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venerdì 6 gennaio 2023

Il valore educativo del buon rugby amatoriale

Epifania 2023

Ho ricominciato a insegnare da tre anni e comincio a misurare le generazioni che incontro in classe con quelle di 10 anni fa e con la mia adolescenza negli anni Novanta del secolo scorso. Dai loro bisogni umani e formativi ricevo potenti stimoli a cercare in me, attorno a me, prima di me esperienze e prodotti culturali adatti a rispondere a queste richieste, ora mute ora urlate. Dopo 2 anni di chiusure, divieti, paura dell'altro, distanziamenti, digitalizzazione forzata c'è sicuramente bisogno di contatto, aria aperta, froti emozioni, condivisione, sfida. Durante queste vacanze di Natale ho ritrovato luminosi e potente esperienze da proporre ai miei ragazzi e, in forma forse diversa, alle mie ragazze. Una di queste è la bellissima esperienza che ho fatto da ragazzo con il rugby a 15 (rugby union). Ce lo hanno insegnato Romano Minoia, un piccoletto energetico e dal carisma trascinante, con l'aiuto di Massimo Pionelli detto "tenaia", uno spilungone intellettuale che sembrava aver poco a che fare con questo sport. Qualche pallone, un passaparola tra i ragazzi, amici di amici e la disponibilità loro e di qualche familiare per andare ad allenarci a Bessimo, mi pare, e poi a Bienno, il mio paese natio.

Perchè dico con sicurezza che il rugby ha un alto valore educativo? Il rugby è stato inventato e messo a punto nei college inglesi a metà Ottocento, prima sport amatoriale per la futura elite dell'impero britannico e poi gioco per tutti, in tutto l'impero. Ecco perchè le maggiori potenze rugbistiche sono nei paesi anglosassoni o nelle loro ex colonie (Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa). Però quel gioco non rimase confinato lì perchè sportivi, soldati e insegnanti di altre parti del mondo vi riconobbero dei capisaldi atletici e morali veramente utili e preziosi. Così il rugby "champagne" ha conquistato la Francia, l'Italia, l'Argentina e anche il Giappone. Qui avanzo le mie ipotesi di ex giocatore e attuale insegnante. Per semplicità elenco i punti a favore del rugby:

1- è uno sport di squadra, fiducia e coesione sono indispensabili per vincere
2- tutta la squadra attacca e tutta la squadra difende, non c'è staticità
3- ogni giocatore a seconda delle fasi di gioco può segnare punti, non ci sono ruoli di serie A o B
4- il controllo della palla e del gioco passa innanzitutto dal gioco a mano, quindi è indispensabile affiatarsi e saper passare palla continuamente
5- giocando si formano dei raggruppamenti dove le squadre competono in forza fisica
6- ci sono fasi di gioco dove sono indispensabili velocità e precisione
7- come è possibile essere potenti e rapidi? Ci sono ruoli diversi pensati per tipi fisici e attitudini diverse
8- nel rugby a 15 ci sono 9 ruoli diversi che richiedono appunto fisicità e capacità tecniche differenti
9- è un gioco di contatto fisico e di lotta, dimensione totalizzante e adrenalinica
10- ci sono regole molto nette e un'educazone al fair play continua
11- giocatori che compiono azioni scorrette oltre al possibile intervento arbitrale incorrono nell'immediata reazione di tutta la squadra avversaria e a volte dei loro stessi compagni. Proprio perchè è un gioco dove si rischiano gli infortuni chi volutamente mette a rischio l'incolumità di un giocatore viene subito castigato. Gesti ripetuti infangano l'onore del singolo giocatore come quello dell'intero club che può arrivare anche a espellere un giocatore del genere.
12- si viene educati a condiserare i giocatori dell'altra squadra avversari, non nemici. Infatti si saluta sia all'ingresso che all'uscita tutti i membri dell'altra squadra
13- come si onora il nostro avversario? Giocando meglio di lui, segnando punti e facendo con maggiore eleganza e stile
14- il gioco si sviluppa in 2 tempi di gioco ma cè anche una terza fase, tradizione custodita dai migliori club in tutto il mondo: c'è un terzo tempo che consiste nel festeggiare insieme, ospitando la squadra ospite e i loro accompagnatori, condividendo un panino, una birra o un pranzo.
15- il rugby infine custodisce una lunga tradizione goliardica di canti, scherzi, prove da superare che indirizzano costruttivamente la naturale esuberanza, stimolandola quando è poca, regolamentandola quando è troppa.
16- dimenticavo... il rugby fino a 12 anni si può giocare in squadre miste, maschi e femmine, poi iniziano le categorie. E' molto più comune trovare club maschili ma il rugby femminile è diventato ormai una presenza stabile e interessante di questo sport.

Perchè ho scritto che il rugby insegnatoci da Romano e Massimo aveva un taglio e un valore particolare?

Senza dirlo o pontificare questi due uomini, che a me sembravano "grandi" ma avranno avuto trent'anni o poco più ci hanno trasmesso i valori del gioco, del rispetto, dell'umanità di ogni persona. Non credo di sbagliare se la loro amicizia sia nata da comuni ideali cristiani , da un impegno concreto nel sociale, per il bene comune, ognuno nel suo campo specifico. Non posso fare altro che ringraziarli anche perchè hanno acceso una luce in Valcamonica che prima non c'era. Ci hanno aperto le porte del fantastico club di Calvisano che ci ha ospitati molte volte, ci finanziati e ci ha dato la possibilità di giocare nelle loro squadre giovanili di alto livello mentre noi faticavamo a mettere insieme i 20 giocatori necessari per partire. Ho fatto anche una esperienza in Francia come giocatore del Fly Flot Calvisano nel 1993: siamo stati ospiti del Pic san Loup di Montepellier a giocare e allenarci con squadre francesi e con i sandonatesi dell'allora mitico Panto. Siamo stati ospitati nella case dei nostri coetanei francesi: io pilore insieme ad un'ala del San Donà ospiti di due scultoree seconde linee, i fratelli Cyril e Method! Esperienze entusiasmati e di grande amicizia. Io ho capito tanti valori dell'amicizia nel mondo del rugby, per quanto non sia stato un brillante atleta. Io ero un metro ottanta, cicciottello, mai fatto sport, piuttosto lento nella corsa, pessimo nel calcio. Però ero discretamente forte e più resistente alla fatica e al dolore di quello che pensavo. Così ho giocato quasi sempre come pilone destro, numero 3.

