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Visualizzazione post con etichetta Evolvere la Coscienza. Mostra tutti i post
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giovedì 8 gennaio 2026

Avatar fuoco e cenere: cultura a difesa della Natura?

Avatar è tornato ancora nelle sale con la terza pellicola "fuoco e cenere". Torniamo nella galassia di Pandora, dove gli umani arrivano con aziende private ipertecnologiche a rubare le preziose risorse del pianeta coperto da Natura Vergine ma aliena. Il nome del pianeta è già un programma: nel mito greco si chiamava Pandora la donna che per curiosità liberò dal fatidico vaso le peggiori catastrofi contro l'umanità, spargendo poi la speranza che cessassero. La bella trovata del primo Avatar era quella di presentare gli umani e la loro sete di guadagno come qualcosa di innaturale e propriamente alieno a quel mondo, che invece premiava le specie animali e senzienti capaci di fondersi con la natura e di coltivare rapporti sinceri, anche se non sempre Pacifici, tra i propri componenti. I Na'vi, popoli nativi, sono una stirpe guerriera che deve sopravvivere a mille insidie di una natura che ricorda quella della Terra ai tempi dei dinosauri: pericoli ad ogni piè sospinto che vanno conosciuti e superati con audacia, con forza ma soprattutto con una profonda connessione alla natura del luogo e ai vari animali. Infatti nella loro crescita i nativi imparano a collegare in una rete neurale con la propria persona diverse cavalcature, piante e i luoghi sacri al pianeta-divinità Pandora.
Per inventare questo film gli sceneggiatori hanno saccheggiato mitologie, antropologia e storia con una vena di critica al modello ipercapitalistico americano, basato sul dominio delle corporation e sul profitto ad ogni costo. Questo terzo episodio comincia a risentire un po' della tipica stanchezza dei sequel nati per cavalcare il successo del botteghino e non per una profonda struttura trinitaria, come potrebbe essere stato nella trilogia originaria del Signore degli Anelli per fare un paragone veramente ben riuscito. Ho visto il film in lingua originale inglese, con sottotitoli in francese, perché ero in ferie a Parigi. Questo mi ha dato un'interessante opportunità: da un lato c'era l'inglese semplice e anche ripetitivo, dall'altra i sottotitoli in francese con la traduzione direi culturale dei concetti espressi dai personaggi e chissà quale sarà stata poi la traduzione in lingua italiana. Gli scenari fantastici creati per questa nuova avventura sono sicuramente meravigliosi e sanno stupire, anche se la trama è piena di aspetti prevedibili e di richiami ad altri film. Il tema centrale è ancora una volta il ritorno degli avidi e crudeli terrestri che questa volta riescono grazie al colonnello Quaritch, imprigionato in un avatar Na'vi, a portare dalla propria parte alcuni nativi e, pur disprezzandoli, riescono a usarli come guide esperte per travolgere i difensori di Pandora. Questa volta il ruolo dei personaggi femminili è cruciale: il triangolo tra la madre guerriera Neytiri, la seduttrice sciamana spietata Varang e la sensitiva che cederà all'ira funesta di chiamare e guidare le forze di natura del pianeta all'uccisione di tutti i terrestri invasori.
Questa "lotta per salvare il pianeta" sicuramente invita ad immedesimarsi gli ambientalisti che ritengono che la civiltà occidentale abbia varcato soglie che sarebbe stato meglio non traversare. Ciò che ne risulta come inevitabile conseguenza sembra essere una guerra fratricida sanguinosa. Chi oggi vuole salvare la natura (che ha tutta la mia stima) deve prima di tutto immergersi nella Natura e ammettere che non c'è furore o vendetta in essa, ma una saggia e continua necessità. Sicuramente c'è bisogno di dare ali e corpo a una nuova identità dei terrestri che però dovrà, necessariamente, immergersi nella natura e nei suoi cicli per trovare ispirazione su come invertire la rotta dell'autodistruzione della razza umana. Ne nascerà, sta già nascendo ora, una nuova cultura umana che semplicemente si adatterà più velocemente ai nuovi scenari e imparerà a collaborare con altri umani affratellati per lasciare nel loro brodo coloro che ancora affogano in una visione egoistica e distruttiva, basata sul potere anche quello di piegare alla propria volontà un intero popolo. Magari rapendone i rappresentanti legittimi e facendo uso di grandi arsenali militari per dimostrare la propria superiorità. Sicuramente sarà una umanità capace di lottare ma che ripudia la guerra come sistema, perché nella guerra tutti perdono: la spirale di odio e distruzione provoca risentimenti e vendette continue e la prima vittima di una qualsiasi guerra moderna è proprio la natura.
Nell'ennesimo momento disperato del film Avatar fuoco e cenere, l'indecisa sensitiva nativa Kiri varca i propri limiti ed ha una visione in cui vede il volto di una gigantesca donna, che ricorda molto un'impassibile Vergine Maria con poco della nativa genetica del pianeta. La invoca come "madre guerriera", scatenando gli animali di Pandora contro gli invasori terrestri. Io credo che chi ama la natura e la osserva, con passione e partercipazione, la perfezione dei cicli naturali possa farsi beffe di questa visione perché non c'è alcuna guerra nella natura, non come l'hanno inventata poi gli esseri umani circa 6000 anni fa. Certo ci sono predatori e ci sono scontri e ci sono morti che però vengono divorati e vengono usati per il ciclo della vita in cui la morte ha uno spazio. Non c'è un'industria della morte e non c'è una sete di possesso senza limite che inventa moltiplicatori, le macchine, delle proprie forze per assurgere al rango di semidei.

venerdì 3 ottobre 2025

Sabato 4 Ottobre alle 16 prima Live sul mio Tiktok StoriaCorsara dedicata a S.Francesco

Dal 2023 ho avviato un profilo Tiktok dedicato a contenuti storici: StoriaCorsara. Nato inizialmente per offrire video e materiali di approfondimento per i miei studenti, dopo il diniego della scuola dove lavoravo di aprire un canale di video scolastico, ha preso poi una vita autonoma e ora ha superato i 1300 follower. Mi cimento domani con la prima lezione Live, se vi va fate un salto!

Domani 4 ottobre ore 16, festa di SAN FRANCESCO D'ASSISI, regalo una lezione live in onore del Serafico Padre, sulla sua vita spericolata e spesso poco nota e sul Cantico delle Creature, ecco il link a Storia Corsara su TikTok: https://www.tiktok.com/@storiacorsara?_t=ZN-90Eb2PJvWoo&_r=1

domenica 27 luglio 2025

Sosteniamo le scuole francescane a Betlemme come semi di pace

Dopo aver ascoltato di persona la testimonianza di fra' Gianluigi Ameglio, responsabile dei frati francescani per la Terra Santa(BS), ospite al convento di Bienno (BS), ho deciso di dedicare il prossimo mese alla raccolta fondi a favore della scuola francescana di Betlemme, dove studiano insieme cristiani e musulmani. Io sono un insegnante e ascoltare questa storia di tutti i giorni mi ha profondamente colpito. Sono convinto che le scuole e gli insegnanti sinceri e appassionati possano contribuire a migliorare la società. Così da 2 settimane sul mio blog, sul canale Storia Corsara Tiktok e su Facebook sto diffondendo contributi originali o testimonianze dalla Cisgiordania . Il modo che ho trovato più efficace è raccogliere fondi che i francescani, presenti sul territorio, potranno utilizzare in modo mirato, dato la striscia di Gaza è blindata. Anche una piccola donazione può portare sollievo, dato che con la guerra e il blocco dei pellegrinaggi l'economia locale è in grave crisi. Inoltre c'è la possibilità di ospitare fra' Gianluigi Ameglio per un incontro informativo ovunque nel nord Italia: potete contattarmi al 328 702 1253 per avere i suoi contatti.

Tre giorni fa il primo ministro israeliano Netanyahu ha chiesto al parlamento di votare per l'annessione della Cisgiordania che è occupata militarmente dallo stato di Israele dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. In quella guerra Egitto, Siria e Giordania si erano alleate contro Israele che giocando d'anticipo li aveva attaccati con il suo moderno esercito e aveva vinto penetrando nei territori nemici di Siria ed Egitto fino al canale di Suez. Da quel conflitto prese origine l'occupazione della Cisgiordania (Giordania), alture del Golan (Siria), Gaza e Sinai (Egitto). La decisione di definitiva annessione presa con schiacciante maggioranza dal parlamento israeliano è una conferma della volontà di realizzare un "grande Israele" con progressiva espulsione dei Palestinesi anche da quell'area. In questa visione imperiale Israele si candida a potenza egemone del Medio Oriente, come dimostrano le continue violazioni del diritto internazionale con interventi militari in Libano, Siria e soprattutto l'attacco aereo all'Iran, suo principale avversario regionale.

