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martedì 17 ottobre 2017

Le parole sono importanti: tagliare non è potare!

Col declino dell'autunno aumenta la voglia di riordinare i giardini e provvedere alle potature di contenimento. E' presto, troppo presto! Bisogna aspettare il riposo vegetativo delle piante e anche altre condizioni favorevoli di cui parleremo in un altro contributo. La potatura è una delle pratiche colturali che ci permette di interagire con lo sviluppo delle specie legnose (alberi o arbusti che siano). Può servire a indirizzare la crescita della pianta, ridimensionarla, renderla più sicura rispetto alla spinta del vento.

Ma dobbiamo ricordare che la potatura è anche un intervento invasivo che provoca ferite all'albero e apre la strada a patogeni. Insieme alle ardue condizioni della vita in città (errato impianto, terreni poveri, calpestio, inquinamento) gli interventi di potatura errata sono la principale causa di degrado e morte delle alberature in contesto urbano. Ricordatevi sempre che potando state ferendo un essere vivente, quindi fatelo con la massima coscienza.

Il verbo "potare" o peggio ancora “tagliare” (che include concetti dall'abbattere al potare) è abusato e poco chiaro. Potare implica una volontà precisa da parte dell'operatore di arrivare a un certo risultato, competenza e strumenti adeguati. Potare = ragionare sull'architettura e la fisiologia dell'essenza. Tagliare invece è generico, si taglia il pane, il salame, la corda... si divde qualcosa con una lama senza doverne conoscere affatto la struttura o la fisiologia.

Secondo Peter Klug (autore di un utile manuale) si distingue:

1+potatura di allevamento o di formazione: serve a direzionare la crescita dei giovani alberi in vivaio o nei primi anni di messa a dimora. Poi i turni di potatura si allungano da annuale a triennale o più a seconda degli spazi disponibili e della salute dell'esemplare.

2+cura della chioma: intervento mirato a favorire lo sviluppo equilibrato dell'albero, prevenendo sviluppi indesiderati (si rimuovono rami secchi, codominanti, succhioni, rami squilibrati o danneggiati)

3+diradamento della chioma: si riduce il numero di rami piè esterni praticando dei tagli di ritorno, si applica in caso di alberi che non siano in grado di alimentare la chioma e precede un'eventuale riduzione. Qui sopra vediamo il cedro atlantica glauca della prima foto dell'articolo dopo la pulizia dei rami secchi e un forte diradamento.

4+riduzione della chioma: si riduce l'intera chioma, si usa in caso di problemi di sicurezza o età avanzata dell'albero. Si evitano tagli di grandi dimensione mantenendo la struttura delle branche principali dell'albero. Si rimuove al massimo il 30% della chioma.

5+Capitozzatura: riduzione severa della chioma con tagli di grandi dimensioni. E' un intervento da riservare solo a casi di emergenza ma purtroppo è ampiamente e praticato da persone senza alcuna preparazione professionale per le normali potatura. Spesso produce alberi brutti, con una vita notevolmente ridotta e che produrranno (se sopravvivono) nugoli di ricacci disordinati e instabili che richiedono poi nuove potature. Il 5% delle piante muore entro 2 anni.

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sabato 23 settembre 2017

Giornate di formazione coi Giardinieri BioEtici

I Giardinieri BioEtici mirano a formarsi continuamente e per questo i nostri giardinieri sono tenuti a seguire almeno due seminari di aggiornamento all'anno. Queste giornate tecniche di full immersion sono itineranti ovunque ci sia richiesta. Sono state organizzate a Padova, Vicenza, Verona, Urbino e il prossimo ottobre ci sarà la prima giornata tecnica a Roma. I temi toccano i fondamenti della professionalità del giardiniere, le tecniche compatibili con un approccio "bio+logico", le novità e i prodotti da provare. Il taglio è operativo anche perchè i formatori sono solitamente giardinieri esperti o persone del settore con cui è possibile instaurare durante tutta la giornata un rapporto diretto dialogando su problemi professionali e domande applicative.

Giornata tecnica a Roma, domenica 8 ottobre 2017

LA GESTIONE DEGLI ALBERI NEI GIARDINI, CON APPROFONDIMENTI SU PALME E PINI

Relatori:

dott. Francisco Merli Panteghini, Giardiniere BioEtico, formatore e potature di lungo corso
Maurizio Cipriani, membro del capitolo SIA Lazio, arboricoltore esperto di palme
Luigi Pirozzi, agrotecnico, Giardiniere BioEtico, responsabile del servizio di giardinaggio dei Vivai Cassia

Per il programma dettagliato, costi e la location scrivere a info@amicogiardiniere.it o chiamare Francisco Panteghini al 328 7021253

Temi trattati: approccio alla potatura, fini dell'intervento e tipi di potatura, fasi fenologiche e reazione dell'albero, potature sul verde, corretto impianto, anticipazione della crescita dell'albero, cenni alla tecnica VTA e al riconoscimento funghi. Approfondimento sulla scelta, gestione, cura delle palme con particolare attenzione alla lotta al punteruolo rosso e poi sui pini, il loro apparato radicale, approcci alla potatura, metodi di lotta alla processionaria e al bostrico.