Per tutte queste ragioni credo che il rugby abbia un grande valore, specilmente in questo contesto storico e geografico. Il rugby amatoriale dovrebbe tornare a Chioggia. Se ci state fatemi un colpo di telefono! Francisco 328 7021253

mercoledì 14 dicembre 2022

Lettera a maestre e genitori sull'utilità educativa delle fiabe modello e bussola sicura

Carissime Maestre, carissimi Genitori,

ho deciso di scrivere questo volume di fiabe(La Bella del Bosco Addormentato e altre Meraviglie, Anguana Edizioni) perchè mi sono accorto che i nostri ragazzi e le nostre ragazze fanno fatica a immaginare storie che finiscano bene. Non è una questione di fantasia, loro replicano i modelli che hanno imparato dall'ambiente circostante: storie, cartoni animati, videogiochi, serie tv, film, video frammentari da tik tok o youtube. Quando qualcuno inventa una storia fa appello sia alla sua abilità di narratore che ai modelli profondi che ha nel cuore, potremmo definirli archetipi che proverà ad incarnare nella vita. In giovane età, specialmente tra i 7 e i 12 anni, si formano le strutture portanti della personalità e più precisamente il modo di vivere i sentimenti. Se un bimbo non impara a gestire a quest'età la paura, ad esempio, farà molta più fatica a fronteggiarla in modo maturo crescendo.

La cultura materialista che si respira in ogni dove oggi lancia messaggi inquietanti, dove la tragedia, la violenza, l'orrore, la mancanza di senso, la noia, la depressione e l'esaltazione egoistica la fanno da padrone, insinuandosi soprattutto nelle anime giovani. Immergersi a giocare per ore ad un videogioco in cui devo uccidere tutti gli altri giocatori lascia un segno potente nella mia psiche: non è vero che non ha alcuna conseguenza. Imparo ad esempio che ciò che conta nella vita è battere gli altri, che non posso fidarmi di nessuno e che devo trovare ogni trucco per vincere, costi quel che costi, che la violenza è lecita.

Le fiabe invece vengono in aiuto dei nostri bimbi con una secolare esperienza nell'insegnare i rudimenti di come vivere bene la propria vita. I protagonisti infatti sono proprio bambini e ragazzi allontanati da casa che intraprendono un percorso di crescita costellato di sfide, fallimenti e successi che li porterà con certezza a trionfare. Generazioni di narratrici e narratori hanno tramandato oralmente e adattato le fiabe ai loro nipoti e nipotine e in ogni vera fiaba il lieto fine è sempre garantito, proprio per insegnare a ogni bimbo chesicuramente riuscirà a realizzarsi al meglio, anche se tutto sembra contro di lui, anche se mostri terribili e incantesimi lo ostacoleranno. Le fiabe sono quindi modelli di successo nella vita che ciascuno può adattare alla propria situazione. Pensate a Cappuccetto Rosso: apparentemente sbaglia tutto sia nel bosco che a casa della nonna ma fa del suo meglio per portare a termine il compito che le è stato affidato e alla fine le forze benefiche la strappano dal lupo vorace prima che sia troppo tardi ,facendole vivere un processo di rinascita.

Questi sono modelli positivi e intrisi di una visione spirituale della vita: infatti in ogni fiaba tutto ciò che viene narrato è indispensabile, succede esattamente ciò che deve succedere in un dato momento, fa tutto parte di un destino. Un destino che ogni piccolo eroe affronta dimostrando le sue qualità e che lo incoronerà al termine della storia. Le fiabe ci aiutano a capire quanto sia importante trasmettere fiducia sia nelle proprie capacità che nella Vita, intesa come una meravigliosa manifestazione di coincidenze e opportunità mai casuali. In una fiaba non puoi cambiare l'ordine in cui si svolgono i fatti, altrimenti si disfa. Così nella vita puoi imparare ad accolgiere ogni esperienza per trarne un insegnamento che ti permetta di migliorarti sempre più.

Possiamo usare le fiabe come una bussola per orientarci nella enorme quantità di prodotti culturali chiedendoci che effetto producono nei nostri allievi, nei nostri figli. Trasmettono convinzioni, modelli, sentimenti utili a realizzarsi nella vita? Oppure sono diseducativi e fuorvianti? Non dobbiamo avere paura di valutare e, se necessario, vietare o allontanare, materiali ed esperienze negative.

Un caro augurio di Buon Natale e buon lavoro maestre e genitori!
Francisco Panteghini mediatorelementare@gmail.com

domenica 3 luglio 2022

Il Genio Naturalistico dei Sudtirolesi

Da anni passo qualche giorno di ferie in Sudtirolo: da Merano alla Val Venosta, da Klausen a Sterzing e alle sue valli alpine. Ho una grande ammirazione per la gente di quelle terre e quest'anno finalmento ho capito come sintetizzare in una frase quella simpatia che mi ispirano da mille particolari e dalla gestione del loro incantevole paesaggio.
I Sudtirolesi coltivano il loro genio naturalistico creando attività e opere in armonia con la loro terra. L'amore per la natura è fortemente radicato e tramandato. Alla libreria Athesia è normale dedicare un'intera vetrina ai libri per bambini dedicati alla natura, sia per la conoscenza che per il gioco. I negozi di giocattoli accolgono bellissimi modellini di animali e macchine agricole. Sembra che tutto conduca per mano il bambino a crescere conoscendo, ammirando e imparando come gestire la natura, primo fra tutti piante animali coltivati.
La cultura contadina di montagna è ancora presente, orgogliosamente difesa e politicamente sostenuta. Molte persone abbinano il lavoro fuori casa con le attività manuali o meccanizzate del loro maso. Molti allevano animali e piccole stalle punteggiano il paesaggio. I contadini tenacemente continuano a sfalciare i pendii e raccogliere con cura quello che sembra un prezioso raccolto. Ho avuto modo di visitare i Giardini aromatici in Val di Vizze: con la cura del dettaglio quest'azienda ha saputo creare orti bellissimi dove accanto a piantee da fiore e aromatiche trovano posto la piantaggine e il verbasco, che mai avevo visto coltivare!
A qualcuno non piacerà ricordare la passione sudtirolese per la caccia. Io non sono un cacciatore ma avverto che qui la tradizione e l'oculata gestione fanno in modo che il prelievo sia contenuto e una sana popolazione di cervi, camosci, caprioli riempia i loro monti. Esporre un trofeo, come ad esempio un maestoso palco di cervo, non è tanto una esibizione narcisista ma la riprova di una antica benevolenza degli dei silvani verso l'uomo che li ama e li governa.
Un'ultima riflessioni sulla radicata tradizione cristiana, che si avverte subito diversa da quella di lingua italiana: qui i cimiteri si accompagnano ancora alle chiese con lapidi immerse nel verde e nell'immancabile contenitore per l'acqua santa, si tramandano preghiere e usanze per le varie feste dell'anno come la bellissima benedizione delle soglie la notte delll'Epifanica (M K B sta per i tre re magi Melchiorre Kaspar e Baldassarre) o i mercatini di Natale.
Concludendo questa riflessione voglio ricordare con che amore e forte intuizione gli abitanti della Val d'Ultimo si prendano cura dei larici millenari di St. Gertrude. Un luogo vero e proprio luogo sacro in natura che si ricollega all'antico uso dei boschi sacri. Diplomaticamente il cartello parla di "monumento naturale" ma io credo che l'anima del sudtirolese lo viva in modo ancora più profondo.
Non credete a quanto vi ho raccontato e documentato (tutte le foto sono state scattate da me a Stering -Vipiteno, tranne l'ultimo cartello)? Fate la vostra esperenza! Esplorate vallate e città, andate nei masi a comprare i prodotti tipici, chiedete ai cacciatori le loro storie! Fatevi pervadere dall'amore per la propria terra e ricordate che questa terra ha dato i natale ad Alexander Langer, grande anima del movimento Verde nazionale. Indipendentemente dalla lingua chi ama la natura trova modo di capirsi e cooperare.