Il rischio che in Cisgiordania si ripeta, con altri modi e tempi, ciò che sta accadendo ora nella striscia di Gaza, diventa in questo modo uno scenario possibile. Ma nella Cisgiordania vivono circa 3 milioni di Palestinesi a cui si sono aggiunti con confische e occupazioni forzate molte colonie israeliane che oggi si stima contino 700.000 israeliani che costituiscono anche una forza armata in quanto, ufficialmente per diritti di autodifesa, sono armati e, di fatto, impuniti nelle loro azioni di guerriglia e di umiliazione dei Palestinesi. Inoltre quasi 20 anni fa la Cisgiordania (in inglese West Bank, in termini biblici Giudea e Galilea) è stata circondata con un muro di cemento armato o reticolati pattugliati, con accessi sorvegliati , lungo quasi 700 chilometri che la isolano completamente in modo simile al muro di divisione tra Stati Uniti e Messico. Di fatto la Cisgiordania è diventata una regione priva di diritti e tutele, con una amminstrazione civile tornata in mano plaestinese nel 1994 con gli accordi di Oslo, ora completamente stracciati dallo stato di Israele.

In questo panorama cupo la serena voce di frate francescano Gianluigi Ameglio, che con semplicità spiega le difficoltà della gente a Betlemme, l'emigrazione, la crisi economica ma anche il ruolo della scuola francescana diretta dal frate George Hadad nel creare ponti tra comunità cristiana e musulmana e visione di possibile pace futura con gli occupanti israeliani mi ha commosso e convinto a fare un piccolo sforzo in loro favore raccontando le loro storie e chiedendoti di partecipare con una offerta, anche piccola e interamente detraibile, per queste scuole che sono a mio avviso un seme di pace in questa terra dilaniata. Puoi effettuare la tua donazione sul seguente iban: Banca Popolare Etica IBAN: IT 46 I 05018 01600 000016951162 Codice BIC: ETICIT22XXX Nome beneficiario: FRANCESCANI PRO TERRA SANTA. CAUSALE: SCUOLE BETLEMME. Per altre informazioni visita il sito : https://www.fratiterrasanta.it/ o seguimi su Tiktok per aggiornamenti e approfondimenti cercando "Storia Corsara"

venerdì 2 febbraio 2024

Lettere Camune I. Caro Babbo Nat@

Caro Babbo Nat@,

ti dispiacerebbe togliere quel tuo grosso culone da Gesù Bambino? Sei diventato così ingombrante e ossessivo coi tuoi sacchi stracolmi di pacchi da occupare tutta la mangiatoia di Betlemme, tutta la Grotta e oltre ed si fa veramente fatica a vedere e sentire il miracolo del Natale di Nostro Signore. Lo so che tu non esisti, che sei una creazione pubblicitaria americana di una nota multinazionale, ma confido che, scrivendo ad un personaggio immaginario, tutti coloro che si sentano a vario titolo coinvolti intervengano per rispedirti da dove sei venuto. Potrebbero intervenire assistenti sociali a tutela dei diritti del Divino Bambino, nazionalisti scandalizzati dall'egemonia culturale del paese dove ti hanno inventato (che non è la Finlandia!) e, perchè no, i cristiani di ogni confessione e orientamento, tutti inclusi. Io non accetto che mio figlio metta sullo stesso piano te, che non esisti, e il Cristo che si è davvero incarnato nel Divino Bambino Gesù. Lo so che qualcuno resterà scioccato da queste dichiarazioni... ma se i vostri genitori non hanno avuto il coraggio tocca a me dirvelo con chiarezza! In Catalogna nel ricco presepe inventato da S.Francesco aggiungono anche il provocatorio Cagador Ofizial, discretamente di lato. Ma tu nel presepe non puoi trovare posto perchè sei troppo ciccione! Dovresti almeno fare qualche anno di cura dimagrante.... come dovrei fare anch'io d'altronde. Ma sai la differenza tra noi due non sta nella stazza, ma nel fatto che io mi inginocchio davanti al mio Signore e mai davanti a nessun altro e tu ti ci siedi sopra occultandolo! Tu mangi tutti i risparmi di famiglie e bambini per comprare doni che non durano, mentre Gesù Bambino è venuto a portate direttamente dal Cielo quelli che durano per sempre e non costano nemmeno 1 euro. L'Amore è gratis, sempre, se non si chiama in un altro modo.

Certo che se ci rincitrulliamo di pannettone, shopping compulsivo, ansia da prestazione per i regali, mentre sghignazziamo a vedere serie tv di quell'azienda di quel paese che ha inventato Babbo Nat@ e che ha avuto la provocatoria, e quindi luciferica idea, di girarne una nella città dove vivo intitolandola addirittura "Io odxx il Nat@" ... beh non potremo certo cogliere la sublime Pace che spira nei giorni di Natale, non potremo contemplare l'armonia della Sacra Famiglia e quando l'Angelo verrà a chiamarci noi magari risponderemo distrattamente: "sì sì... ora finisco la partita alle brawlstars e dopo..." e quel dopo non viene mai. C'è persino qualcuno che fa circolari a scuola per vietare i festeggiamenti del Natale... roba da matti! Ora ci tocca aspettare l'anno prossimo per prepararci! Dai vecchio Babbo levati un po' di torno! A casa mia a Bienno in Valcamonica non sei mai venuto: il 13 .12 veniva Santa Lucia col suo asinello e al 24.12 la sera suonava una campanello che annunciava la nascita di Gesù Bambino che portava, anche, i doni ai bambini, dopo una rigorosa giornata e serata in famiglia tra preparativi, cena, giochi. Dopo i regali per i più grandicelli messa di mezzanotte e poi brindisi con gli amici. C'era una grande saggezza in tutto ciò che riconosco solo ora che non scrivo più le letterine.

Ho saputo che quaggiù dove vivo ora erano i Re Magi a portare i doni perchè Natale, era evidente a tutti, era la festa della Famiglia, dove ci si riconciliava, dove si cercava di lasciar andare le vecchie ruggini, dove si andava a messa insieme e si dava la pace e la mano anche a chi non ti andava a genio. Cristianesimo puro. Io da quest'anno ho deciso che darò i regali solo all'Epifania, impegnandomi invece con dedizione a passare un giorno e una notte in armonia con la mia famiglia. Però oltre alla dieta credo proprio che serva durante le feste anche un digiuno... digitale. Smettiamo di chinare il capo sui nostri cellulari, utilissimi ma freddi, che ostacolano il nostro sguardo amorevole. A forza di guardare notifiche e messaggini in ogni dove... non vorrei perdessimo l'occasione di diventare buoni samaritani davanti al nostro prossimo che soffre lungo la strada.

Quindi Babbo ti aspetto al campo di rugby per iniziare a lottare contro quel pancione, so bene che non sarà facile ma... com'era quell'equivoco motto "less is more"?! Te lo dico nella tua lingua così lo capisci meglio!

In fede,
Francisco Panteghini

giovedì 16 marzo 2023

Qualche umile osservazione sul verde pubblico di Chioggia Marina cap.1: la mia formazione e il mio punto di vista sulla Natura

Qualche umile osservazione sul verde pubblico di Chioggia Marina nel 2022-23

CAPITOLO 1: la mia formazione e il mio punto di vista sulla Natura

Francisco Panteghini titolare della ditta Amico Giardiniere al lavoro a Treviso tanti anni fa

Dopo un lungo silenzio sulla gestione del verde pubblico cittadino qui a Chioggia Marina ho deciso di iniziare a pubblicare alcuni contributi sulle questioni emerse di recente. Lo farò come privato cittadino della Repubblica Italiana, a mio solo nome e senza tessere di partito in tasca. Dato che mio padre mi ha trasmesso forte il senso del dovere vado a votare, anche quando non trovo candidati ideali, perchè prima che un diritto la democrazia è un dovere e non voglio che altri decidano per me. Come cittadino però rivendico il diritto di esprimere liberamente il mio rispettoso pensiero e di chiedere ai politici ragione di questo o quel provvedimento. Molte persone mi identificano con l'associazione Amico Giardiniere, che quest'anno compie quest'anno 10 anni e li dedica alla conoscenza e tutela delle barene. Questa associazione è nata da un gruppo di amici appassionati di Natura a Mestre e poi a Chioggia. Qui si è radicata nel tessuto sociale cittadino adattandosi alle esigenze locali. Ho avuto l'onore di essere tra i sei soci fondatori e di redigere lo Statuto dell'associazione di promozione sociale Amico Giardiniere. L'ho presieduta per 2 mandati (nel 2013-2016 e nel 2018-2021) in cui abbiamo iniziato il lavoro, che continua tuttora, di pulizia di zone degradate o difficilmente raggiungibili dove solo le mani amorevoli dei volontari possono arrivare, dal 2016 la festa dell'albero, la collaborazione con alcune scuole e più di recente l'apertura al pubblico e la dedicazione del Giardino San Michele (600 mq di verde nel centro storico di Chioggia) e tanto altro. Ci siamo anche molto occupati dello stato, precario, in cui versava il verde pubblico cittadino contribuendo, a volte forse in maniera troppo irruente per la passione che ha contraddistinto la mia giovinezza, al dibattito sulla necessità, per la comunità di Chioggia, di gestire direttamente il suo patrimonio verde e di dotarsi almeno di un Regolamento comunale apposito e di un censimento delle aree verdi pubbliche e di tutti gli alberi, come poi è stato.

