presso una cooperativa sociale trevigiana specializzata nella cura del verde e in altre 2 gitte giardinieristiche minori. Sono stato giardiniere responsabile del progetto di recupero del parco storico di Villa Rechsteiner a Oderzo fino al 2009. Sono stato imprenditore artigiano nel settore Cura e manutenzione del paesaggio per 5 anni. Ho seguito il corso di tutela degli alberi monumentali con dott.Daniele Zanzi a Varese (30 ore), uno pionieri della moderna arboricoltura che si è formato con il famosissimo forestale americano Alex Shigo. Sono stato socio fondatore dell'Associazione nazionale dei Giardinieri BioEtici insieme a Simone Fenio, Andrea Iperico, Daniele Marinotto e altri giardinieri di orientamento biologico. Ho seguito lezioni sulle palme con Maurizio Cipriani a Roma, sui pini con il dott.Giovanni Morelli a Jesolo. Non sono mai diventato bravo come loro, anche perchè partivo da una formazione umanistica e la mia indole è sempre stata più quella dell'insegnante che del ricercatore. Infatti, se riesco a capire qualcosa, sono in grado di trasferirla in tanti modi ed ho fatto il formatore per i neoiscritti ai Giardinieri BioEtici e il coordinatore delle giornate formative nazionali fino al 2018. Io NON SONO un dottore forestale, IO NON HO STUDIATO BOTANICA ALL'UNIVERSITA' però devo dichiarare ad onor del vero che ho incontrato spesso nella mia vita professionale dei dottori agronomi che di alberi sapevano molto meno di me, pur avendo per legge il diritto di firmare perizie e ordinare interventi.

Francisco Panteghini durante l' abbattimento di un pioppo nero con tecnica in arrampicata, senza piattaforma aerea a Treviso, 20 kg or sono...

Come si può evincere da questo curriculum, io non sono un ambientalista da salotto. Io ho personalmente potato e anche abbattuto decine di alberi. Ma è vero che gli alberi mi hanno sempre più affascinato e l'approfondimento dei miei studi a riguardo è stato poco comune, per un giardiniere di provincia. Nel 2012 chiusi l'attività per alcuni anni e passai il nome, il sito web ecc. alla neonata associazione Amico Giardiniere, tramite la quale io volevo condividere quanto appreso con la mente e capito col cuore: che tra gli uomini e gli alberi esiste un'antica alleanza che noi umani dobbiamo tornare a onorare. Ancora oggi, che ho ricominciato a insegnare nella scuola pubblica con molta soddisfazione, faccio fatica a definirmi un ambientalista. Infatti io ho trovato nella Natura (tra boschi, lungo fiumi, nella laguna ecc.) una grande pace, armonia e saggezza sovrumana. Io mi sono quindi convinto, come molti mistici e sapienti che mi hanno preceduto, che la Natura è stata creata ed è animata da intelligenze divine che dal piano spirituale mandano impulsi perchè la vita possa diffondersi ed evolvere sempre più bella e creativa. Anche attraverso questo percorso mi sono riappropriato della corrente mistica francescana, che scorre da generazioni potente nella mia famiglia, ma che solo da pochi anni mi ha completamente conquistato. Io sono certo che sull'Umanità e nella Natura c'è un progetto divino e non credo assolutamente che noi umani siamo dei virus letali per il pianeta. Noi, se siamo amorevoli, siamo la soluzione e la guida di una ulteriore evoluzione perchè nella Natura c'è una grande saggezza ma manca l'amore, il quinto elemento, il frutto maturo della libertà umana. Questa visione implica tanti corollari che non abbiamo qui il tempo di sviluppare, ma è bene che il mio lettore sappia come la penso. Cercherò comunque di esprimere in modo equanime conoscenze verificabili e condivisibili da tutte le persone di buona volontà.