mercoledì 27 aprile 2022

Iniziata la promozione del nuovo libro Amare la Terra e ritrovare Noi Stessi

A meno di un mese dalla pubblicazione di Amare la Terra e ritrovare Noi Stessi ho avuto l'occasione di presentare il libro a Chioggia e in Valcamonica. Stanno arrivando le prime recensioni dalla stampa e soprattutto dai lettori. Questo libro è un mezzo di conoscere persone in sintonia con la mia visione e fare passi insieme. Inoltre è un libro plurale scritto da 24 autori che ho coordinato con successo: in soli due mesi abbiamo prodotto le bozze e in soli due mesi Anguana Edizioni ne ha tratto il libro.
La copertina rappresenta una bambina che impara a nuotare. In questo gesto semplice e armonioso procede con fiducia, affidandosi alle onde ad occhi chiusi. Sotto di lei il mondo marino e la sirena che lo guida la sostiene delicatamente. Questa è la mia visione, figlia della mia esperienza: ogni volta che un essere umano fa un passo verso la natura quello lo ringrazia e lo sostiene perchè c'è un intimo legame connaturato nel destino dell'umanità, custode di questo paradiso terrestre.
Il prossimo appuntamento di persona sarà l'8 maggio a Vittorio Veneto ospite dello spazio culturale Porta Fucsia. Se vuoi organizzare una presentazione o venirmi a trovare a Chioggia chiamami al 328 7021253. Se hai letto il libro e vuoi diffondere la tua recensione c'è la pagina Facebook dedicata al libro!

mercoledì 2 maggio 2018

Due modi per entrare nel bosco

Quando accompagno i bambini nel bosco Nordio, dopo averli fatti ambientare e trottare per iniziare a portarli nell'umore del bosco, mi fermo davanti a un punto significativo, una ideale porta. Insegno loro che ci sono due modi di entrare: distratti e rumorosi oppure rispettosi e curiosi. Insegno anche a chiedere permesso e mettersi in ascolto della risposta. Piccoli gesti che possono creare le occasioni giuste per osservare gli animali, far nascere le domande e la curiosità per il piccolo mondo incantato e aprirsi alle armonie e ai sottili fruscii dei differenti alberi.
Di solito coi bambini si fatica ad andare oltre una certa complicità che fa nascere storie e aneddoti del bosco, piccoli magici incontri, il nome di una pianta. Coi Grandi, disposti però a tornare Piccoli, si può entrare più in profondità per sentire le differenti qualità che il bosco assume negli angoli del Parco Madonna del Divino Amore che custodiamo a Sant'Anna di Chioggia.
Qui nel Parco con pazienza e delicatezza cerchiamo di coniugare le visite col rispetto per gli equilibri delicati e invisibili ai più che già il calpestio e la frequentazione potrebbero compromettere. Lavoriamo con poche persone, su percorsi segnalati, un prato per correre, piccole aree picnic, angoli caratteristici che cercano di inserirsi con naturalezza nell'ambiente.
Un angolo del sentiero Rosso è nel punto più esposto ai venti del nord est. Una piccola comunità di pini marittimi custodisce il confine, leggermento più alto dei campi attorno. Qui come preghiere al vento i disegni donati ad Amico Giardiniere in occasione della festa annuale Lusenzo nel Cuore vengono offerti.
Su prenotazione organizzo con l'associazione Amico Giardiniere passeggiare lungo i sentieri del parco, giochi, picnic. Le prenotazioni si prendono almeno 24 ore prima al 328 7021253. Le visite sono a tema: “Alla scoperta degli animali del bosco”, “Gli alberi del bosco Nordio: non solo pini”, “L'energia positiva degli alberi con esercizi”, “Uccellacci e uccellini: prede e predatori alati del bosco”, "il mondo delle api". Il contributo di ingresso è di 3 euro adulti, minori 1 euro e per la Visita guidata 3 euro aggiuntivi per adulti, gratuita per i minori.
Abbiamo iniziato a organizzare fiabe animate nel bosco, che spesso sono nate proprio nel bosco, nel rapporto ancestrale tra uomo, animale, piante. Una saggezza senza tempo che cerchiamo di far rivivere senza le edulcorate riduzioni alla Walt Disney nella primitiva e fresca forza. Ad esempio Venerdì 4 Maggio (16.30-18.30) racconterò IL CASTELLO INCANTATO: la storia di due fratelli che incarnano due approcci alla vita completamente diversi, superbo il maggiore, gentile il minore: chi supererà le tre temibili prove per liberare la Principessa dai Draghi?
Venerdì 11 Maggio invece saluteremo il bosco per spostarci verso la spiaggia con CAPPUCCETTO ROSSO che non poteva mancare nel nostro bosco. Parleremo così anche delle verità e menzogne che si raccontano sui lupi ieri e ogggi. Le prenotazioni le prendo al 328 7021253 ma c'è posto solo per 10 bambini (necessario un accompagnatore ogni 2 bimbi).