LEGGI IL REGOLAMENTO DEL VERDE PUBBLICO DEL COMUNE DI CHIOGGIA CLICCANDO QUI

Spesso in passato se criticavo questo o quell'intervento di aziende private o pubbliche sono stato attaccato adducendo che non avessi le competenze tecniche che millantavo. Quindi, prima di iniziare la pubblicazione, che speravo breve ma che si articolerà in capitoli densi, dei capitoli riguardanti il verde cittadino e periferico di CHioggia Sottomarina ritengo opportuno pubblicare il mio curriculum così ognuno potrà farsi un'idea di chi sono, cosa conosco e di cosa non conosco. Riassumo alcuni passaggi della mia formazione, quando ho interrotto per 10 anni l'insegnamento di Letteratura e Storia: ho consegutio la qualifica regionale di Operatore del Verde nel 2007 (180 ore teoriche e pratiche di botanica,progettazione, potatura, abbattimenti controllati, diritto ecc.). Ho conseguito il brevetto per le potature in arrampicata su alberature presso la Scuola Agraria del Parco di Monza nel 2009.Ho lavorato come operaio stagionale presso una cooperativa sociale trevigiana specializzata nella cura del verde e in altre 2 gitte giardinieristiche minori. Sono stato giardiniere responsabile del progetto di recupero del parco storico di Villa Rechsteiner a Oderzo fino al 2009. Sono stato imprenditore artigiano nel settore Cura e manutenzione del paesaggio per 5 anni. Ho seguito il corso di tutela degli alberi monumentali con dott.Daniele Zanzi a Varese (30 ore), uno pionieri della moderna arboricoltura che si è formato con il famosissimo forestale americano Alex Shigo. Sono stato socio fondatore dell'Associazione nazionale dei Giardinieri BioEtici insieme a Simone Fenio, Andrea Iperico, Daniele Marinotto e altri giardinieri di orientamento biologico. Ho seguito lezioni sulle palme con Maurizio Cipriani a Roma, sui pini con il dott.Giovanni Morelli a Jesolo. Non sono mai diventato bravo come loro, anche perchè partivo da una formazione umanistica e la mia indole è sempre stata più quella dell'insegnante che del ricercatore. Infatti, se riesco a capire qualcosa, sono in grado di trasferirla in tanti modi ed ho fatto il formatore per i neoiscritti ai Giardinieri BioEtici e il coordinatore delle giornate formative nazionali fino al 2018. Io NON SONO un dottore forestale, IO NON HO STUDIATO BOTANICA ALL'UNIVERSITA' però devo dichiarare ad onor del vero che ho incontrato spesso nella mia vita professionale dei dottori agronomi che di alberi sapevano molto meno di me, pur avendo per legge il diritto di firmare perizie e ordinare interventi.

Francisco Panteghini durante l' abbattimento di un pioppo nero con tecnica in arrampicata, senza piattaforma aerea a Treviso, 20 kg or sono...

Come si può evincere da questo curriculum, io non sono un ambientalista da salotto. Io ho personalmente potato e anche abbattuto decine di alberi. Ma è vero che gli alberi mi hanno sempre più affascinato e l'approfondimento dei miei studi a riguardo è stato poco comune, per un giardiniere di provincia. Nel 2012 chiusi l'attività per alcuni anni e passai il nome, il sito web ecc. alla neonata associazione Amico Giardiniere, tramite la quale io volevo condividere quanto appreso con la mente e capito col cuore: che tra gli uomini e gli alberi esiste un'antica alleanza che noi umani dobbiamo tornare a onorare. Ancora oggi, che ho ricominciato a insegnare nella scuola pubblica con molta soddisfazione, faccio fatica a definirmi un ambientalista. Infatti io ho trovato nella Natura (tra boschi, lungo fiumi, nella laguna ecc.) una grande pace, armonia e saggezza sovrumana. Io mi sono quindi convinto, come molti mistici e sapienti che mi hanno preceduto, che la Natura è stata creata ed è animata da intelligenze divine che dal piano spirituale mandano impulsi perchè la vita possa diffondersi ed evolvere sempre più bella e creativa. Anche attraverso questo percorso mi sono riappropriato della corrente mistica francescana, che scorre da generazioni potente nella mia famiglia, ma che solo da pochi anni mi ha completamente conquistato. Io sono certo che sull'Umanità e nella Natura c'è un progetto divino e non credo assolutamente che noi umani siamo dei virus letali per il pianeta. Noi, se siamo amorevoli, siamo la soluzione e la guida di una ulteriore evoluzione perchè nella Natura c'è una grande saggezza ma manca l'amore, il quinto elemento, il frutto maturo della libertà umana. Questa visione implica tanti corollari che non abbiamo qui il tempo di sviluppare, ma è bene che il mio lettore sappia come la penso. Cercherò comunque di esprimere in modo equanime conoscenze verificabili e condivisibili da tutte le persone di buona volontà.

Francisco Panteghini indaga un tiglio cavo ma peraltro sanissimo

Tutto ciò premesso restate in attesa del CAPITOLO 2

sabato 4 marzo 2023

I valori del servizio pubblico della Repubblica Italiana

Nel settembre 2022 sono passato ad insegnare italiano, storia ed educazione civica dalle scuole medie alle superiori. Con questa nuova fascia d'età la qualità del confronto con gli studenti si approfondisce e permette di sviluppare riflessioni più complesse, specialmente se si guarda ai nostri giovani come a cittadini della Repubblica Italiana in formazione. Nella scuola statale, dove mi onoro di lavorare, specialmente grazie alle ore di Educazione Civica, si possono affrontare temi cruciali per il nostro Paese e quindi anche per le loro giovani vite. Quest'anno ho dedicato alcune ore ad un tema fondamentale: comprendere che la scuola statale italiana è un servizio pubblico della Repubblica Italiana.

Questa prospettiva coinvolge ogni aspetto: finalità, obiettivi, rapporti tra le persone, rapporto con la comunità locale e nazionale, punti di riferimento storici, valori, taglio con cui affrontare i programmi. Avendo lavorato per molti anni nel settore privato, anche come formatore e come docente in scuole private, enti di formazione accreditata e associazioni professionali, ho potuto conoscere bene le differenze. E, dopo aver soppesato pro e contro, ho scelto di ritornare nel servizio pubblico perché io oggi valuto che sia il posto migliore dove mettere a disposizione le mie competenze e maturare, insieme ai miei giovani concittadini, azioni educative capaci di incidere nel tessuto sociale e spirituale della comunità dove ho scelto di inserirmi, Chioggia Marina.

Il servizio pubblico italiano deriva direttamente dai principi e dall'etica contenuti nella nostra saggia Costituzione. Quindi è innanzitutto basata sul lavoro: il lavoro degli insegnanti, dei dirigenti, delle segreterie, dei collaboratori scolastici e degli studenti. Corollari, che dovrebbero essere ovvi, a questo primo punto irrinunciabile sono ad esempio che chi non lavora diligentemente non dovrebbe restare nel servizio pubblico. Chi non accetta, rispetta e divulga i principi della nostra Costituzione non deve lavorare nel servizio pubblico. Chi ha una visione aziendalista ed efficentista non può lavorare nel servizio pubblico, in particolare nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione: perchè è, ovvio per me, che non puoi darti come obiettivo il portafogli tuo o di qualcun altro, se fai parte di agenzie statali che sono al servizio dei cittadini, non di aziende che vendono servizi agli utenti e puntano solo ad aumentare il fatturato.

La storia del servizio pubblico in Italia ha preso le sue mosse dall'antifascismo che ha rivoluzionato il rapporto tra stato italiano e cittadini, sia abolendo la monarchia (benedetto quel giorno) sia ripensando capillarmene ogni aspetto del rapporto tra uno stato sempre più democratico e una cittadinanza sempre più attiva. Il processo si è articolato e migliorato, con duri scontri e successive riforme, almeno fino agli anni Settanta, in particolare con la riforma democratica di scuole e università, con le leggi che hanno dato sostanza alla parità legale tra uomini e donne, con lo sviluppo di settori pubblici produttivi ed assistenziali che hanno costituito la garanzia fondamentale della prosperità nella nostra nazione. La Repubblica Italiana aveva aziende di stato che gestivano energia, telecomunicazioni, trasporti su gomma e rotaia, chimica, acciaio ecc. che sono state determinanti per la ricostruzione e poi per l'espansione della nostra economia e lo sviluppo scientifico e tecnologico che ci ha portato nei primi posti al mondo.

Ponte Morandi e foto delle vittime, fonte Primocanale.it

Negli anni Novanta, in particolare col giovane e rampante ministro Draghi, gran parte di questo patrimonio del popolo italiano venne spazzato via con privatizzazioni che, a distanza di vent'anni, si sono dimostrate un pessimo affare economico e un'insanabile piaga. Pensiamo ad esempio al crollo del ponte Morandi a Genova il 14 agosto 2018: costruito coi nostri soldi dall'azienda pubblica Anas,dato in concessione alla privata "Autostrade per l'Italia" controllata dalla famiglia Benetton, crolla rovinosamente causando 43 morti e interropendo per 2 anni la viabilità veloce dell'area nevralgica del porto di Genova con danni economici incalcolabili e cosa fa il governo italiano? Lo prende in gestione per 2 anni, lo ricostruisce con fondi pubblici e ... lo restitutisce allo stesso privato che non lo aveva monitorato e ristrutturato (perchè costava ovviamente)!