Francisco Panteghini indaga un tiglio cavo ma peraltro sanissimo

Tutto ciò premesso restate in attesa del CAPITOLO 2

lunedì 5 settembre 2022

Recensione del libro "La coscienza dei luoghi" di Pierluca Zizzi

Ho accolto con piacere la richiesta dell'editore Lindau di una recensione al libro di Pierluca Zizzi "La coscienza dei luoghi. Manuale di geomanzia intuitiva. Allineare l'anima al cuore della terra". Dopo averlo letto e aver individuato alcuni sue specificità ho avuto anche il piacere di poter porre all'autore una serie di domande puntuali. Il modo di intendere la "geomanzia" è quello stesso ad esempio del sensitivo artista sloveno Marko Pogacnik e non quello codificato dalla tradizione come interpretazione di segni per compiere divinazioni. Tutto si regge sulla percezione individuale che si può sviluppare con appositi esercizi. Zizzi viaggia orgogliosamente solo nel senso che è fuori da gruppi organizzati e gerarchie, riconoscendo solo il confronto tra pari. Il suo tentativo di sintetizzare il suo percorso è encomiabile, anche se per chi è addentro a questo campo di studi troverà molte interpretazioni completamente soggettive e un tono spesso irriverente, ma comunque giocoso. Si può giocare su questi temi? Si può avventurarsi in questo universo percettivo senza protezioni? Senza "raccomandare l'anima"? Qui ognuno darà le sue risposte.

Se ci fossimo incontrati 10 anni fa quando scrivevo "La Forma dell'Acqua. Pellegrinaggio a risalire la Brenta 2012" avremmo trovato molti più punti in comune ma l'esperienza successiva mi ha portato a riappropriarmi della mia tradizione cristiana e con essa del continuo chiedersi cosa è giusto e cosa è sbagliato, dov'è la luce e dove l'ombra, dove l'illuminazione e dove l'inganno della tentazione perchè, come scrive san Paolo, ci sono invero molti dèi e molti signori ma solo uno è il Padre. Note conclusive sul libro sono che è corposo (ben 340 pagine) con molti esercizi guidati, il costo è di ben 24,00 euro e contine un piccolo apparato di schemi e immagini evocative in bianco e nero (lo puoi acquistare qui). Zizzi è anche autore di un altro corposo volume sulla Geometria Sacra ed è autore di diversi giochi da tavolo: ha pubblicato “Simurgh” e la sua espansione, “Dungeon Heroes Manager” e sempre per GiochiUniti “Mostrite”. Nel 2017 ha visto il grande successo di “Tang Garden” con Thindergriph e “Barbarians: The Invasion”. Auguriamo quindi a tutti una buona evoluzione per una vita più armoniosa con la Natura e più realmente umana!

1. perchè ha ritenuto di dover ridefinire la pratica della geomanzia distaccandola dal suo uso tradizionale codificato?

Più che una ridefinizione volevo riproporre ed evidenziare alcuni aspetti che richiedono meno specializzazione e aderenza alla tradizione delle discipline geomantiche al fine di attirare un grande numero di lettori che possono essere "spaventati" dalle modalità classiche alla quale la parola si riferisce di solito.

2. Quali elementi innovativi porta al lettore?

Spero quelli che caratterizzano quasi tutte le mie opere di divulgatore e di scrittore ovvero porre la pratica sul campo e l'esperienza personale prima dell'insegnamento da parte di formatori. Lo scopo finale è immettere fiducia da pari a pari, nei lettori e in chi approfondisce e distanziarsi dai percorsi iniziatici. Serve potere e conoscenze personali, in aggiunta il seguire le intuizioni di chi legge verso strade proprie e allontanarsi, paradossalmente, da quelle proposte da me nel libro.

3. in più punti nel libri si critica l'onda culturale New Age, peraltro senza definirla chiaramente, quali sono i pericoli che vede in questa tendenza?