domenica 8 marzo 2015

Lusenzo nel Cuore II edizione: domenica 19 aprile

Amico Giardiniere e Canoa Kayak Club Chioggia sono lieti di invitarvi sulla laguna del Lusenzo per una giornata di sport in compagnia, gioco, pulizia, divertimento. Chiamate Francisco al 328 7021253 per prenotare un orario in cui tenere la vostra dimostrazione sportiva o artistica. La partecipazione è gratuita!
In mattinata puliremo gli argini e con le barche ripescheremo le immondizie in laguna. Vorremmo poi abbracciare la laguna con una catena umana: servono almeno 3500 persone, ci aiutate???
Lo scorso anno abbiamo raggiunto l'adesione di 12 gruppi sportivi e associazioni, con un totale presenze di circa 500 persone nell'arco della giornata. Quest'anno vogliamo replicare e siamo fiduciosi di trovare in Crazy Body e nella gestione del bar una preziosa collaborazione. Chiamate Francisco al 328 7021253

domenica 11 gennaio 2015

Lo Hobbit: la battaglia delle Cinque Armate

Finalmente, con un certo sollievo per me, è uscita nelle sale l'ultima pellicola della trilogia di Jackson dedicata al libro "lo Hobbit" di J.R.R. Tolkien. E' finita. Come avrete capito sono lieto che questo complicato tentativo sia arrivato alla degna conclusione. Dopo l'incredibile lavoro di adattamento e creatività del Signore degli Anelli questa pur onesta trasposizione è stato molto inquinata dal concetto di prequel americano. Il successo delle funambolie di Legolas ci ha accompagnato anche in questi film, mentre è completamente assente nel libro. Altri commentatori hanno sottolineato le diversità ("incoerenze", "adattamenti", "cedimenti commerciali"ecc. ecc.) tra il libro e i film di Jackson (vedi ad esempio: http://www.wired.it/play/cinema/2014/12/18/10-cose-battaglia-delle-5-armate-non-in-hobbit/). Io preferisco mettermi al setaccio di possibili ispirazioni spirituali.
L'adattamento del Signore degli Anelli e delle dinamiche della Terra di Mezzo che Jackson ha orchestrato è stato un indubbio capolavoro e anche nei suoi adattamenti (la figura di Arwen così diversa, la presenza di elfi al fosso di Helm...) ho trovato delle ottime intuizioni. Per la lettura spirituale di Tolkien faccio riferimento in particolare ad un bel commentario di matrice antroposofica curato da Fabio Montelatici (Tolkien e l'Antroposofia - un dialogo" ed. Il Giardino degli Ulivi, 2012). Secondo me, per un appassionato tolkeniano, dovrebbe essere una lettura fondamentale. Difficile da reperire ma potete scrivermi se proprio non lo trovate (mediatorelementare@gmail.com). In particolare ho trovato molto interessante il paragone tra la Compagnia dell'anello e l'essere umano in formazione e anche aver collegato le diverse razze a forze spirituali corrispondenti sul nostro piano.
Gli elfi vengono associati alle gerarchie angeliche, i nani alle forze eteriche, gli orchi ai demoni distruttivi. In modo meno netto gli hobbit alle forze animiche pure e gli umani alle forze del corpo fisico ma adombrano anche i compiti dell'attuale umanità in evoluzione nella terza dimensione. Negli ultimi film di Jackson ho continuato a ricercare intuizioni sui movimenti spirituali attorno a noi che la prima trilogia svelava dal testo tolkeniano o captava autonomamente anche nei liberi adattamenti. A 60 anni dall'uscita del libro molto è cambiato a tutti i livelli di coscienza del pianeta. Da questi film ho portato a casa:
la certezza che ci sono montagne antiche che devono ancora svelare i loro veri tesori, anche se alcune sono già state violate mentre attendevano in vano i loro legittimi eredi (svegliaaa!!!);
che i mutanti sono una opportunità evolutiva per il pianeta vivente e che devono sforzarsi di rimanere in profonda sintonia con la vita naturale o impazzire in breve tempo diventando autodistruttivi;
che il compito delle forze eteriche e di chi collabora con loro è sacrificarsi per l'ulteriore evoluzione dell'umanità, anche a costo di vedere distrutta la nostra attuale biosfera, non ha senso trincerarsi in presunte fortezze, se non per momentanee ricapitolazioni.
Ho anche riportato un certo numero di conferme di intuizioni tradotti in belle immagini metaforiche come ad esempio l'iniziale ostilità tra elfi e nani che nemmeno l'eroismo e la misericordia degli umani rinnovati (cioè Bard, l'arciere-sagittario) risana: un distacco progressivo tra le antiche forze evolutive spirituali basate sulla gerarchia e le forze elementari ad opera delle forze di separazione (il cui premio evolutivo è però la libertà consapevole e l'amore). I demoni-orchi hanno inoltre corrotto o imparato a dominare alcune forze elementari rappresentatate dai goblin mercenari, antinomia dei nani: non tutte necessariamente le energie elementari sono luminose e costruttive. Poi ci sono i mangiaterra (altro inserimento di Jackson basato probabilmente su un piccolo accenno tolkeniano vedi): le forze demoniache riescono a usare alcune forze telluriche per i loro fini distruttivi. QUui mi piace vedere un bell'accenno ai progetti di geongegneria a scopi militari. Nani ed elfi comunque, di fronte all'attacco di tali forze, figli a loro volta di una logica binaria, ritrovano l'unità proprio nella lotta.
Ho assistito alla proiezioni con un certo distacco, senza grosse aspettative ma più per un senso del dovere tolkeniano. Così ho potuto assaporare la stanchezza di tutte queste stragi, lotte, guerre per quanto in apparenza luminose, eroiche, violente o astute possano essere. Mi annoiavo durante la battaglia, non vedevo più il senso. Sono proprio stufo di alimentare visioni connflittuali, buoni contro cattivi, luce contro tenebra. Nonostante il sapore da duello western ho apprezzato lo scontro tra Thorin Scudodiquercia, re sotto la Montagna, e il generale orco Azog. Le forze eteriche risvegliate dalla seduzione del possesso e dall'illusione di poter restaurare il loro regno mentre tutto brucia e l'umanità compie i suoi "diciotto anni" dimostrando di saper usare, seppur con fatica, gli strumenti che le sono state consegnati per governare il pianeta. Così Thorin guida la lotta senza quartiere, desiderando solo di completare ciò che i suoi antenati non avevano saputo fare: superare le seduzioni del serpente (la separazione dall'insieme) e abbracciare le forze demoniache che irrompono fin nell'eterico. E' un abbraccio mortale, che porta la morte (trasformazione) di entrambe. Lo scontro finale avviene su un lago ghiacciato, punto di contatto tra regno minerale (i cristalli) e la base della vita su questo pianeta (l'acqua).
Mi è piaciuto anche il discorso che Thorin morente consegna a Bilbo (forza dell'anima, capace di arrivare dove nessun nano potrebbe e di sentire intuitivamente ciò che è giusto senza bisogno di autorità esterne o tradizioni cui appellarsi). Se tutti si occupassero con amore della loro casa, ci sarebbero meno guerre. L'ho trovato molto vero. Se ci concentrassimo sul lavoro quotidiano, sulle relazioni col nostro vicino di casa, la qualità dell'acqua che esce dai nostri rubinetti, la bellezza e la salubrità delle nostre dimore, senza alimentare sogni eroici o idolatrie del potere tirannico che alimentano l'ego, dirigeremmo una grande quantità di energia vero la terra e le forze che la custodiscono, ottenendo in modo più quieto, veloce e semplice gli stessi progressi interiori che proiettiamo all'esterno. E' una delle linee guida dei Gruppi di Azione Sul Paesaggio che sto animando (vuoi saperne di più? ecco qua).
Un altro punto che ho apprezzato, ricollegandolo anche alla battaglia finale contro Sauron, è il ruolo e la nettezza con cui intervengono "Le Aquile", ovvero i grandi iniziati dell'Umanità (i Maestri potremmo tradurre dalla lettura antroposofica di Montelatici). Le aquile arrivano proprio quando devono arrivare, fanno ciò che devono e poi se ne vanno. Sembra che per loro non ci sia un vero conflitto ma solo assolvere in modo veloce e diretto il compito che il Destino ha loro affidato per ristabilire l'equilibrio solo nel momento in cui le forze evolutive hanno compiuto tutto ciò che era in loro poter e sembrano soccombere. Allora dall'Alto dei Cieli scendono, rinnovando in questo caso anche l'alleanza con tutti gli animali grazie a specifici intermediari (il rinnovato istaro Radagast, novello druido eremita). Vorrei trovare in me spazio per il volo delle Aquile, imperturbabili, attente, pronte e così è.
Concludo ammettendo che mi sono goduto l'arrivo inaspettato di Galadriel, la splendente ( https://www.youtube.com/watch?v=RqXlzps948I) e il duello tra spiriti dei re negromanti, Elrond e Saruman ancora tinto di bianco. Inaspettato (nel libro non c'è ovviamente) ma coinvolgente. Un regolamento di conti tra le massime gerarchie di luce e oscure che prepara nuovi e inaspettati cambi di schieramento (il tradimento di Saruman e la futura conversione di Gandalf da grigio a bianco). Ora sono alla ricerca di un nuovo linguaggio epico per gli anni a venire, una saga che sta attirnado la mia attenzione è Game of Thrones e forse ne scriverò presto.