Nessun processo per strage, nessuna revoca delle concessioni, nessuna multa miliardaria, nessun contributo del privato alla ricostruzione. Ma oltre al danno ci fu anche la beffa amara e costosa della ricostruzione e del riaffidamento. Dunque ha ragione chi afferma che gli utili miliardari sono sempre privati, invece le perdite miliardarie sono sempre a carico della collettività. Questo è il contrario dello Spirito di Verità e Servizio che servo nella vita da cristiano e nella scuola da insegnante. Ed io queste cose ai giovani italiani delle mie classi quinte le spiego, se ne discute insieme, giustamente: perchè siamo tutti cittadini nel pieno godimento dei propri diritti, come anche il sig. Benetton di turno e non trovo giusto che ci debbando essere cittadini più uguali di altri. Chi sbaglia deve pagare: è il fondamento irrinunciabile ad ogni sistema legale, pena l'inapplicabilità e la violazione delle leggi, come sappiamo bene in Italia.

La democrazia nel servizio pubblico è ovviamente irrinunciabile, ma ha richiesto lotte durissime per essere conquistata e richiede un grande investimento di tempo e formazione delle parti per essere esercitata in modo costruttivo. Nella scuola privata non c'è questa attenzione ovviamente, perchè a contare sono i clienti, ovvero le famiglie che pagano le rette, e la loro soddisfazione per il "prodotto". Lo smantellamento della via italiana al capitalismo negli anni Novanta , che iconicamente può essere rappresentata dalla figura e dalle imprese di Enrico Mattei, col trionfo del turbocapitalismo di stampo anglosassone ha messo tutte le agenzie nazionali della Repubblica Italiana sotto la minaccia della privatizzazione: esternalizzazione di servizi nell'amministrazione pubblica, tagli alla sanità e accettazione della doppia carriera dei medici tra privato e pubblico, tagli alla scuola e imposizione di standard esterni di efficienza basata su modelli aziendali tutt'altro che neutri.

Enrico Mattei scende dal jet privato dell'ENI, fonte Startmag

Nel mio settore, ovvero la scuola pubblica e democratica, si parla molto di formazione e sempre meno di educazione. Per i profani chioso: formare significa dare una forma desiderata a qualcosa, con le persone significa che fai acquisire certe conoscenze e abilità per svolgere poi una certa mansione. Educare invece significa "condurre fuori" la vera personalità e potenzialità della persona che educhi. E' evidente che non possono essere usati come sinonimi e che preferire l'uno o l'altro aspetto, che possono anche convivere si badi bene in una certa misura, implica tutta una visione complessiva sulla realtà, delle finalità e degli obiettivi che ci si pone. Chioso anche qui: "finalità" sono le direzioni a cui vorresti avviare la persona educata, la condivisione di valori eterni come la Verità, la Giustizia ecc. o, quando non dichiarata, implica l'adesione alla visione del mondo che è implicita in ogni comunicazione, anche la più apparentemente neutrale. Gli "obiettivi", invece, sono quegli elementi che possono essere raggiunti in toto o in un certo grado e che ti permettono di valutare se la tua azione ha avuto successo e in che misura.

La scuola e, forse meno l'università, statale italiana ovviamente ha come finalità quello di educare innanzitutto! E chi dobbiamo educare se non i nostri giovani concittadini? E cosa gli proporremo? I valori nati dall'accordo laborioso, ma proprio per questo ancora più meritevole, della nostra bella Repubblica Italiana che ci siamo conquistati e che non sono i valori di tutto il mondo. Mi spiace per i sudditi delle monarchie assolute della penisola araba, mi spiace per i cittadini delle dittatura comunista cinese e coreana, mi spiace per quei cittadini emarginati i cui stati sono dominati da visioni meno libere, meno lungimiranti e socialmente meno eque della nostra. Mi spiace che non abbiano ancora intrapreso una lotta di liberazione e consapevolezza che li porti ad un modello tanto evoluto e positivo come il nostro. Quindi auguro lunga vita al servizio pubblico italiano e un grazie di cuore a tutti gli uomini e le donne che ci rendono giustamente orgogliosi dando il meglio di sè in questi delicati ambiti.

Alla riflessione sui rischi del servizio pubblico dedicherò il prossimo articolo. Sarei lieto dei vostri commenti o lettere con la vostra personale riflessione scrivendomi a mediatorelementare@gmail.com

mercoledì 14 dicembre 2022

Lettera a maestre e genitori sull'utilità educativa delle fiabe modello e bussola sicura

Carissime Maestre, carissimi Genitori,

ho deciso di scrivere questo volume di fiabe(La Bella del Bosco Addormentato e altre Meraviglie, Anguana Edizioni) perchè mi sono accorto che i nostri ragazzi e le nostre ragazze fanno fatica a immaginare storie che finiscano bene. Non è una questione di fantasia, loro replicano i modelli che hanno imparato dall'ambiente circostante: storie, cartoni animati, videogiochi, serie tv, film, video frammentari da tik tok o youtube. Quando qualcuno inventa una storia fa appello sia alla sua abilità di narratore che ai modelli profondi che ha nel cuore, potremmo definirli archetipi che proverà ad incarnare nella vita. In giovane età, specialmente tra i 7 e i 12 anni, si formano le strutture portanti della personalità e più precisamente il modo di vivere i sentimenti. Se un bimbo non impara a gestire a quest'età la paura, ad esempio, farà molta più fatica a fronteggiarla in modo maturo crescendo.

La cultura materialista che si respira in ogni dove oggi lancia messaggi inquietanti, dove la tragedia, la violenza, l'orrore, la mancanza di senso, la noia, la depressione e l'esaltazione egoistica la fanno da padrone, insinuandosi soprattutto nelle anime giovani. Immergersi a giocare per ore ad un videogioco in cui devo uccidere tutti gli altri giocatori lascia un segno potente nella mia psiche: non è vero che non ha alcuna conseguenza. Imparo ad esempio che ciò che conta nella vita è battere gli altri, che non posso fidarmi di nessuno e che devo trovare ogni trucco per vincere, costi quel che costi, che la violenza è lecita.

Le fiabe invece vengono in aiuto dei nostri bimbi con una secolare esperienza nell'insegnare i rudimenti di come vivere bene la propria vita. I protagonisti infatti sono proprio bambini e ragazzi allontanati da casa che intraprendono un percorso di crescita costellato di sfide, fallimenti e successi che li porterà con certezza a trionfare. Generazioni di narratrici e narratori hanno tramandato oralmente e adattato le fiabe ai loro nipoti e nipotine e in ogni vera fiaba il lieto fine è sempre garantito, proprio per insegnare a ogni bimbo chesicuramente riuscirà a realizzarsi al meglio, anche se tutto sembra contro di lui, anche se mostri terribili e incantesimi lo ostacoleranno. Le fiabe sono quindi modelli di successo nella vita che ciascuno può adattare alla propria situazione. Pensate a Cappuccetto Rosso: apparentemente sbaglia tutto sia nel bosco che a casa della nonna ma fa del suo meglio per portare a termine il compito che le è stato affidato e alla fine le forze benefiche la strappano dal lupo vorace prima che sia troppo tardi ,facendole vivere un processo di rinascita.

Questi sono modelli positivi e intrisi di una visione spirituale della vita: infatti in ogni fiaba tutto ciò che viene narrato è indispensabile, succede esattamente ciò che deve succedere in un dato momento, fa tutto parte di un destino. Un destino che ogni piccolo eroe affronta dimostrando le sue qualità e che lo incoronerà al termine della storia. Le fiabe ci aiutano a capire quanto sia importante trasmettere fiducia sia nelle proprie capacità che nella Vita, intesa come una meravigliosa manifestazione di coincidenze e opportunità mai casuali. In una fiaba non puoi cambiare l'ordine in cui si svolgono i fatti, altrimenti si disfa. Così nella vita puoi imparare ad accolgiere ogni esperienza per trarne un insegnamento che ti permetta di migliorarti sempre più.

Possiamo usare le fiabe come una bussola per orientarci nella enorme quantità di prodotti culturali chiedendoci che effetto producono nei nostri allievi, nei nostri figli. Trasmettono convinzioni, modelli, sentimenti utili a realizzarsi nella vita? Oppure sono diseducativi e fuorvianti? Non dobbiamo avere paura di valutare e, se necessario, vietare o allontanare, materiali ed esperienze negative.

Un caro augurio di Buon Natale e buon lavoro maestre e genitori!
Francisco Panteghini mediatorelementare@gmail.com

lunedì 5 settembre 2022

Recensione del libro "La coscienza dei luoghi" di Pierluca Zizzi

Ho accolto con piacere la richiesta dell'editore Lindau di una recensione al libro di Pierluca Zizzi "La coscienza dei luoghi. Manuale di geomanzia intuitiva. Allineare l'anima al cuore della terra". Dopo averlo letto e aver individuato alcuni sue specificità ho avuto anche il piacere di poter porre all'autore una serie di domande puntuali. Il modo di intendere la "geomanzia" è quello stesso ad esempio del sensitivo artista sloveno Marko Pogacnik e non quello codificato dalla tradizione come interpretazione di segni per compiere divinazioni. Tutto si regge sulla percezione individuale che si può sviluppare con appositi esercizi. Zizzi viaggia orgogliosamente solo nel senso che è fuori da gruppi organizzati e gerarchie, riconoscendo solo il confronto tra pari. Il suo tentativo di sintetizzare il suo percorso è encomiabile, anche se per chi è addentro a questo campo di studi troverà molte interpretazioni completamente soggettive e un tono spesso irriverente, ma comunque giocoso. Si può giocare su questi temi? Si può avventurarsi in questo universo percettivo senza protezioni? Senza "raccomandare l'anima"? Qui ognuno darà le sue risposte.