He he... potrei scriverci un libro sui pericoli, probabilmente un giorno lo farò. La New Age, intendendola come normalmente viene vissuta nei centri olistici e in una certa letteratura, è pura espressione del consumo, sostituendo con incoscienza il prodotto da supermercato per riempire la pancia con i prodotti da maestrini spirituali da somministrare all'ego. La quasi totalità delle persone che hanno fatto percorsi New Age, e più in generale la spiritualità moderna, hanno fallito gli obiettivi che si erano prefissati. Dunque un'autocritica è necessaria e prendere l'armi contro di essa, per me, è obbligatorio.

4. nel suo libro scarseggiano (saranno meno di una decina) riferimenti ad autori e consiglio di altre pubblicazioni. E' una scelta ponderata? Non rischia di "tagliare le radici" da cui si è sviluppato il suo lavoro privando il lettore di un utile confronto col suo percorso di conoscenza?

La scelta è ponderata per due motivi. Il primo e il più importante è che io voglio proporre la mia esperienza negli anni come garanzia del funzionamento di quello che divulgo. La seconda è squisitamente, o amaramente, letteraria e stilistica... io scrivo con pochi riferimenti esterni preferendo che i lettori li cerchino per loro conto se lo desiderano.

5. p. 34 scrive " maggiore è la vostra distanza dalla natura e dalle vostre origini e maggiore sarà la velocità in cui verrete trasformati in macchine biologiche al servizio del consumo, schiavi senza emozioni di chi vi vuole spenti e acritici". Chi sarebbero queste eminenze grigie più volte evocate? E' sufficiente "tornare alla natura" per cambiare lo scenario apocalittico attuale?

In ordine sparso e senza classifiche di cattiveria che farebbero solo ridere: -La massa di quel 90/95% di persone che ha un credo materialistico o un ego spiritualizzato che è anche peggio. -I veri governi che tirano le file dell'economia mondiale (circa un migliaio di persone che hanno creato parole come complottismo, antivaccinisti, antidemocratici ecc). -Un insieme di intelligenze aliene che influenzano con vari sistemi le menti di otto miliardi di persone. -Ogni essere umano che non riesce a vincere il conformismo e le paure di base nelle quali siamo immersi tutti e che dunque si schierano inconsapevolmente contro se stessi. -Stereotipando per categorie e mestieri la maggioranza di politici, giornalisti, militari, massoni (non tutti, molti sono schiavetti inconsapevoli) e ovviamente scientisti che "credono nella scienza" ovvero la frase più digitata da due anni in rete... che immagino si commenti da sé. Finalmente verrò classificato anche io con le definizioni di cui sopra che ovviamente rifiuto in toto. (scherzo). Per la seconda domanda la risposta è: "Sì" se il ritorno alla natura è fatto con il cuore e l'intuizione animica. Di collezionisti di insetti o esperti di geologia sono già piene le università.

6. cosa pensa lei della reincarnazione? E' un cambio di prospettiva che permette di interpretare in modo completamente diverso visioni e memorie, lei la ammette?

Sì, penso di averlo anche scritto. La reincarnazione "giustifica", e talvolta spiega bene, molti fenomeni umani personali e sociali, dalla storia di certi doni a quella delle nazioni. Ma, chi la usa per spiegare tutto ricade nel modo della fenomenologia New Age che io tanto avverso.

7. in più punti (es. p.133) sembra criticare o schernire coloro che misurano le energie dei luoghi come i radiestesisti: non ritiene utlie il lavoro di un Marco Nieri o di un Rudi Toffetti nella decodifica dell'uso cultuale dei luoghi antichi? L'ho riletta e direi che non c'è traccia di scherno. Avverto i lettori di non fidarsi di tutti ma di sviluppare discernimento sia dalle etichette che dai grandi nomi o definizioni storiche come "druido". Per quanto riguarda i due nomi che mi ha fatto reputo "quello che ho letto di loro" molto interessante. Ma io giudico o mi faccio un parere solo conoscendo di persona, stringendo loro la mano e mangiando una pizza con loro, il resto è quasi inutile.