venerdì 1 agosto 2014

La fiaba dell'orco

Il lavoro di Tolkien (autore del Signore degli Anelli) ha sconvolto l'immaginario tradizionale degli esseri fatati (nani, elfi, orchi ecc.) costruendo una nuova mitologia (peraltro bellissima ma dualistica) risemantizzando termini e immagini profondamente radicate nella cultura popolare europea. Da qualche tempo sento il bisogno di dare un contributo alla riabilitazione degli orchi. Nell'opera di Tolkien gli orchi nacquero ad opera delle torture che lOscuro Signore inflisse agli elfi catturati: da quei terribili esperimenti nacquero gli orchi fedeli alle forze della distruzione e della violenza. Si presentano come grossi umanoidi, grotteschi, feroci, poco intelligenti e inquadrati in ferrea disciplina in orde militarizzate. Nella saga tolkeniana la dualità dominante tra luce e tenebre porta a polarizzare in buoni e cattivi intere razze(elfi sempre buoni e orchi sempre cattivi), anche se è molto raffinato.
Per fortuna già altri autori hanno tolto la patina dell'orrore dall'antica figura dell'orco. Ironico e carico di richiami cinematografici il trionfante successo di Shrek ha reso l'orco l'eroe moderno, un eroe delle forze sane, selvatiche e oneste ancora in grado di compiere prodezze mentre i paladini a cavallo sono ormai estinti e la loro immagine viene usata a servizio di bellimbusti o uomini di potere per nulla all'altezza. D'altrocanto Shrek riprende alcuni cardini della tradizione e ci presenta un essere forte, più grande di un uomo, solitario e signore della sua terra (in questo caso una palude). Quello che mi propongo qui è un recupero della figura dell'orco nelle fiabe e poi un confronto con gli ascolti elementari che mi sono accaduto di forze che potrei definire "orco".
Percorriamo alcune famose fiabe per raccogliere alcuni elementi sulla figura tradizionale dell'orco prima del terremoto creativo tolkeniano. Pollicino e i suoi fratellini, abbandonati nel bosco dai genitori poveri (forse sono loro i veri orchi???), trovano una casa nel bosco, è la ricca dimora di "un orco che mangia i bambini" e cercano di convincere sua moglie ad accoglierli dicendo "Se non ci date ricovero, non può mancare che stanotte stessa non ci mangino vivi i lupi del bosco. Se così dev'essere, meglio è che ci mangi il signor Orco; può anche darsi che abbia pietà di noi, se voi vi compiacerete di pregarlo". Insomma meglio l'orco del lupo. Molto interessante parlando di immaginario. L'orco è meno selvatico del lupo e potrebbe avere pietà. Cosa che non sarà. L'orco fiuta subito la carne di bambino che ama molto (più del manzo e dei montoni che l'orchessa gli ha preparato), ma solo l'astuzia di Pollicino salverà i 7 fratellini sacrificando al loro posto le 7 figlie dell'orco. Pollicino inoltre riuscirà anche a rubare all'orco spossato dall'inseguimento gli stivali magici delle sette leghe (delle 30 miglia nella fiaba di Perrault).

L'orco di Dozza (BO)