Se ci fossimo incontrati 10 anni fa quando scrivevo "La Forma dell'Acqua. Pellegrinaggio a risalire la Brenta 2012" avremmo trovato molti più punti in comune ma l'esperienza successiva mi ha portato a riappropriarmi della mia tradizione cristiana e con essa del continuo chiedersi cosa è giusto e cosa è sbagliato, dov'è la luce e dove l'ombra, dove l'illuminazione e dove l'inganno della tentazione perchè, come scrive san Paolo, ci sono invero molti dèi e molti signori ma solo uno è il Padre. Note conclusive sul libro sono che è corposo (ben 340 pagine) con molti esercizi guidati, il costo è di ben 24,00 euro e contine un piccolo apparato di schemi e immagini evocative in bianco e nero (lo puoi acquistare qui). Zizzi è anche autore di un altro corposo volume sulla Geometria Sacra ed è autore di diversi giochi da tavolo: ha pubblicato “Simurgh” e la sua espansione, “Dungeon Heroes Manager” e sempre per GiochiUniti “Mostrite”. Nel 2017 ha visto il grande successo di “Tang Garden” con Thindergriph e “Barbarians: The Invasion”. Auguriamo quindi a tutti una buona evoluzione per una vita più armoniosa con la Natura e più realmente umana!

1. perchè ha ritenuto di dover ridefinire la pratica della geomanzia distaccandola dal suo uso tradizionale codificato?

Più che una ridefinizione volevo riproporre ed evidenziare alcuni aspetti che richiedono meno specializzazione e aderenza alla tradizione delle discipline geomantiche al fine di attirare un grande numero di lettori che possono essere "spaventati" dalle modalità classiche alla quale la parola si riferisce di solito.

2. Quali elementi innovativi porta al lettore?

Spero quelli che caratterizzano quasi tutte le mie opere di divulgatore e di scrittore ovvero porre la pratica sul campo e l'esperienza personale prima dell'insegnamento da parte di formatori. Lo scopo finale è immettere fiducia da pari a pari, nei lettori e in chi approfondisce e distanziarsi dai percorsi iniziatici. Serve potere e conoscenze personali, in aggiunta il seguire le intuizioni di chi legge verso strade proprie e allontanarsi, paradossalmente, da quelle proposte da me nel libro.

3. in più punti nel libri si critica l'onda culturale New Age, peraltro senza definirla chiaramente, quali sono i pericoli che vede in questa tendenza?

He he... potrei scriverci un libro sui pericoli, probabilmente un giorno lo farò. La New Age, intendendola come normalmente viene vissuta nei centri olistici e in una certa letteratura, è pura espressione del consumo, sostituendo con incoscienza il prodotto da supermercato per riempire la pancia con i prodotti da maestrini spirituali da somministrare all'ego. La quasi totalità delle persone che hanno fatto percorsi New Age, e più in generale la spiritualità moderna, hanno fallito gli obiettivi che si erano prefissati. Dunque un'autocritica è necessaria e prendere l'armi contro di essa, per me, è obbligatorio.

4. nel suo libro scarseggiano (saranno meno di una decina) riferimenti ad autori e consiglio di altre pubblicazioni. E' una scelta ponderata? Non rischia di "tagliare le radici" da cui si è sviluppato il suo lavoro privando il lettore di un utile confronto col suo percorso di conoscenza?

La scelta è ponderata per due motivi. Il primo e il più importante è che io voglio proporre la mia esperienza negli anni come garanzia del funzionamento di quello che divulgo. La seconda è squisitamente, o amaramente, letteraria e stilistica... io scrivo con pochi riferimenti esterni preferendo che i lettori li cerchino per loro conto se lo desiderano.

5. p. 34 scrive " maggiore è la vostra distanza dalla natura e dalle vostre origini e maggiore sarà la velocità in cui verrete trasformati in macchine biologiche al servizio del consumo, schiavi senza emozioni di chi vi vuole spenti e acritici". Chi sarebbero queste eminenze grigie più volte evocate? E' sufficiente "tornare alla natura" per cambiare lo scenario apocalittico attuale?

In ordine sparso e senza classifiche di cattiveria che farebbero solo ridere: -La massa di quel 90/95% di persone che ha un credo materialistico o un ego spiritualizzato che è anche peggio. -I veri governi che tirano le file dell'economia mondiale (circa un migliaio di persone che hanno creato parole come complottismo, antivaccinisti, antidemocratici ecc). -Un insieme di intelligenze aliene che influenzano con vari sistemi le menti di otto miliardi di persone. -Ogni essere umano che non riesce a vincere il conformismo e le paure di base nelle quali siamo immersi tutti e che dunque si schierano inconsapevolmente contro se stessi. -Stereotipando per categorie e mestieri la maggioranza di politici, giornalisti, militari, massoni (non tutti, molti sono schiavetti inconsapevoli) e ovviamente scientisti che "credono nella scienza" ovvero la frase più digitata da due anni in rete... che immagino si commenti da sé. Finalmente verrò classificato anche io con le definizioni di cui sopra che ovviamente rifiuto in toto. (scherzo). Per la seconda domanda la risposta è: "Sì" se il ritorno alla natura è fatto con il cuore e l'intuizione animica. Di collezionisti di insetti o esperti di geologia sono già piene le università.

6. cosa pensa lei della reincarnazione? E' un cambio di prospettiva che permette di interpretare in modo completamente diverso visioni e memorie, lei la ammette?

Sì, penso di averlo anche scritto. La reincarnazione "giustifica", e talvolta spiega bene, molti fenomeni umani personali e sociali, dalla storia di certi doni a quella delle nazioni. Ma, chi la usa per spiegare tutto ricade nel modo della fenomenologia New Age che io tanto avverso.

7. in più punti (es. p.133) sembra criticare o schernire coloro che misurano le energie dei luoghi come i radiestesisti: non ritiene utlie il lavoro di un Marco Nieri o di un Rudi Toffetti nella decodifica dell'uso cultuale dei luoghi antichi? L'ho riletta e direi che non c'è traccia di scherno. Avverto i lettori di non fidarsi di tutti ma di sviluppare discernimento sia dalle etichette che dai grandi nomi o definizioni storiche come "druido". Per quanto riguarda i due nomi che mi ha fatto reputo "quello che ho letto di loro" molto interessante. Ma io giudico o mi faccio un parere solo conoscendo di persona, stringendo loro la mano e mangiando una pizza con loro, il resto è quasi inutile.

8. p.93 scrive "esseri umani non illuminati non possono sopportare l'esposizione a queste frequenza (24000 bovis)": cosa significa per lei essere illuminati? E lei personalmente si sente parte di questa cerchia eletta?

Intendevo che l'esposizione PROLUNGATA a quelle frequenze è possibile senza danni per persone ad esse abituate o in accordo con esse per natura o raggiungimento spirituale. Si tratta di una fenomenologia estremamente personale e di difficilissima classificazione. Forse sono stato troppo sbrigativo nello scrivere. Alla prima domanda potrei, anche in questo caso, rispondere minimo con una decina di pagine tra loro molto contraddittorie, dunque dovrà pormi la domanda di persona, come spero che accada. Alla seconda rispondo "no", con una strana riserva. Nell'arco della mia vita ho avuto una decina di episodi di bliss, o se preferisce di illuminazione temporanea e spontanea. Ho avuto anche esperienze di fortissima alterazione di coscienza semi spontanee. Di entrambi i tipi non parlo mai volentieri per non creare l'effetto "santone illuminato" che mi repelle.

9. a pag. 117 dedica un capitoletto alla linea micaelica. Cosa pensa dell'influsso micheliano nella nostra epoca (cito il contributo di Fausto Carotenuto in proposito)? Si sente parte della "schiera" di suoi seguaci?