8. p.93 scrive "esseri umani non illuminati non possono sopportare l'esposizione a queste frequenza (24000 bovis)": cosa significa per lei essere illuminati? E lei personalmente si sente parte di questa cerchia eletta?

Intendevo che l'esposizione PROLUNGATA a quelle frequenze è possibile senza danni per persone ad esse abituate o in accordo con esse per natura o raggiungimento spirituale. Si tratta di una fenomenologia estremamente personale e di difficilissima classificazione. Forse sono stato troppo sbrigativo nello scrivere. Alla prima domanda potrei, anche in questo caso, rispondere minimo con una decina di pagine tra loro molto contraddittorie, dunque dovrà pormi la domanda di persona, come spero che accada. Alla seconda rispondo "no", con una strana riserva. Nell'arco della mia vita ho avuto una decina di episodi di bliss, o se preferisce di illuminazione temporanea e spontanea. Ho avuto anche esperienze di fortissima alterazione di coscienza semi spontanee. Di entrambi i tipi non parlo mai volentieri per non creare l'effetto "santone illuminato" che mi repelle.

9. a pag. 117 dedica un capitoletto alla linea micaelica. Cosa pensa dell'influsso micheliano nella nostra epoca (cito il contributo di Fausto Carotenuto in proposito)? Si sente parte della "schiera" di suoi seguaci?

Ha ha oddio no. Non faccio parte di nessuna schiera e penso di aver scritto proprio in quelle pagine che quel tipo di energia e forma pensiero mi è distante, poco affine e talvolta "sostanzialmente avversa". Per la prima domanda direi che dovremmo intenderci sul significato di "influsso micaelico" e dei confini temporali della nostra epoca. Mi consenta, scherzosamente, di parlare con il signor Michele nella prossima frase: "chicco il diavolo che stai calpestando ha vinto tutte le guerre e le battaglie, cambia arma che quella è senza filo. Inoltre ti devo far notare che se separi lui da te tagli te stesso e dunque dai un messaggio sbagliato a chi fa il tifo per te o per lui. Pensaci ragazzone di luce".