Il famoso Gatto degli Stivali deve vedersela nel finale con un terribile orco, sapiente mago e capace di mutare forma in qualsiasi animale. Contando sulla sua vanità il gatto riesce a raggirarlo e si impossessa del suo castello e delle sue terre in favore del suo giovane padrone. Assimilabile all'orco sembra anche il ricchissimo gigante che vive in un castello sulle nuvole della fiaba Jack e i fagioli magici. Nella fiaba raccolta dai fratelli Grimm "i tre capelli d'oro dell'orco" veniamo a conoscere di più sull'orco raggirato, ancora una volta, dalla sua stessa nonna a favore del giovane eroe. L'orco, oltre ad amare il buon cibo e il vino, è molto sapiente ed è presentato come "il signore della valle", riesce a rispondere alle tre difficilissime domande ed ha i capelli d'oro. Tutti questi orchi si assentano durante il giorno e tornano nella loro dimora di notte dove vengono serviti da una moglie, nonna o serva. C'è una forte connessione tra orchi e oro, inoltre sono circondati da oggetti magici e sanno molte cose perchè pare che viaggino in lungo e in largo nelle terre dove vivono. Gli orchi sembrano anche essere collegati con le energie primarie, selvatiche. Infatti vivono in posti solitari (foreste di solito) di cui sono "i signori". Questo è un titolo molto interessante. Cito a questo proposito quel passo in cui S.Paolo dichiara apertamente (lettera ai Corinzi 8, 1-13) "anche se vi sono cosiddetti dei sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti dei e molti signori". Ovvero potenze non umane ma con un certo grado di potere, ad esempio su un territorio specifico come gli orchi in questione.
In Trentino c'è un incredibile arco di pietra naturale, denominato "ponte dell'orco". Qui si narra la leggenda di un pastore si perde col gregge per la nebbia tra i monti e si trova davanti a un precipizio. Gli appare un orco che gli propone uno scambio: lo farà tornare a casa sano e salvo se gli venderà l'anima: il pastore affranto accetta, allora l'orco crea il ponte di pietra che permette al pastore con tutto il suo gregge di tornare a casa ma, qualche tempo dopo, il pastore scompare per sempre. Di nuovo l'orco si presenta come il signore di una terra selvaggia e montuosa, capace di vere e proprie magie. Però qui la figura è stata demonizzata, equiparata al diavolo tentatore a testimonianza di quel processo terribile di persecuzione dei legami col mondo elementare e selvatico portato avanti dalla corrente centralizzatrice della Chiesa autoritaria (al contrario di quella umile e sincretica testimoniata da S.Francesco e altri).
Proprio in Trentino sono entrato in contatto con una forza elementare che potrei definire "orco". Si trovava bloccata dentro una piccola caverna, obbligato da qualche vecchio divieto. Quando ha cominciato a riprendere confidenza col suo territorio e ha annusato tutti i cambiamenti accaduti a Valle è stato preso da un moto di rabbia e disgusto, preferendo volgersi verso il monte. Quello è il suo compito ora, difendere ciò che ancora di selvatico e vitale c'è perchè possa nascere un nuovo equilibrio. C'era molta forza in quella presenza ma ora avrà un bel daffare ad aggiornarsi ai tempi, come me d'altronde che tanto spesso desidero poter far tornare indietro questi tempi folli e vertiginosi ad equilibri più quieti e selvosi. Dato che questo non è possibile dovrò mettere piedi di cervo e imparare a balzare oltre gli ostacoli e le barriere con cui l'uomo si sta sempre più separando da tutti gli esseri visibili e invisibili che vivono e rendono viva la Terra condannandosi alla solitudine, alla disperazione ed alla devastazione della biosfera. Buona corsa a tutti!

Link ai testi delle fiabe:

La fiaba dei fratelli Grimm i tre capelli d'oro dell'Orco: http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe-classiche/fratelli-grimm/227-capelli-oro-orco.html

L'orco di Pollicino raccontata da Perrault http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe-classiche/charles-perrault/529-pollicino.html

L'orco di Jack e il fagiolo magico http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1183-giacomino-fagiolo-magico-.htmlhttp://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/1183-giacomino-fagiolo-magico-.html

Il gatto con gli stivali http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/audio-fiabe/1351-gatto-stivali-audio.html

Sul ponte dell'orco in trentino http://www.magicoveneto.it/valsugan/Strigno/Ponte-Orco-Ospedaletto-Valsugana.htm

venerdì 21 febbraio 2014

Gli Elfi della Brenta

Pochi ormai hanno dimestichezza col piccolo mondo degli elfi, quelli veri, non quelli della letteratura (fantasy o tolkeniana ad esempio). Per elfi intendo quei piccolissimi esseri elementari, che di solito si manifestano collettivamente, che si prendono cura dei prati, delle erbe, che amano vivere nei prati alti e ricchi di essenze, si dondolano nel vento e cantano con le rane d'estate e di notte al chiaro di luna. Questi canti a volte vengono intessuti insieme a quelli di una fata in particolari cerchi vicino ad un albero deputato a queste speciali feste. Al loro lavoro prezioso è dedicata questa storia.

Era l'alba del 13 maggio 1503 e gli elfi si stavano stiracchiando tra le erbe alte accanto al fiume dove avevano dimora. Ben presto però furono presi da una strana inquietudine. Silenzio. Un forte silenzio regnava tutt'attorno. Dov'era la cara voce della Brenta che li cullava di notte e li allietava di giorno? Gli elfi balzarono all'unisono verso la riva e restarono ammutoliti e confusi. Il fiume era ridotto ad un rigagnolo flebile nel letto limoso che di solito riempiva completamente. Cos'è accaduto? Brenta cosa ti succede?

Come spesso fanno nei momenti di difficoltà gli elfi si unirono in un veloce canto per chiamare la fata che si occupava di quell'area, negli ultimi tratti del fiume prima di sfociare in laguna, proprio in vista di Venezia. Anche la fata era si era appena risegliata nel suo splendore ai primi raggi di sole. Appena si rese conto dell'accaduto cedette, cosa grave per una fata, ad un gran rabbia e disse che doveva essere colpa degli esseri umani, che da mesi scavavano la terra e tagliavano alberi per costruire argini e strangolare il fiume. L'aura lucente e azzurrina della fata cominciò a essere attraversata da lampi rossi e un velo di grigio si diffuse mentre si precipitava a vendicarsi facendo dispetti a tutti gli umani che incontrava, imbizzarrendo i cavalli, facendo inciampare le persone, facendo volare via cappelli e fazzoletti lontano sulle cime degli alberi.

Gli elfi restarono per un momento delusi ma poi si riunirono e decisero che avrebbero chiesto alla Brenta stessa di spiegare cosa le era successo. La voce del fiume però era così debole che dovettero aiutarsi con delle cannette palustri, chiedendo di abbassarsi fino a sfiorare il rigagnolo d'acqua. La Brenta sussurrò che le avevano sbarrato il corso con pali e terrapieni a Dolo che stavano portandole via la sua acqua. Gli elfi decisero di mettersi in cammino verso Dolo per cercare di aiutare l'amica Brenta. Chiamarono l'airone cinerino spiegandogli l'accaduto e quello si propose di portarli in volo per far prima.

Tra le case di Dolo gli uomini erano all'opera: falegnami, muratori, ingegneri stavano allestendo delle chiuse mentre il corso del fiume veniva deviato in un canale dritto dritto che si perdeva verso sud. L'airone deposito i piccoli amici nei pressi dello sbarramento ma in tutto quel via vai nessuno sembrava vederli o interessarsi a loro: asini e carri portavano carichi di terra, sassi e legname che veniva poi scaricato e messo in opera da squadre di operai. Solo un giovane garzone notò i piccoli esseri, affascinato e stupito. Gli elfi se ne accorsero e, invece di scomparire come sanno ben fare, si diressero verso il ragazzo, che si chiamava Cristoforo e gli chiesero in coro cosa stava succedendo e perchè avessero tolto l'acqua al fiume.