Ha ha oddio no. Non faccio parte di nessuna schiera e penso di aver scritto proprio in quelle pagine che quel tipo di energia e forma pensiero mi è distante, poco affine e talvolta "sostanzialmente avversa". Per la prima domanda direi che dovremmo intenderci sul significato di "influsso micaelico" e dei confini temporali della nostra epoca. Mi consenta, scherzosamente, di parlare con il signor Michele nella prossima frase: "chicco il diavolo che stai calpestando ha vinto tutte le guerre e le battaglie, cambia arma che quella è senza filo. Inoltre ti devo far notare che se separi lui da te tagli te stesso e dunque dai un messaggio sbagliato a chi fa il tifo per te o per lui. Pensaci ragazzone di luce".

sabato 11 giugno 2022

Scriviamo insieme il tuo libro

La redazione del mio ultimo libro Amare la Terra e ritrovare Noi Stessi è stata un'esperienza nuova, condivisa, partecipe. Eì un volume collettivo, un volume a cui 24 persone hanno offerto i loro contributi, certo su mio stimolo, ma ne hanno condiviso la visione e ciascuno a suo modo ha accettato di partecipare. Molti hanno scritto autonomamente ed io ho solo fatto la revisione, altri hanno offerto delle riflessioni che io ho introdotto e collegato al resto dell'opera, infine alcuni hanno scelto la strada dell'intervista che poi io ho confezionato. Sono stati due mesi di intenso lavoro che mi hanno fatto rinascere la voglia di scrivere per me e per gli altri e quindi ho deciso di mettere a disposizione la mia rapida penna e la mia rilettura a tutte le persone che vorrebbero scrivere un libro ma non trovano il tempo, il coraggio o la tecnica giusta.
Lo scriba che su dettatura o rielaborando appunti sparsi ricomponeva un testo unitario esiste da quando esiste la scrittura. Gli anglosassoni oggi hanno coniato il termine ghost writer, ovvero scrittore fantasma, che presta la sua opera e poi sparisce. A me non interessa comparire, mi interessa mettere a disposizione un talento perchè altri possano realizzare a pieno le loro potenzialità. Scrivere un libro è una grande impresa, e non finisce con la pubblicazione: resta l'ampio campo della promozione, della distribuzione e del rapporto coi lettori. Se hai un libro nel cassetto non aspettare! Sentiamoci e capiamo come posso esserti utile! Scrivimi a mediatorelementare@gmail.com o chiamami al 328 7021253

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mercoledì 27 aprile 2022

Iniziata la promozione del nuovo libro Amare la Terra e ritrovare Noi Stessi

A meno di un mese dalla pubblicazione di Amare la Terra e ritrovare Noi Stessi ho avuto l'occasione di presentare il libro a Chioggia e in Valcamonica. Stanno arrivando le prime recensioni dalla stampa e soprattutto dai lettori. Questo libro è un mezzo di conoscere persone in sintonia con la mia visione e fare passi insieme. Inoltre è un libro plurale scritto da 24 autori che ho coordinato con successo: in soli due mesi abbiamo prodotto le bozze e in soli due mesi Anguana Edizioni ne ha tratto il libro.
La copertina rappresenta una bambina che impara a nuotare. In questo gesto semplice e armonioso procede con fiducia, affidandosi alle onde ad occhi chiusi. Sotto di lei il mondo marino e la sirena che lo guida la sostiene delicatamente. Questa è la mia visione, figlia della mia esperienza: ogni volta che un essere umano fa un passo verso la natura quello lo ringrazia e lo sostiene perchè c'è un intimo legame connaturato nel destino dell'umanità, custode di questo paradiso terrestre.
Il prossimo appuntamento di persona sarà l'8 maggio a Vittorio Veneto ospite dello spazio culturale Porta Fucsia. Se vuoi organizzare una presentazione o venirmi a trovare a Chioggia chiamami al 328 7021253. Se hai letto il libro e vuoi diffondere la tua recensione c'è la pagina Facebook dedicata al libro!

venerdì 15 ottobre 2021

Duemila anni di Cristianesimo non sono bastati?

Giorni tesi, giorni cupi, sembra tornata l'atmosfera degli anni Settanta con migliaia di persone che scendono in piazza scioperando contro il governo e contro l'applicazione a tutti i lavoratori della Certificazione Covid 19. Circa 4 milioni di lavoratori non hanno ancora scelto di adeguarsi alla d.l. del 16 settembre 2021. L'Italia è spaccata in due tra sfegatati sostenitori del governo Draghi e una minoranza di contestatori, in gran parte non rappresentati a livello parlamentare e nemmeno sindacale. Stanno emergendo nuovi piccoli agguerriti sindacati come il FISI, che ha proclamato lo sciopero ad oltranza (http://www.fisinazionale.it/), e l'Anief. Quello che mi colpisce e non condivido è la durezza delle accuse e degli insulti che vengono lanciati da una parte all'altra: con veri e propri provocatori come Burioni che spopolano in TV da un lato e la controinformazione complottista dall'altro. Tutti sembrano essere convinti di avere la sacrosanta ragione dalla loro parte. Pochissimi invece sembrano capaci di mettersi nei panni altrui e proporre mediazioni, che il governo non vuole con la sua "linea dura".
Mi chiedo che fine a fatto la nostra civilità cristiana, coi suoi valori, la sua pacatezza e il desiderio di essere utile al prossimo. Mi domando se il buon Samaritano oggi avrebbe soccorso un malato di Covid, magari non vaccinato, o gli avrebbe augurato le peggiori cose lasciandolo senza nessuna cura. Nella minoranza agguerrita invece non mancano quelli che invocano la catastrofe imminente sui vaccinati per gli effetti collaterali a medio e lungo termine. Siamo sicuri di non avere qualcosa nell'occhio che ci impedisce di aiutare gli altri a vedere meglio? Tra i due opposti estremismi io mi sento preso in mezzo, perchè ritengo ci siano nobili intenti e pezzi di verità su entrambi i fronti. Invece della guerra io vorrei costruire ponti, discutere fino alla nausea possibili mediazioni. Non è questo il senso della nostra democrazia?
Questo governo invece, forte di una prolungata emergenza che gli dà poteri eccezionali, avanza a gran passi verso la ristrutturazione economica e sociale dell'Italia, mandato che nessun elettore gli ha conferito. Draghi usa lo scettro di ferro e non rende conto a nessun cittadino, nessun partito o forza politica della sua linea. Eppure ha una sua agenda di governo chiara che persegue di gran carriera: in questo quadro il passaporto vaccinale sembra uno strumento per controllare i cittadini più che il covid. La normativa partorita in questi mesi è zeppa di contraddizioni (trasformare dirigenti e datori di lavori in coontrollori della salute e delle scelte personali dei dipendenti, scaricare i costi della sicurezza sui lavoratori, superare i contratti nazionali senza ridiscuterli con tutti i sindacati, anche quelli scomodi come il Fisi ecc., le denunce di incostituzionalità).

E così siamo arrivati allo sciopero generale, di una minoranza certo, ma capace di incidere. A Roma è stato schierato l'esercito in piazza: è un'escalation nella prova di forza che può solo accendere gli animi e stimolare gli estremisti, azzerando lo spazio di dialogo con moderati di entrambi i fronti. Ma non è mai troppo tardi per un passo indietro, per sedare gli animi e avviare trattative. Sono certo che si potrebbero trovare accordi soddisfacenti per tutti e ridare fiducia a questa Italia prostrata dalla recessione portata anche dalla gestione draconiana dell'epidemia. Fondamentale sarebbe far ripartire il dibattito libero in ambito medico, riammettere i sanitari sospesi, applicare la democrazia senza limitazioni e far nascere da quel vivace dibattito le nuove strade da percorrere, perchè quelle finora seguite non vanno bene per tutti. La posizione del mediatore è scomoda: tutti lo bersagliano da un lato all'altro ma io credo che ogni cristiano, ogni persona di buona volontà dovrebbe costruire ponti e non barriere.

venerdì 27 agosto 2021

Analisi ed evidenze sui dati ISTAT della mortalità da COVID

Tra il febbraio 2020 e il luglio 2021 ci sono stati 127.044 pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia.Guardate bene il grafico.

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni (mediana 82, range 0-109).

Le donne decedute sono 55.247 (43,5%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 35 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 46 anni).

La figura all'inizio mostra il numero dei decessi per fascia di età. Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 anni – uomini 80 anni). Non ci sono decessi sotto i 39 anni.

Quindi riassumendo l'epidemia Covid falcidia gli anziani, in particolare over 75. A cosa serve allora organizzare una vaccinazione di massa? Per quale sciagurato motivo si è cominciato a vaccinare persino i minorenni? Non ci sono casi mortali di Covid negli under 40, perchè allora studenti e universitari, uomini e donne nel pieno delle loro forze sono pressati e sempre più costretti alla vaccinazione pena la perdita del lavoro e delle libertà civili?

Fonti

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati

https://www.istat.it/it/files/2021/03/Report_ISS_Istat_2020_5_marzo.pdf

sabato 21 agosto 2021

Vale la pena di leggere il romanzo distopico "1984" di George Orwell?