domenica 3 luglio 2022

Il Genio Naturalistico dei Sudtirolesi

Da anni passo qualche giorno di ferie in Sudtirolo: da Merano alla Val Venosta, da Klausen a Sterzing e alle sue valli alpine. Ho una grande ammirazione per la gente di quelle terre e quest'anno finalmento ho capito come sintetizzare in una frase quella simpatia che mi ispirano da mille particolari e dalla gestione del loro incantevole paesaggio.
I Sudtirolesi coltivano il loro genio naturalistico creando attività e opere in armonia con la loro terra. L'amore per la natura è fortemente radicato e tramandato. Alla libreria Athesia è normale dedicare un'intera vetrina ai libri per bambini dedicati alla natura, sia per la conoscenza che per il gioco. I negozi di giocattoli accolgono bellissimi modellini di animali e macchine agricole. Sembra che tutto conduca per mano il bambino a crescere conoscendo, ammirando e imparando come gestire la natura, primo fra tutti piante animali coltivati.
La cultura contadina di montagna è ancora presente, orgogliosamente difesa e politicamente sostenuta. Molte persone abbinano il lavoro fuori casa con le attività manuali o meccanizzate del loro maso. Molti allevano animali e piccole stalle punteggiano il paesaggio. I contadini tenacemente continuano a sfalciare i pendii e raccogliere con cura quello che sembra un prezioso raccolto. Ho avuto modo di visitare i Giardini aromatici in Val di Vizze: con la cura del dettaglio quest'azienda ha saputo creare orti bellissimi dove accanto a piantee da fiore e aromatiche trovano posto la piantaggine e il verbasco, che mai avevo visto coltivare!
A qualcuno non piacerà ricordare la passione sudtirolese per la caccia. Io non sono un cacciatore ma avverto che qui la tradizione e l'oculata gestione fanno in modo che il prelievo sia contenuto e una sana popolazione di cervi, camosci, caprioli riempia i loro monti. Esporre un trofeo, come ad esempio un maestoso palco di cervo, non è tanto una esibizione narcisista ma la riprova di una antica benevolenza degli dei silvani verso l'uomo che li ama e li governa.
Un'ultima riflessioni sulla radicata tradizione cristiana, che si avverte subito diversa da quella di lingua italiana: qui i cimiteri si accompagnano ancora alle chiese con lapidi immerse nel verde e nell'immancabile contenitore per l'acqua santa, si tramandano preghiere e usanze per le varie feste dell'anno come la bellissima benedizione delle soglie la notte delll'Epifanica (M K B sta per i tre re magi Melchiorre Kaspar e Baldassarre) o i mercatini di Natale.
Concludendo questa riflessione voglio ricordare con che amore e forte intuizione gli abitanti della Val d'Ultimo si prendano cura dei larici millenari di St. Gertrude. Un luogo vero e proprio luogo sacro in natura che si ricollega all'antico uso dei boschi sacri. Diplomaticamente il cartello parla di "monumento naturale" ma io credo che l'anima del sudtirolese lo viva in modo ancora più profondo.
Non credete a quanto vi ho raccontato e documentato (tutte le foto sono state scattate da me a Stering -Vipiteno, tranne l'ultimo cartello)? Fate la vostra esperenza! Esplorate vallate e città, andate nei masi a comprare i prodotti tipici, chiedete ai cacciatori le loro storie! Fatevi pervadere dall'amore per la propria terra e ricordate che questa terra ha dato i natale ad Alexander Langer, grande anima del movimento Verde nazionale. Indipendentemente dalla lingua chi ama la natura trova modo di capirsi e cooperare.