Ancora più sorpreso Cristoforo cominciò a guardarsi intorno per vedere se qualcun altro si fosse accorto del prodigio ma tutti continuavano intenti il loro lavoro. Gli elfi cantarono il loro disappunto e la debolezza della loro amica Brenta, ridotta a un filo d'acqua. Allora il ragazzo si sedette per terra un un posto appartato e, nascosto da una botte perchè nessuno lo vedesse parlare da solo, spiegò che la Serenissima Repubblica aveva deciso di deviare il corso delle Brenta fuori dalla laguna, perchè non portasse altri detriti. Aveva quindi ordinato ai suoi ingegneri di scavare un nuovo corso del fiume, dotato di argini, per portarlo al mare passando a sud della laguna, dalle parti di Codevigo.

Gli elfi restarono loro increduli questa volta. Se il buon Dio creatore e i suoi angeli avevano disposto così il fiume perchè l'uomo doveva ora deviarlo? Gli esseri umani avevano l'incarico di custodire il pianeta ma si erano consultati con gli angeli? Pareva proprio di no, come se pensassero di vivere in questo mondo da soli! Gli elfi decisero di andare, con l'aiuto dell'airone cinerino, fino a Codevigo e chiesero al giovane Cristoforo di accompagnarli per poter fare da interprete con gli altri umani. Il ragazzo arrossì di curiosità e imbarazzo. Come avrebbe potuto lui seguirli mentre loro volavano.

Gli elfi si avvicinarono alle acque vorticose della Brenta respinte dallo sbarramento e chiesero al fiume di aiutarli a rimpicciolire Cristoforo per poterlo portare con loro. La Brenta consentì e le sue figlie anguane distillarono una goccia d'acqua simile ad una perla azzurra. Una delicata mano femminile, dalle lunghe dita, uscì dall'acqua e la porse a Cristoforo che, ormai soggiogato dall'incanto, la prese e la ingoiò. In men che non si dica diventò piccolissimo e gli elfi lo portano in trionfo dall'amico piumato per sistemarlo al posto d'onore proprio all'attaccatura del collo dell'airone.

Cristoforo ammirò dall'alto i paesaggi che da anni percorreva, come garzone di un cartografo, per misurare, disegnare, verificare. Vide le campagne, le case, il fiume, i boschi, la laguna scintillante e laggiù Venezia. Arrivarono nei pressi di Codevigo seguendo il nuovo corso rettilineo del fiume. Gli argini alti e spogli venivano consolidati da altri operai. L'Airone atterrò poco lontano dall'abitato. Gli elfi, dopo una breve consultazione, chiesero a Cristoforo di intercedere per loro, visto che la loro fata li aveva abbandonati per la rabbia. Il ragazzo sembrava non capire: cosa avrebbe dovuto fare?

Gli elfi si guardarono tra loro delusi. Poi si decisero a suggerirgli che doveva pregare il Signore Gesù Cristo per chiedere aiuto su come risolvere questa situazione complicata. Cristoforo acconsentì un po' dubbioso in cuor suo di poter davvero essere utile. Le anguane gli porsero un'altra goccia cristallina colore verde che lo fece tornare alle sue normali, non enormi, dimensioni. Cristoforo si avviò verso la chiesa del paese ma arrivato al campanile notò una bella statua di Gesù in cima alla torre campanaria. Allora si inginocchiò e dopo avere recitato un pater chiese confusamente aiuto impegnandosi a rispettare i fiumi e che tutti gli esseri che vivevano attorno, anche quelli più minuscoli. Si sentì avvolgere da una presenza rassicurante e morbida come di due morbide ali e la statua, lassù, sembrò per un momento smuoversi e sorridere.

Poi un rapido bagliore discese verso Cristoforo: era l'angelo custode del fiume. Eh sì. pochi si ricordano che non solo gli esseri umani hanno un angelo custode ma anche tutti i fiumi e altri elementi ancora. L'angelo sorrise radiante e col pensiero comunicò a Cristoforo la sua benedizione e la sua gratitudine per averlo convocato. Poi si mise all'Opera secondo la Volontà che gli veniva ispirata. Per rispetto alla libertà umana accolse il cambiamento del corso del fiume. Consolò gli elfi e creò per loro un nuovo bellissimo villaggio in un canneto vicino a Codevigo. Parlò con la Brenta, la benedisse e la placò. Poi si volse verso Cristoforo e per ringraziarlo foggiò un copricapo di seta blu che non si sarebbe mai usurato e si sarebbe adattato alla sua testa crescendo. "A te Cristoforo Sabbadino dono questo cappello che ti permetterà sempre di vedere e parlare con tutti gli esseri invisibili che si occupavano del paesaggio perchè tu possa intimamente comprenderlo e proteggerlo".

Poi l'angelo si fermò. Sorrise e staccò una candida piuma dalla sua ala sinistra. La offrì all'airone cinerino che la accolse rispettoso: gli sarebbe servita per volare dritto nell'alto dei cieli quando si fosse stancato della vita terrena. Con un ultimo bagliore salutò tutti lasciando intendere che aveva ancora un compito importante da svolgere. Vi ricordate la fata arrabbiata? Beh stava seminando il putiferio tra gli abitanti della zona. L'angelo raggiunse la fata, sempre più scura e imbruttita dalla rabbia e da piacere che le procurava provocare guai sempre più grossi e pericolosi per le sue vittime. L'angelo le chiese di tornare ai suoi compiti e di perdonare gli esseri umani, rispettandone la liberà.

La fata si rifiutò sdegnosa. Al che l'angelo, ascoltando la Volontà del suo Signore, avvolse la fata e la accompagnò fino a una ricca dimora veneziana dove una donna della famiglia Foscari stava partorendo. Appena in neonato uscì dall'utero l'angelo costrinse la fata arrabbiata a incarnarsi in quella bambina per imparare a rispettare gli esseri umani, sperimentandone la difficile condizione. E quella bambina divenne una donna irascibile. I suoi genitori la relegarono allora nella villa che avevano costruito vicino al nuovo naviglio Brenta. Per anni visse in una ala riservata, con un giardino incolto dove nessun giardiniere aveva il permesso di tagliare un solo filo d'erba. Per il suo carattere inquieto tutti la soprannominarono la Malcontenta e il nome poi passò alla villa.