Ho appena riletto 1984, ne avevo un vago ricordo ma in questi giorni convulsi dove alcuni sostengono si sia instaurata una "dittatura sanitaria" sotto un governo dotato di poter emergenziali che sempre vengono proprogati cercavo una lettura da poter condividere coi miei studenti per mettere in discussione il fenomeno dello stato totalitario storicamente inteso e l'attuale predominio delle grandi corporation. E' sotto gli occhi di tutti che nell'epoca della globalizzazione americana, seguita al crollo del muro di Berlino, si assiste al progressivo accentramento della ricchezza in poche mani. La piramide della ricchezza totale del mondo mostra che metà della ricchezza netta del mondo appartiene all'1% superiore, il 10% superiore degli adulti detiene l'85%, mentre il 90% inferiore detiene il restante 15% della ricchezza. Quindi il top 30% degli adulti detiene il 97% della ricchezza totale.
Partiamo da questa disuguaglianza per fare alcune considerazioni: 1) lo strumento di accumulo e gestione di queste ricchezze è principalmente la Corporation, la multinazionale anonima con personalità giuridica come si è definita negli USA negli anni Venti del Novecento; 2) l'elite "mondialista" è largamente apolide ma concentrata nei paesi "occidentali", il suo raggio di azione e d'investimento è globale 3) gli stati nazionali sono sotto assedio perchè limitano le libertà dell'ipercapitalismo gloabale sia attraverso la gestione pubblica di interi settori sia, per le democrazie, con la tutela dei diritti dei lavoratori. 4) siamo davanti ad un'epoca nuova, dove poche migliaia di persone possono influenzare l'economia, la società, i mass media (che sono loro!), la ricerca scientifica... un poter mai visto prima sul nostro pianeta. Da tutte queste considerazioni deduciamo che oggi, in barba alla democrazia dichiarata, il mondo (quello a trazione americana per lo meno) è dominato da una ristretta oligarchia attorniata da specialisti in ogni campo che governa una massa sempre più indistinta di lavoratori, professionisti precarizzati ecc.: un nuovo proletariato globale che assorbe le classi medie.
Torniamo al nostro libro: scritto nel 1948 immagina la società futura del 1984 dominato da tre grandi superstati. Dopo una guerra atomica prendono il potere al mondo tre ideologie totalitarie. Nella Londra del futuro, capitale dell'Oceania (Americhe, Gran Bretagna, Australia e parte dell'Africa e dell'Asia), Il Partito (è l'unico legale) dell'Engsoc (Socialismo inglese) guidato da un mitico Grande Fratello (Big Brother) governa ogni aspetto della vita dei sottoposti, sotto una mascherata democrazia in perenne guerra contro le altre potenze mondiali. La popolazione è divisa tra i membri potentissimi del Partito interno, i burocrati del Partito esterno e la stragrande maggioranza della popolazione chiamata in "neolingua" "i prolet". Il Partito interno controlla tutti i mezzi di comunicazione, la produzione, l'esercito e una particolare polizia politica chiamata thinkpol, polizia del pensiero. Infatti è sufficiente alimentare pensieri contrari o divergenti da quanto previsto dal regime per essere sequestrati, torturati e rieducati in campi di lavoro. Londra ospita la sede dei quattro grandi ministeri in cui si articola il potere: quattro piramidi che ospitano il ministero dell'Amore (controllo della popolazione e torture), ministero della Verità (controllo dei media, dei libri, riscrittura degli archivi storici per elimnare ogni contraddizione al pensiero dominante), ministero dell'Abbondanza (programmazione conomica e razionamento dei pochissimi bene disponibili) e il ministero della Pace (ovvero della Guerra).
Come avrete capito da questi cenni del linguaggio adoperato da questo partito dominante il significato ordinario viene sovvertito al punto da ideare un "neolingua" di poche parole per insegnare a non pensare, per rendere impossibile il pensiero critico. Qualcosa di simile appare nelle modalità digitali di comunicazione dove tutto è epidermico e immediatamente dimenticato. Alla fine del romanzo Orwell dedica una ventina di pagine alla storia e funzioni di questa neolingua totalitaria. 1984 è una distopia, ovvero racconta un possibile futuro a partire da elementi realistici. Lo fa in maniera graffiante, specialmente per i concittadini inglesi dello scrittore. Gli va dato il merito indiscusso di aver anticipato l'uso della tecnologia per il controllo delle masse (il telescreen, che nessuno può spegnere, in ogni casa per diffondere ma anche per ascoltare gli abitanti a piacimento). Incredibilmente innovativo se pensiamo che fu scritto nel 1948.
Ma indaghiamo un po' sull'autore: George Orwell è uno pseduonimo dello scrittore e giornalista britannico Eric Arthur Blair. Nato in India da una famiglia scozzese fatica ad inserirsi nella madrepatria. Nel 1937 si reca a Barcellona con l'intenzione di scrivere degli articoli sulla drammatica situazione del Paese in piena guerra civile contro il generale fascista Franco. Quasi subito, però, si unisce ai repubblicani spagnoli, entrando a far parte delle milizie del Poum. Assiste ai dissidi interni alla sinistra con lo scontro armato tra comunisti filosovietici contro anarchici e socialisti. Viene ferito in modo grave alla gola; a quel punto ripara in Francia. Dall'esperienza della guerra vissuta in prima persona nacque "Omaggio alla Catalogna". Con quell'esperienza potè mettere a confronto due totalitarismi: il fascismo e il comunismo sovietico.
Un altro particolare della sua vita da notare è che nella sua formazione all'Eton College di Londra ebbe per insegnante Aldous Huxley: un altro grande esponente della letteratura distopica pacifista che scrisse "il mondo nuovo" (1932) in cui immaginava la deificazione del modello fordista di produzione in un mondo futuro dove ogni aspetto della vita è controllato da 10 governatori mondiali. Come si vede l'allievo si confrontò a tutto campo col maestro di allora e lo superò. Nel cupo mondo di 1984 non ci sono eroi, non c'è speranza, non c'è spiritualità. Viene descritta alla perfezione la macchina organizzativa del Partito che controlla i "prolet" (gli operai) con i mass media, le parate, la pornografia, il razionamento dei beni, le celebrazioni dell'odio verso il nemico di turno. I burocrati del Partito se la passano poco meglio ma sono sorvegliati giorno e notte dalla tecnologia e alla minima devianza o perplessità vengono sequestrati e spediti al "Ministero dell'Amore". Orwell segue fin dentro le sale di tortura il protagonista che ne uscirà "rieducato" e sinceramente pentito di aver anche solo pensato di opporsi al Grande Fratello, il leader idealizzato che personifica il Partito e che viene rappresentanto ovunque in grandi manifesti e schermate con la scritta "Il Grande Fratello ti vede".
Anche noi oggi siamo sorvegliati dalle nostre tecnologie: il nostro profilo di interessi e preferenze vengono venduti alle aziende di marketing e schedati dai servizi segreti. Siamo "profilati" e indotti a comprare cose molto interessanti, salvo poi essere censurati se esprimiamo critiche al sistema dominante. Al contrario del mondo tratteggiato in 1984 noi abbiamo ancora speranza, abbiamo ancora linguaggio e pensiero critico a disposizione e soprattutto la possibilità di una ricerca spirituale libera capace di ispirarci coraggio e creatività.
#distopia #georgeorwell #1984 #oligarchia #capitalismo #totalitarismo #regime #controllo #massmedia #tecnologia #capitalismodellasorveglianza

giovedì 15 luglio 2021

Globalizzazione o GLEbalizzazione? Recensione del saggio di Diego Fusaro

Con il crollo dell'URSS e l'iconico abbattimento del muro di Berlino siamo entrati in una nuova epoca che spesso viene ambiguamente chiamata della "globalizzazione". Si tratta in realtà di una nuova fase della storia umana in cui un'unica potenza ha conquistato l'egemonia globale e ha deciso di proiettare i suoi modelli economici, culturali, politici in tutto il mondo. Quindi sarebbe più corretto parlare di un'epoca della globalizzazione americana, nel cui sistema predominano le grandi corporation: le multinazionali che fanno affari in tutto il mondo cercando il luogo migliore dove speculare, spostare la produzione, aggirare le norme anti-inquinamento e el tutele dei lavoratori. Come sappiamo oggi 2.153 super ricchi possiedono quanto altri 4,6 miliardi di persone. Mentre il 50% più povero ha meno dell’1% (leggi articolo)

Il filosofo Diego Fusaro nel suo "Glebalizzazione: la lotta di classe al tempo del populismo" arriva a proprorre la categoria di "globalitarismo" sottolineando gli aspetti violenti ed egemonici di questa politica tutta incentrata nel magnificare il modello a stelle e strisce proiettandosi con "guerre umanitarie" nel paesi ancora sovrani e erodendo i diritti e le posizioni economiche degli abitanti dell'Occidente, portando alla smobilitazione dello stato sociale e di diritto, in Europa in primis. In questo passaggio forse è bene ricordare i fatti di Genova nel 2001.

Il movimento critico verso la globalizzazione dei più forti venne infiltrato da provocatori e frange estremiste finì per essere massacrato, arrestato, pestato e torturato (fatti della caserma Bolzaneto, per un sunto essenziale si legga: https://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova). Venne dato chiaramente il segnale che l'opposizione democratica e pacifica effettiva e capace di un pensare alternativo non era più tollerata. Che fine hanno fatto i fantasmagorici "black bloc"? Una volta serviti al bisogno di screditare il Social Forum e innescare le violenze sono spariti silenziosamente.

Nella lucida ricostruzione di Fusaro, dichiaratamente ispirata ad un rinnovato marxismo, alla globalizzazione americana dei mercati con la costituzione di una classe dominante cosmopolita e ricchissima, corrisponde una GLEBALIZZAZIONE dei lavoratori, siano essi operai, impiegati, artigiani. Lo strapotere di questa nuova elite mira a rendere possibile la diffusione delle loro imprese speculative in tutto il mondo, erodendo progressivamente diritti e posizione economica dei ceti dominati. Indipendentamente dalla loro origine sociale chi non partecipa all'elite globalista viene compresso in un "non classe" precarizzata e supina ai diktat dei dominatori. Il predominio è innanzitutto un predominio culturale, per cui media, intellettuali, politici si professano tutti a favore del mercato globalizzato e delle sue spietate ma inevitabili regole. Il fatto stesso di accettare la globalizzazione come inevitabile rappresenta il nostro dogma di fede, dove invece l'unica possibilità di lottare per avere più equità economica e ridistribuzione della ricchezza è individuata da Fusaro nell'ambito prettamente nazionale.