mercoledì 14 luglio 2021

La ricerca dell'anima di Antonio Ligabue, artista italiano

Ho potuto godere la mostra di Antonio LIgabue a Ferrara lo scorso fine settimana (terminerà domenica prossima per spostarsi in un'altra città italiana). Condivido le riflessioni che mi ha suggerito, ringraziando per il bell'allestimento, la vasta scelta, la frecura e la possibilità di fotografare la mostra, questo è un modo concreto per divulgare la cultura.
Forse intuisce qualcosa di fondamentale Anatole Jarowkky, critico d'arte francese, parlando delle capacità intuitive di comunicazione col mondo di Antonio Ligabue. Una sensibilità pagata cara, con un'infanzia segnata dall'affido ad una famiglia svizzera, il rachitismo, la morte della madre e dei fratelli, la rabbia verso il padre ritenuto responsabile e poi, appena ne ebbe l'età, quel vagabondare senza sentirsi mai a casa. Per non parlare dei ricoveri in ospedale psichiatrico, ben tre. Momenti di serenità e ispirazione lo raggiungono quando si immerge nella natura, nel lavori dei campi e nell'accudimento degli animali. Il rapporto col mondo animale era concreto e basato sulla sua esperienza come pastore, garzone, bracciante.
Nelle sue opere giovanili le campagne e monti svizzeri sono ricordati con dovizia di particolari. Cresciuto da una famiglia di lingua tedesca patirà poi un secondo spaesamento quando sarà costretto a tornare in Italia, di cui non coscoe la lingua e le abitudini. Ma la campagna e gli animali selvatici restano il suo interesse principale. Il disegno e poi la pittura e la scultura in bronzo diventano per lui un linguaggio esistenziale, indispensabile, attraverso cui manifestare il proprio mondo interiore e cercare una qualche conciliazione con la durezza della sua vita.
Osservate questo scontro tra cervi maschi: una muta di cani li circonda e li assalta mentre loro sono intenti nel loro duello e sembrano ignorare la minaccia. Imponente si staglia la carrozza postale trainata da poderosi cavalli. Mancano i cacciatori che spieghino la presenza dei cani. Sembrano quasi tre elementi, quattro se includiamo i poderosi alberi al centro, simbolici, non legati ad una narrazione ma ad un linguaggio onirico. Possiamo farci suggestionare da tale composizione e iniziare a percepire gli animali, ovvero i "portatori di anima" come i rappresentanti delle passioni che attraversano il pittore.
Ligabue rappresenta spesso scene di lotta tra animali o anche animali che aggrediscono uomini o persino, come la famosa tigre più volte dipinta, l'osservatore, quasi scuoterlo dalla sua situazione di comfort. Ligabue sente una grande rabbia nel fondo dell'anima e questa rabbia si fa a volte aggressitvità: come quando durante l'occupazione del 1943 aggredirà con una bottiglia spezzata un soldato tedesco, di cui era stato l'interprete.
Nel difficile confronto tra il mondo degli animali, maestri delle emozioni, e il mondo degli uomini, maestri del pensiero e dell'astuzia spesso Ligabue sogna la rivincita degli animali: più volte ritrae l'animale vincere sull'umano, il cinghiale sul cacciatore, la tigre sull'uomo. In queste opere leggo la difficoltà a gestire forti emozioni, ad accoglierle ed elaborarle dal piano istintivo a quello relazionale e comunicativo. Introverso e poco propenso alle parole è qui nelle sue tele e nelle sue sculture che cerca una sintesi ed una progressiva elaborazione.
Gli animali sono anche maestri di tenerezza e di amore filiale: i forti cavalli da tiro, le vacche coi loro vitelli, le capre diventano soggetti di realistiche rappresentazioni, sia nei dipinti che nelle sculture. Ligabue tra dalla sua esperienza la conoscenza dei gesti, delle forme e la loro naturale traduzione nei sentimenti corrispondenti.
Antonio non disdegna le figure umane, tracciate con forti contorni neri e campiture di colore pieno che hanno un che di teatrale, di esagerato. Sono però sempre presenti elementi naturali: paesaggi, piante, fiori e insetti. Elementi che nella sua visione sono inscindibili: gli umani sono veramente tali solo nel contatto col mondo naturale