Se questa storia dedicata alla Brenta ti ha incuriosito forse ti piacerà il mio libro "La Forma dell'Acqua: pellegrinaggio a risalire la Brenta 2012" (vedi la scheda)

venerdì 24 gennaio 2014

I Nani di Chioggia

Durante le attività in piazza dell'Associazione Amico Giardiniere è arrivato a Chioggia, su invito del liutaio Enzo Guido, un nano del regno di Altaguardia in Valcamonica. Erano secoli che i nani non scendevano da quelle montagne fino al mare. Si erano oramai rassegnati a essere ignorati dagli umani. Il nano, di nome Oin, ha portato con sè anche una pergamena con una storia sorprendente su un'antica comunità nanesca che si era trasferita qui ai margini della laguna oltre 2500 anni fa.
Avete mai notato quanti siano i chioggiotti di bassa o bassissima statura? E il loro amore per le attività artigianali? Le famose pipe? E le conoscenze tecniche della famiglia Dondi che realizzò un orologio meccanico nel 1300? Tutti questi aspetti, incluso un carattere un po' burbero, sono da ricondurre proprio ai rapporti con quella colonia nanesca. Da quello che sono riuscito a decifrare dalla pergamena tutto ebbe inizio all'epoca dei commerci degli Etruschi in queste zone. A caccia di rame e ferro si erano spinti fino in Valcamonica. Uno dei loro lucumoni (i 12 capi etruschi, scelti tra alcune nobili famiglie) aveva convinto il regno di nani di Altaguardia, mostrando le ricche mercanzie, a mandare un gruppo di artigiani all'emporio che sorgeva qui, all'estuario del Bacchiglione.
Furono scelti 12 abili artigiani, ognuno con una diversa specializzazione, e un promettente e giovane nano garzone, che tutti chiamavano Prontolo per la velocità con cui rispondeva alle richieste o ai comandi. I nomi naneschi sono lunghissimi, aspri e quasi impronunciabili e quindi rinuncio a darvene conto. Così avvenne che i tredici nani si stabilirono con le loro fucine nell'emporio etrusco dove navi dall'oriente, carovane paleovenete e celtiche si incontravano nella bella stagione a barattare i loro prodotti.
La figlia del lucumone era la bellissima Clodia, minuta e mora, con lunghissimi capelli che sfioravano i fianchi. Tutti i nani rimasero colpiti dalla sua bellezza ma nessuno mai dava peso alle loro serissime intenzioni di accasarsi. Ma il fumo delle fucine dei nani, i crogioli dove il rame, lo stagno e il ferro prendevano forme armoniose veleggiando verso Nord attirò l'appetito di uno dei peggiori nemici dei nani: un temibile drago. L'enorme creatura si scosse e iniziò a fiutare e sbattere le ali, generando venti di tempesta e indirizzando nuvole cupe per terrorizzare le sue prede.
Il lucumone terrorizzato dall'improvvisa ira delle divinità celesti si rivolse ai nani per ottenere consiglio e aiuto. Dove sapere infatti che i nani sono molto longevi, vivono anche per trecento anni e quindi sono molto saggi e ricordano cose che gli umani, nelle loro brevi e frettolose vite, spesso non fanno in tempo a capire. I nani spiegarono che era imminente l'arrivo di un drago e che se ne sarebbero andati. Il lucumone li scongiurò e anche la bella Clodia piangendo li supplicò di aiutare la sua gente. Allora i tredici nani tennero consiglio e decisero che avrebbero aiutato gli etruschi nella lotta, ma che Clodia avrebbe dovuto scegliere in marito uno di loro. Dolcemente la ragazza sorrise e a malincuore suo padre accettò.
I nani si misero all'opera, ciascuno nel suo laboratorio. Prontolo che non ne aveva uno rimase chiuso fuori e si mise a vagare in cerca di qualcosa di prezioso da donare. Il mattino dopo, mentre il vento di tramontana, spinto dal drago, raggelava fuori stagione tutta la regione gli artigiani naneschi si presentarono coi loro doni. Uno aveva forgiato una bella spada, l'altro uno scudo lucente, un altro ancora un campana che avrebbe avvisato dell'arrivo del drago o di altri pericoli. Seguirono una cintura ornata di pietre preziose, una pipa modellata col viso dolce di Clodia e altri doni ancora. Clodia ammirava ogni cosa e faceva apprezzamenti ad ogni nano ma non sapeva decidersi.
Ed ecco arrivare di corsa Prontolo. Il nostro giovane nano portava il suo dono: una conchiglia di garusolo (un mollusco con una particolare casa a spirale) legata con un sottile filo d'argento a mo' di collana. Quando la vide Clodia divenne raggiante e abbracciò il giovane nano tra lo stupore dei suoi più anziani ed esperti compagni. Il cielo si faceva sempre più cupo e la campana magica si mise a suonare per avvisare dell'arrivo del drago. Tornati nelle loro fucine i nani si riunirono attorno al giovane Prontolo e lo armarono da capo a piedi, tanto che quasi non riusciva a muoversi. Poi lo benedissero e lo spinsero sullo spiazzo al centro delle casupole.
Il cielo era nero, percorso da veloci lampi e dal battito delle ali del drago. Prontolo si fece coraggio pensando al sorriso di Clodia. Poi il drago fu su di lui in picchiata verso la prima facile preda. Prontolo alzò lo scudo e in quel momento un raggio di intensa luce blu penetrò all'improvviso tra le nubi dense. Si riflesse sullo scudo e sulle pietre preziose andando poi a colpire il drago che ne restò accecato. Attterrò malamente e cominciò a incendiare e fracassare ogni cosa, alzando fumo e polvere alla cieca. Prontolo attese il momento migliore e poi si arrampicò dalla coda fino alle spalle del drago. Da lì iniziò a menare fendneti con la lama affilatissima.
Il drago comprese di essere in grave pericolo e, come fanno quelli della sua razza di fronte a potenze maggiori, si arrestò e chiese di essere risparmiato in cambio dei suoi servizi. Prontolo accettò e allora gli altri nani sbucarono fuori dalle macerie e iniziarono a legare il drago. I vecchi artigiani nani usarono il drago per scavare una città sotterranea, inespugnabile, dove ricostruirono le loro fucine, attive ancora oggi ma ormai dimenticate. Prontolo invece si sposò e da allora una linea di sangue misto mezzo nano scorre nelle vene della gente di queste terre. Per sostituire l'emporio devastato una nuova cittadina fu costruita, su un'isola riparata, che fu prese il nome della giovane Clodia, oggi detta Chioggia. Ah sì... un'ultima curiosità. Il luogo della lotta col drago è oggi contrassegnato da una antica chiesa, quella dedicata a S.Michele Arcangelo a Brondolo. Il colore del raggio dell'arcangelo è il blu profondo ed è il primo raggio, quello che spinge ad agire secondo la fede nella giustizia divina e non la convenienza del mondo.