Iscrizioni entro il 2 ottobre 2017 scrivendo a info@amicogiardiniere.it o chiamando Francisco Panteghini al 328 7021253

Il programma aggiornato è su www.giardiniere.bio

Giornata tecnica a Verona, domenica 25 novembre 2017

LA PROGETTAZIONE DI GIARDINI, AIUOLE E BORDURE NELLA VISIONE DEL GIARDINAGGIO BIOETICO

Relatori: Simone Fenio, fondatore dei Giardinieri BioEtici, la progettazione nella visione del giardinaggio bioetico
Andrea Iperico, Giardiniere BioEtico, il dry garden e altre opportunità per giardini a basso impatto ambientale
dott. Francisco Merli Panteghini, Giardiniere BioEtico, il bird garden

Per il programma dettagliato, costi e la location scrivere a info@amicogiardiniere.it o chiamare Francisco Panteghini al 328 7021253

Temi trattati: elementi e tecniche di progettazione, esame di progetti, la scelta delle essenze, uso di rampicanti, le siepi miste, bordure e uso di erbacee perenni, prati fioriti, camminamenti e aree di sosta, alberature, dry garden, bird garden, orti sinergici e frutteto nel giardino.

Iscrizioni entro il 19 novembre 2017 scrivendo a info@amicogiardiniere.it o chiamando Francisco Panteghini al 328 7021253

Il programma aggiornato è su www.giardiniere.bio

domenica 20 agosto 2017

Gioire e soffrire con la Terra

Sapevo che prima o poi un giorno come questo sarebbe arrivato. Da anni il desiderio di mettermi a lavorare sulla terra cresce inesorabile. Ancora ad un livello hobbistico e con tante cose da imparare, ma la strada è segnata e si arricchisce ogni anno. Non dipendo economicamente dal mio piccolo campo e anzi a fare i conti la perdita è netta. Ma è un altro tipo di bilancio e di esperienza quella che cerco, almeno per ora.
Coltivare la terra è coltivare se stessi. E' una disciplina che ti offre continue lezioni. Se qualcuno ha difficoltà a comprendere la legge del karma forse coltivando qualche anno un orto potrebbe farsi qualche idea in più. Raccogliendo e riseminando i propri semi, imparando a progettare e programmare, lavorando il terreno e lottando con le erbe infestanti a cui la disattenzione, i giorni di pioggia o altri impegni hanno concesso troppo spazio.
Le soddisfazioni sono molte: visibili nei frutti raccolti, nel capire se sei intervenuto al momento giusto, nelle forme che hai realizzato, nel contenimento di malattie e parassiti. E dopo la raccolta si apre l'altrettanto appassionante ma anche impegnativa fase di trasformazione e conservazione dei prodotti: salsa di pomodoro, verdure sott'aceto, conserve.
Poi arriva una tempesta, come quella di ieri e ti devasta tutto: grandine a secchiate, vento e pioggia per un'ora si scatenano nel tuo orto e non ti resta che contemplare i resti delle tue piante, perchè ormai le senti profondamente tue. Ieri mi aggiravo stordito, tra il curioso e l'inorridito, per il campo colmo di ristagni d'acqua, piante maciullate, frutti ammaccati. Mi pareva di visitare il campo di battaglia nell'ora del soccorso, senza saper bene cosa fare, compartecipe di tanto strazio. Non ho pianto, ma forse sarebbe stato più semplice e saggio farlo. Invece sono rimasto bloccato con la schiena, forse per la troppa tensione.
Per un momento ho preso seriamente in considerazione l'ipotesi di mollare tutto, chiamare un trattore, far girare tutto e salutare i gentilissimi padroni di casa che mi hanno affittato il terreno e sostenuto. Ma questa passione è più forte e vuole vivere ogni aspetto delle relazione con la Terra, gioire e soffrire insieme e poi maturare esperienza e diventare saggio come il mio ottantenne vicino che ne ha viste tante e domani farà la conta dei veri danni, tratterà con verderame e con tranquillità ripianterà quel che si può, accettando la perdita come un evento naturale che prima o poi doveva succedere. Amare significa anche questo, ed è questo linguaggio che voglio imparare ogni giorno di più. "Io lo so che non sono solo anche quando sono solo. E rido e piango e mi fondo con il Cielo e con il Fango... che l'unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente: la passione che fa crescere un progetto, l'energia che si sprigiona in un contatto..."