martedì 5 maggio 2020

Il Terzo paesaggio di Gilles Clément

Per un paesaggista o un giardiniere ecologico (così sidefinisce semplificando Clèment) come il Giardiniere BioEtico conoscere il lavoro e le sfide concettuali che ha posto il francese Cilles Clément credo sia uno importante stimolo per la crescita personale e per la propria visione professionale. Non intendo con questo diventare un "Clementiano" ma dichiaro che per chi guarda al giardino con passione naturalistica attraversare Clément possa portare fecondi approcci alla proprio lavoro. Clément è anche un abile scrittore e insegnante e la sua produzione scritta è vasta e meritevole di attenzione. Ho scelto un piccolo libro per approcciarmi al suo lavoro maturo: il "Manifesto del Terzo paesaggio". Un libro dichiaratamente programmatico e persino provocatorio con un lessico asciutto e l'argomentazione netta da pamphlet illuminista.
Il Terzo paesaggio è costituito dall'insieme dei luoghi abbandonati dall'uomo: ritagli stradali, archeologie industriali, lottizazioni abbandonate ecc. Luoghi che non sono più "naturali" ma nemmeno sotto l'azione permanente dell'uomo, agricoltore o cittadino che sia. Il Manifesta è stato pubblicato nel 2004, tradotto in italiano dalla Quodlibet di Macerata nel 2005 ed ha avuto molto successo che fa scrivere all'autore nell'ultima ristampa "L'interesse suscitato dalla nozione di Terzo paesaggio presso diverse istituzioni e politici in diverse regioni del mondo mi ha indotto a pubblicare questo testo gratuitamente su www.gillesclement.com al fie di facilitarne la consultazione a tutti, soprattutto agli studenti. L'edizione 2013 contiene il nuovo capitolo Evoluzione e pratica del cncetto di Terzo paesaggio.
Il Terzo paesaggio viene anche definito come "frammento indeciso del giardino planetario", rimanda a Terzo Stato come uno spazio che non esprime nè potere nè sottomissione al potere. Il paragone provocatorio rimanda al pamphlet rivoluzionario di Sieyès nel 1789 che contribuì alla presa di coscienza della borghesia nel momento di crisi dell'Ancient Regime dominato dalla monarchia, dall'aristocrazia e dal clero. Il terzo paesaggio dunque è composto da spazi eterogenei ma ha un tratto comune: è un rifugio incolto per la biodiversità scacciata dall'uomo e dalle sue monocolture agricole o giardinieristiche che siano. Un altro tratto caratteristico è che i pendii e i rilievi contribuiscono alla diffusione della diversità. I residui assistono di ondate alla colonizzazione di piante pioniere favorite dal terreno nudo e si alternano velocemente fino a che il terreno si chiude e prendono il sopravvento le piante arboree. Occorrono meno di 40 anni per passare da un incolto a un fitto imboschimento.
La flora dei residui accolgie anche tutte le flore esotiche pioniere compatibili con quell'ambiente. Quindi il Terzo paesaggio è il territorio della mescolanza planetaria per eccellenza al contrario delle riserve naturali o delle foreste vergini. I residui costituiscono allo stesso modo riserve biologiche soggette a nessuna tutela e anzi periodicamente soppressi dall'azione umana. Il Terzo paesaggio è un luogo creativo, di sperimentazione di nuove convivenze e per molti versi rappresenta il futuro biologico in quanto riserva di tutte le configurazioni genetiche planetarie. Quindi l'aumento programmatico dei residui permette di predisporre rifugi per la diversità. E' il contrario della logica di sfruttamento e del profitto oggi dominante. Per questo il discorso sul Terzo paesaggio è anche un discorso politico di critica alle modalità dominanti e distruttive dell'umanità.
Al contrario accogliere il Terzo paesaggio, tutelarlo e irrigidirlo rischia comunque di condannarlo perdendo la sua mutevolezza nel tempo. Per aver a che fare con questi spazi e il loro potenziale è necessario educare tanto il fare quanto il non fare accogliendo la creatività naturale senza asservirla a modelli rigidi. Come vedete questo "manifesto" definisce nuove categorie e spinge ad una presa di posizione di fronte a quello che prima erano spazi senza nome. Inoltre la visione ecologica aperta, dinamica e aperta alla contaminazioni rappresenta una posizione di assoluta novità rispetto all'ambientalismo conservazionista e rigido. Clément pone sfide e mira a provocare nel lettore una reazione. Se questa recensione vi ha incuriosito a sufficienza non esistate a leggere l'intero libro che in 90 agili pagine offre un condensato di più approcci al Terzo paesaggio.