In questa ottica fa un'analisi del populismo come un tentativo di difendere i veri interessi popolari contro le elite ormai cosmopolite e intente solo ai loro affari. Un movimento politico che abbia l'ardire di mettere in discussione l'egemonia del pensiero americano deve riconquistare una visione nazionale e lottare per ridare potere al proprio popolo, mettendo anche in discussione i manatra dell'europeismo che in questa visione non è altro che un processo di distruzione degli stati nazionali europei a favore dell'egemonia degli USA e dei suoi alleati. Riprendere il dibattito politico anche sui punti che i passati governi hanno tutti sostenuto, riprendersi la sovranità politica, economica (la nostra moneta), culturale e militare. Da Fusaro, uno dei fondatori di Ancora Italia, viene la proposta per un nazionalismo democratico e socialista, che mira a ridare dignità alla gente, diritti e reddito.

La lettura non è delle più facili, sia per il lingaggio ricercato e spesso creativo, sia per le citazioni dotte con oltre 50 pagine di note a seguire. Di certo un libro valido per interrogarsi sulle categorie interpretative della storiografia e della politca dominante, utile per aprire uno spazio di critica e un tentativo di costruire un efficace modello interpretativo e predittivo del reale.

#diegofusaro #globalizzazione #glebalizzazione #populismo #corporation #multinazionali #globalitarismo #america #USA

mercoledì 11 novembre 2020

La serrata non è la risposta migliore alla psicopandemia

E' novembre e tornano le chiusure generalizzate che dovrebbero salvarci dall'epidemia. Forse saranno di aiuto a rallentare il contagio che di per sè è fisiologico per un'influenza virale. Di certo sono un danno per la nostra economia, i nostri diritti civili e politici e la nostra psiche. Ho sentito l'intervista a Sonia Savioli, autrice de Il giallo del Coronavirus, a Radio Gamma 5 in cui si analizzava l'epidemia ridefinendola psicopandemia. Ho trovato molto corretto e frutto di un'ottima intuizione ricategorizzare il fenomeno inserendo a pieno titolo la componente psicolgica: questa esperienza sta diffondendo paure e incrinando la nostra fiducia negli altri.
Davanti a questa gestione della malattia ci troviamo isolati per legge e interiormente deprivati della indispensabile relazione con gli altri. Ho vissuto con sofferenza la chiusura di marzo aprile: sono ingrassato di 10 chili. Stavo a casa a trangugiare schermi e cibo, insoddisfatto e incapace di dare un senso a questa prigionia. Per di più ero in cassa integrazione di un'azienda turistica: 500 euro al mese. Il 15 giugno l'azienda ha riaperto per poi chiudere di nuovo a fine ottobre mentre solitamente lavorava da febbraio a novembre. Il fatturato comparato agli stessi mesi del 2019 è stato del 30% in meno. Fortunatamente è un'azienda solida e ha retto il colpo.
Ma quanti non ce l'hanno fatta? Quante piccole realtà sono state consumate sull'altare della sicurezza medica? Troppe! Il governo dell'avv.Conte ha delle grossissime responsabilità, come anche le regioe che si sono appitattire ai diktat dello stato d'emergenza come se stessimo combattendo una guerra. Passi per i primi mesi ma ripetere lo stesso schema dopo tutta la sofferenza che ha generata, le morti solitarie degli anziani isolati dai loro familiare e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo pagato un prezzo altissimo e ora ci viene chiesto ancora di continuare quietamente a sacrificarci. Ma cosa è stato fatto per evitarlo nei mesi estivi? Quali provvedimenti per raffornzare la medicina del territorio che dovrebbe essere la prima linea che dispone cure domestiche per chi si infetta? Che formazione e strumenti aggiuntivi hanno ricevuto i nostri medici? A giudicare dai risultati poco o nulla di efficace è stato messo in atto, come se si volesse esasperare nuovamente la situazione. Sicuramente ha esasperato molti che si sono spostati all'opposizione di questo governo, magari senza identificarsi con la destra ma semplicemente in un silenzioso partito del buon senso. Ma viene fatto divieto di manifestare o ritrovarsi a discutere. Siamo in un triste crepuscolo della nostra democrazia dove contano più le task force (già il nome americano dice molto, come pure il "lockdown" invece di chiusure) che il volere degli elettori. Il prossimo anno si vota anche qui a Chioggia ma in che clima e con quali dibattiti se l'aggregazione è vietata e la dittatura sanitaria impera? In quale sede potremo difendere nostri diritti?

giovedì 19 marzo 2020

Controstoria delle origini della civiltà

Rimango stupito quando incontro uomini geniali e controtendenza che insegnano in università americane. Mi stupisce il giurista Ugo Mattei, difensore dei ben comuni in Italia e che insegna nella Silicon Valley e mi ha stupito leggere il libro di James C. Scott "Le origini della civiltà. Una controstoria." Scott insegna scienze politiche alla Yale University ed è esperto di storia agraria e di anarchismo. Mi domando come facciano questi intellettuali a conciliare le loro opinioni e battaglie personali con l'incarico accademico nella potenza imperialista del momento. Evidentemente c'è ancora spazio per il pensiero critico e me ne rallegro.
Il libro di Scott è ben documentato ma anche visionario: cerca di superare con ragionamento e analogie la carenza di fonti sulla nascita dei primi stati nella Mesopotamia antica. L'autore non è uno storico specializzato di quelle civiltà ma, appoggiandosi a studi esistenti e citati si avvicina con arguzia e senza pregiudizi ad una domanda che in gran parte della storiografia è data per scontata: come sono nati i primi stati? Quali erano le condizioni essenziali per il loro affermarsi? Che conseguenze portarono nella società tardo neolitica? Solitamente si da per scontato che il passaggio da società egualitarie, sedentarie, capaci di sostenersi con le risorse locali unendoci agricoltura e allevamento ma anche la caccia e la pesca dei ricchi estuari paludosi del Tigri e dell'Eufrate sia governato da una sorta di necessità: il progresso della civiltà che coincideva con la costruzione di città dotate di mura e magazzini, l'istituzione di tasse ed eserciti.
Scott dimostra come le società neolitiche non avevano bisogno di formare stati e che molte condizioni dovettero verificarsi contemporaneamente: la formazione di gruppi elitari armati capace di stravolgere un'organizzazione tendenzialmente egualitaria in società gerarchiche con la nascita della schiavitù, il cambiamento climatico che ridusse l'abbondanza di cibo disponibile da più fonti, la conoscenza delle coltivazione dei cereali facilmente immagazzinabili e tassabili. A tal proposito ricordiamo come il primo utilizzo della scrittura era la contabilità dei primi stati: quanti unità di cereali, capi di bestiami, contadini o schiavi venivano censiti e dato che le fonti scritte sono tra le principali fonti si suole affermare che società senza scrittura sono senza civiltà. Al contrario Scot descrive le società neolitiche mediamente più ricche, senza grandi differenze sociali e senza le forti imposizioni fiscali e violenza indispensabili per la nascita degli stati.
Ciò che molti storici danno per scontato e che ci viene inculcato implicitamente come l'unica e migliore organizzazione possibile, in contrapposizione a popolazioni "barbare" solo perchè dotate di diversa organizzazione a base familiare e senza forte attaccamento alla proprietà esclusiva dei beni di produzione. Si parla di "caduta" di una civiltà statale e di "secoli bui" quando se ne perdone le tracce (scritte) mentre il crollo dei centri di potere può convivere con un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione liberata da imposizioni fiscali, lavori forzati, coscrizione obbligatoria. Scott riesce in questo agile volume di 200 pagine a proporre uno sguardo fresco, per nulla banale e scontato su tutta la storia della cosiddetta "civiltà", identificata con le organizzazioni statali, e contrapposta alle popolazioni non statali come i Germani, i Mongoli, insomma i "barbari" di turno, poi "civilizzati" andando a sostituire l'elite guerriera delle società conquistate.
La scrittura sembra necessaria affinchè lo stato centralizzato e stratificato possa riprodurre se stesso. La scrittura ha sempre e solo accompagnato la formazione delle città e degli imperi, vale a dire, l'integrazione all'interno di un sistema politico di un numero considerevole di individui in una gerarchia di caste e classi. Sembra insomma favorire più lo sfruttamento dell'umanità che la sua cultura. Scott dimostra che le sue tesi sono applicabili in tutte le società antiche: Egitto, Mesopotamia, India e Cina tutte accomunate dall'agricoltura irrigua di cereali con alta concentrazione di popolazione, tasse, esercito e città fortificate. Potremmo infine azzardare un paragone con le nuove tecnologie telematiche fatte più per controllare masse di consumatori i cui bisogni vengono stimolati ad hoc e la cui presa di coscienza viene manovrata dosando sapientemente le informazioni disponibili.