martedì 28 aprile 2020

Ars Rotatoriae: parte IV il valore ecologico del verde stradale

Ogni spazio verde può essere habitat per piante e animali. Anche frammenti separati e quasi desertici possono avere un loro valore ecologico nell'insieme, grazie alla relazione che intercorre con altri spazi. Ad esempio in Olanda è stato avviato un progetto di sostegno agli impollinatori attraverso la conversione dei tetti delle pensiline degli autobus in prati fioriti.
Se seguiamo il concetto di rete comprendiamo come sia possibile inserire anche pochi metri quadrati in un contesto più ampio e ricco. Semi volanti, insetti e uccelli possono collegare aree verdi isolate dal traffico cittadino e dalle nostre ingombranti infrastrutture dando continuità al paesaggio a patto che noi progettiamo quegli spazi usando lo stesso linguaggio: piante autoctone, prati fioriti, arbusti ricchi di bacche e utili alla nidificazione ecc. fino a comporre corridoi ecologici e oasi. Spesso si tratta solo di anticipare la naturale evoluzione per creare armonie stabili. Guardate questa rotatoria lasciata a se stessa fuori Vicenza.
Il prato spontaneo è stato ridotto a radure, via via ristrette dall'esuberante crescita di rampicanti, arbusti ed alberi. Che sono gli stessi che si vedono nei margini esterni della rotatoria: continuità col paesaggio e possiamo anche immagine che insetti e uccelli frequentino liberamente e colonizzino quell'area.
Manutenzione? Nessuna, per anni, ha lasciato che si producessero queste dinamiche. Io sono contrario al "lasciar fare", sono interventista e di formazione giardiniere. Ma sono anche convinto che la natura dialoghi con noi e che insieme, interagendo, proponendo e accogliendo le risposte possano nascere cose meravigliose.
Questa distesa fiorita in Gran Bretagna è nata da un progetto di sostegno ai prati fioriti spontanei riducendo a soli 2 sfalci l'anno le aree verdi di pertinenza delle autostrade. Seminando appositi misugli si possono ottenere meravigliose tavolozze di colori e, con pochi sfalci, si garantisce la risemina e la riduzione dei costi di gestione. Le prossime immagini sono tutte tratte da un progetto sperimentale che tratta proprio questa possibilità in rotatorie e spertitraffico a Milano.
Se vogliamo costruire composizioni più stabili e con minore manutenzione possimo progettare con le piante perenni. Qui di seguito le foto di un lavoro esemplare realizzato a Bassano del Grappa (VI) dal vivaio Priola. Le fotografie sono in ordine di tempo dal primo impianto all'anno successivo. Qui un'accurata progettazione e la conoscenza magistrale delle perenni ha creato una composizione di sicuro effetto estetico ma anche con un buon contributo in biodiversità, fioriture scalari e quindi polline e nettare.
Negli spazi di maggiori dimensioni secondo me è necessario includere piante tappezzanti, arbusti ed eventualmente nelle grandi rotatorie di circonvallazione anche boschetti di alberi di terza grandezza avendo cura di non far prevalere i consigli dei vivaisti sulla necessità di creare continuità col paesaggio orgininario che nel caso della pianura padana sarnno i componenti del bosco planziale. Tra le piante di quel bosco antico potremmo scegliere ad esempio ontano, salice, acero campestre, orniello, carpino bianco. Tra gli arbusti il sambuco, il nocciolo, il corniolo maggiore, sanguinella, il biancospino, il prugnolo, la frangula e la fusaggine per fare degli esempi.
Fondamentale oltre al progetto e al sesto di impianto l'uso di una efficace pacciamatura che dovrà però essere biodegradabile e drenante in modo da permettere alle acque meteoriche di filtrare e ravvivare il nuovo impianto. Sarà ovviamente necessario vigilare per irrigare se necessario. Uno spazio progettato in questo modo potrebbe richiedere una manutenzione annuale per "governare" la crescita delle piante e far fronte ad eventuali precoci invasioni di piante pioniere. Quando le piante saranno ben avviate provvederanno con l'ombreggiamento, la perdita del fogliame a riformare la pacciamatura e l'apparato radicale a mantenere la gerarchia (es. qui sottoun telo di juta usato in agricoltura).
Concludo citando le sperimentazioni dell'artista e giardiniere Giuliano Pagot che tra Conegliano e Vittorio Veneto da vita al progetto "parco chiazza" (sotto un esempio) ovvero la realizzazioni di piccoli, a volte anche minuscoli, ecosistemi legati a zone umide (fontane, canali, fossi) che ottiene semplicemente trapiantando accuratamente piante da luoghi simili. Il Parco Chiazza è anche un progetto partecipativo che invita i cittadini a riservare una porzione del proprio giardino alle piante spontanee da lascia crescere indisturbate. Questo modo di pensare è assolutamente in sintonia con la mia visione presentata in questi articoli sul verde stradale. Se ti è piaciuto l'articolo leggi quelli precedenti!